USA-Pakistan-Afghanistan: una prospettiva globale – Johan Galtung

Signore e signori, innanzi tutto, grazie all’ American Muslim Association Foundation per aver organizzato un forum su questa materia controversa nel cuore stesso di Washington!

Mi avete chiesto di presentare una prospettiva globale in questo gruppo di lavoro, tenendo conto delle dimensioni spazio e tempo, quasi un approccio einsteiniano. Vedendo il mondo dall’alto, cinque tendenze fanno da sfondo, da contesto, per questo tema: la caduta dell’impero USA; il de-sviluppo dell’Occidente; il declino del sistema degli stati a favore del nazionalismo dal basso e del regionalismo dall’alto; l’emergere del “Resto del mondo”; e l’emergere della Cina.

E poi, avvicinandoci verso la terra, vediamo quei tre attori principali e un enorme numero di attori secondari in un abbraccio mortale, così ben descritto da Ahmed Rashid nel suo libro Pakistan on the Brink: The Future of America, Pakistan, and Afghanistan. Esaminiamone alcuni aspetti.

Vediamo una ferita di 2.500 km che divide la regione dei Pashtun, 40 milioni, tra Afghanistan e Pakistan lungo la linea tracciata nel 1893 da Durand, un imperialista inglese sgretario degli esteri dell’ “India britannica”. Quindi, i Pashtun che attraversano questa linea di confine non entrano in un “rifugio sicuro”, ma sono a casa. Il “trattato” era in inglese, che l’emiro afghano non conosceva. Un altro firmatario era il sovrano del Baluchistan, in seguito invaso e incorporato nel Pakistan. I Pashtun non furono inclusi.

Avvertiamo la reificazione statunitense degli stati rappresentati nella mappa convenzionale del mondo, come nel caso dei due di cui abbiamo parlato. Sì, essi hanno dei governi che rappresentano più o meno la popolazione, non solo l’1%, e hanno, più o meno, o niente affatto negli stati falliti, presidenti e primi ministri. Ma essi gettano un velo su mappe più importanti di nazioni, più significative oggi dato il declino degli stati. E mappe di civilizzazioni, come gli arabi, i mussulmani, i cristiani, gli ebrei. Non solo i mussulmani hanno il dilemma di chi sono io, un cittadino di uno stato secolare membro del sistema degli stati, oppure un credente in una fede, la umma per i mussulmani.

Vediamo le preoccupazioni del Pakistan: divisioni interne tra nazioni, e il conflitto con l’India, soprattutto, ma non solo, per il Kashmir.

Vediamo le preoccupazioni per l’Afghanistan: altre invasioni, occupazioni, conquiste, da Alessandro il Grande ai Mongoli alle tre invasioni inglesi, a quella sovietica e ora all’invasione USA-NATO in una coalizione a guida USA; con pretesti diversi. Come quello di nascondere la ricerca di una base vicina alla Cina (Bagram), e per il petrolio dal Caspio all’Oceano Indiano, sotto il pretesto che l’ 11 settembre sia venuto dall’Afghanistan in generale e da bin Laden in particolare; senza mostrare nessuna prova pubblica di questa tesi.

Vediamo gli USA commettere lo stesso elementare errore di nuovo e di nuovo: il nemico del mio nemico è il mio amico; lavorando bene su alcuni temi, ma anche questo amico ha alcuni punti nella sua agenda. Usare bin Laden per battere i sovietici, ma forse lui stava lottando contro il secolarismo in generale, non solo quello di tipo sovietico? Usare il Pakistan per battere gli islamisti sul loro stesso terreno, ma forse al primo punto della loro agenda c’è la sconfitta dell’India nella influenza sull’Afghanistan, e quindi la protezione di Pashtun, Taliban e ospitare il nemico chiave bin Laden? Andando a una guerra de facto, con i servizi segreti pakistani, l’ISI (Inter Service Intelligence) presi di sorpresa dall’ordine di Obama all’US SEAL (SEa, Air and Land forces , sono le forze speciali d’élite della marina USA, ndt) di eseguire un assassinio extra-giudiziale sulle loro terre.

E nello sfondo la bomba islamica di Ali Bhutto, che si aggiunge a quelle evangelica, anglicana, cattolica-secolare, ortodossa, confuciana, giudaica e hindu, in competizione per una onnipotenza di tipo divina. L’obiettivo di Israele, eliminare questa bomba, e fermarne una in Iran, diventa l’obiettivo degli USA. La coda che muove il cane. In parte, ma ancora più importante è il modo con cui questi due paesi sono venuti alla luce: prendendo la terra di qualcun altro in nome della loro fede; uccidendo, espellendo gli abitanti in esilio o nelle riserve. Anche la storia molto più lunga dell’India può essere letta in questi termini. Forse è una ragione per l’alleanza USA-Israele-India in questa area: se uno di noi cade dalla illegittimità così fa l’altro? Bene, essi non sono gli unici; basta guardare a gran parte dell’America Latina.

Che cosa dire sulle relazioni USA-Pakistan? Agende che coincidono solo su alcuni punti e divergono ampiamente su altri li porteranno da un conflitto all’altro come hanno fatto per uno o due decenni. Ma Afghanistan, e Pakistan in generale e ISI e l’esercito in particolare, usano anche gli USA come una vacca da latte – il Pakistan per la bella cifra di circa 3 miliardi di dollari all’anno.

Qualche vacca. Questi sono gli anni delle vacche magre, non di quelle grasse. Il latte è stampato, arriva sotto forma di buoni, e vecchie armi. Comunque, non una relazione duratura, e ancor meno in Afghanistan dove essi hanno creato un esercito e una polizia per trasferire il latte. Non è strano che i partner più o meno volenterosi degli USA e i civili USA cooperino per stabilire un dialogo con i Taliban e per gettare un amo, mentre i militari USA dicono “dateci solo ancora X anni in più e li batteremo”, con i droni e i SEAL.

USA e NATO si ritireranno e le ossa dell’impero USA sranno bruciate sul suolo afghano. Forse anche quelle della NATO. Questo gioco non offre nessuna soluzione.

Torniamo alle grandi lineee che si stanno aprendo: il potere si sta muovendo verso sud e verso est, costruendo federazioni e regioni. Probabilmente il Pakistan potrà sopravvivere solo come una federazione con un’autonomia molto grande delle parti, e come parte di una comunità dell’Asia Centrale con otto vicini mussulmani. Quanto più saranno aperti i confini tanto più verrà sanata la ferita di Durand, non con il Pakistan o l’Afghanistan che si impossessano di territori di altri, o con un nuovo Pashtunistan, ma più creativamente. E la regione sarà più interessata ad avere buone relazioni con la Cina – che già possiede enormi riasorse in Afghanistan- che con gli USA.

E gli USA? Si spera che si ritirino prima che la guerra con il Pakistan diventi più calda. In modo analogo, il fato dei tempi. Forse una regione del Nord America. Oppure una civilizzazione USA-Israele-India, con tutti i problemi che comporterebbe? Una vera federazione di WASP (White Anglo-Saxon Protestant, Bianco Anglo-Sassone Protestante, ndt) e di nazioni dominanti negli USA? Una conferenza con il Pakistan per scambiare esperienze, e confrontarsi sui vecchi tempi 2001-2014? Chi lo può sapere?

Quando manca l’amore, è meglio separarsi. O anche divorziare.

 

23 Aprile 2012
Traduzione a cura del Centro Sereno Regis

Titolo originale: USA-Pakistan-Afghanistan: A Global Perspective

http://www.transcend.org/tms/2012/04/usa-pakistan-afghanistan-a-global-perspective/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *