Carlo Lupo. Pastore, poeta, uomo di pace – Recensione di Nanni Salio

Andreas Kohn, a cura di, Carlo Lupo. Pastore, poeta, uomo di pace, Claudiana, Torino 2012, pp. 229

In questi giorni in cui il MIR (Movimento Internazionale per la Riconciliazione), sezione italiana dell’IFOR (International Fellowship of Reconciliation) festeggia i 60 anni dalla fondazione, il libro su Carlo Lupo ci permette di ricostruire alcuni aspetti significativi non solo della Chiesa Valdese, ma anche delle vicende che portarono alla fondazione del MIR.

Nell’ “Introduzione”, infatti, Giorgio Bouchard ci ricorda che Carlo Lupo, insieme a Tullio Vinay, Georges Paschoud e Neri Giampiccoli, fu tra i fondatori del MIR, nel 1952 a Bergamo.

Il libro contiene varie testimonianze che ricostruiscono le molteplici sfaccettature della personalità di Carlo Lupo: pastore della Chiesa Valdese, antifascista, promotore di iniziative di pace e nonviolenza. Di particolare profondità, la biografia scritta dalla figlia, Graziella, che riporta alcuni passi del diario di guerra scritto dal padre nel corso della prima guerra mondiale e durante la prigionia nel campo di concentramento di Mauthausen, dove fu rinchiuso per alcuni mesi.

E’ da queste pagine che veniamo a conoscere l’episodio, toccante e poco conosciuto, che influì profondamente sul pensiero e sull’opera successiva di Claudio Lupo, il suo incontro con uno dei pochi obiettori di coscienza durante la prima guerra mondiale: Guido Plavan, che svolgeva la funzione di attendente. “Una sera Carlo esce in pattuglia con Guido e, a un certo momento si accorge che il suo attendente è senza fucile. Gli mormora (sempre in piemontese): ‘Guido, e l fusil?’. Risposta: ‘Lu diu dopu signur tenent! e proseguono nell’azione. Il giorno dopo papà chiama Guido, e gli chiede perché non avesse con sé il fucile la sera prima. Risposta: ‘Dio dice di non uccidere, così io non porto il fucile e non uccido’. Carlo replica: ‘Ma lo sai che con questa tua affermazione sono obbligato a denunciarti al Tribunale di Guerra… e sai cosa ti attende!’. Risposta: ‘Signor tenente, faccia il suo dovere che io faccio il mio. Dio ha detto di non uccidere e io non uccido’. … Mio padre… non lo denuncia… ma si fa promettere di portare il fucile, …scarico e senza munizioni di sorta con sé… Qui ha inizio la prima grande crisi di coscienza di Carlo, cui seguì poi, attraverso la sofferenza della guerra, la ferita e la prigionia, la sua lenta conversione.” (pag. 19)

Purtroppo, sinora non è nota con esattezza la data della riunione, che si svolse a Bergamo nel 1952, durante la quale fu fondato il MIR. Ma forse spulciando tra le “Carte Carlo Lupo” conservate nell’Archivio della Società di studi valdesi di Torre Pellice, di cui si riporta l’elenco nelle ultime pagine di questo libro, potrebbero trovarsi le indicazioni che finora sono sfuggite alle ricerche.

Il MIR ringrazia per questa bella pubblicazione.

 

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