«Qui comincia la guerra». Sardegna, pattumiera del complesso militare-industriale internazionale – Carla Goffi

Un viaggio da Quirra a Teulada con lo scopo di:

– constatare la tragedia umana e ambientale causata dai test di sistemi di armamento di alta tecnologia realizzati dagli eserciti italiano, della NATO e di altri paesi, così come da industrie private, in particolare nel Poligono Interforze Salto di Quirra (PISQ)

– raccogliere informazioni e compilare un dossier sulla “Sindrome di Quirra”

– incontrare giornalisti, autorità giudiziarie, esperti indipendenti, comitati di lotta, esponenti politici e sindacali, opinione pubblica in generale…

È da più di cinquant’anni che si svolgono attività militari di tutti i tipi, nel Poligono Interforze Salto di Quirra (PISQ), uno dei maggiori d’Europa, in Sardegna, dove ci sono anche gli altri poligoni di Teulada, Decimomannu, Capo Frasca… In una zona montagnosa lungo la costa sudorientale, al segreto militare si aggiunge il segreto industriale, essendo utilizzato per test aeronautici e missili balistici della NATO, per manovre tanto dell’Esercito come della Marina e dell’Aeronautica, e anche dalle industrie di armamenti. Oggi è al centro delle constestazioni per la questione sanitaria, dato che si rilevano diverse patologie che colpiscono sia i militari che i civili e gli animali della regione, denunciate almeno dal 2001 da medici, associazioni pacifiste e degli stessi militari, e ora anche dai media. Tra i paesini nelle vicinanze del poligono, per esempio a Escalapiano (2600 abitanti), otto bambini sono nati con malformazioni genetiche nel 1988; a Quirra (150 abitanti) c’è stata una dozzina di morti di leucemia tra 1998 e 2001; un rapporto del 2010 parla di un 65% dei pastori affetti da tumori…

Oltre alla posizione strategica e alla scarsa popolazione (1,6 milioni di abitanti in 24.000 km2), il clima dell’isola è ideale per le attività militari, con giornate di sole praticamente tutto l’anno. Nelle zone militari sono quattro le parti in causa: lo Stato italiano, le forze armate (italiane, NATO ed extra-NATO), le industie, e le persone (pastori, abitanti in generale…). A Teulada (estremo sud) la zona militare è chiusa a tutti, non è possibile alcun controllo, i residenti sanno poco o nulla di quello che succede là, nonostante per legge una programmazione semestrale delle attività dovrebbe essere approvata dai rappresentanti regionali. Là i media hanno denunciato la dispersione di amianto e torio dai missili Milan e Taw da novembre 2005. Il sito de La Maddalena (nord est), già base USA e NATO, è contaminato e abbandonato a un triste destino, usato ancora come deposito di munizioni, armi e carburante. Non è mai stata considerata una petizione popolare che richiede indagini sanitarie ed ambientali per una zona che durante anni ha ospitato sottomarini nucleari.

Le basi militari in Sardegna sono state riconosciute – su istanza dei sindaci delle zone limitrofe – come “problematiche” dal Presidente della Regione, Ugo Cappellacci, che ha richiesto e ottenuto dallo Stato italiano un indennizzo di 50 milioni di euro; ma finora solo 1,5 milioni sono stati versati, sulla base di una legge che prevede il risarcimento di danni economici e sociali, anche se con quantità spesso ridicole e tardive, che comunque vanno ai Comuni e non alle vittime, dato che dovrebbero servire a realizzare infrastrutture. Ci sono state due commissioni d’inchiesta parlamentarie e una terza è attualmente al lavoro, ma senza ancora alcun risultato.

Dall’inizio del 2011, il Procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, porta avanti un’inchiesta sul PISQ, partendo da varie denunce che hanno trovato certa eco sulla stampa non solo locale. La Procura è partita da un rapporto ufficiale dei veterinari, che sarebbe dovuto rimanere “top secret”, chiedendo alle persone di fornire le loro testimonianze, e ha trovato dei residui nascosti di materiale da guerra, arrivando a formulare l’ipotesi di omicidio plurimo, omissione d’atti d’ufficio, trasporto illegale di armi, danni ambientali, etc. Dal 12 maggio 2011 il procedimento penale in corso ha portato al blocco provvisorio delle attività militari e industriali nel poligono, con sequestri sui terreni incriminati e nelle installazioni militari di pellicole, atti e dossiers, risultati di analisi svolte dai militari, etc.; sono stati esumati corpi di persone decedute per analizzarli, praticate delle analisi su animali con malformazioni; rastrellati i fondi marini… Il sequestro dei terreni ha portato anche il malcontento dei pastori, 500 dei quali hanno manifestato davanti alla Procura per riavere i loro pascoli. Va notato infatti che da sempre in Sardegna l’uso del territorio è condiviso dalla popolazione, i pastori e i militari: è chiaro che c’è un’incompatibilità, ma chi dovrà andar via? Questa è la problematica chiave della “questione Quirra”.

7 ottobre: incontro con Giancarlo Piras e sua moglie, genitori di un militare deceduto, del Comitato Genitori Vittime dell’Uranio.

Sostiene che lo Stato italiano riceve 1 milione di euro al giorno per l’affitto del PISQ, e nei test di armamenti altri paesi partecipano, come la Germania, l’Austria, la Turchia etc.; pensa che il Ministero della Difesa è responsabile della morte del figlio. Una legge italiana stabilisce che lo Stato deve sapere che cosa viene sperimentato, ma gli USA e gli altri eserciti NATO non danno informazioni, né è possibile nessun controllo dentro delle basi sotto segreto militare. Gli USA fanno “autocertificazione”. Per esempio a Teulada quest’anno sono state riaperte al pubblico delle spiagge dove si sono svolti dei test militari, ma nessuno sa in che condizioni si trovano: ciononostante ci vanno i turisti.

Solo una piccola parte della popolazione locale lavora nei poligoni (per salari miseri, fra i 300 e i 400 euro al mese) ma rimangono in silenzio, nonostante numerosi decessi e casi di cancro nelle loro famiglie. Eppure le voci corrono, poco a poco ci si comincia a mobilitare, la stampa pubblica qualcosa, si fanno manifestazioni. Nel settembre 2000 il Comune di Teulada richiede ufficialmente al Comando Militare informazioni sul possibile uso di armi all’uranio; da un’altra parte della Sardegna un Comitato “No Radar” è riuscito a bloccare l’installazione di 6 radar pericolosi nel quadro del sistema “Frontex” per il controllo delle acque territoriali contro i migranti etc.

La base di Teulada comprende 7.200 ettari in una delle più belle zone del sud della Sardegna, una delle più vaste aree di tiro e di manovre aeronavali e terrestri per truppe NATO e di altri paesi, e da lì in tutta la costa occidentale dell’isola fino a Capo Frasca e il Golfo di Oristano. Le acque marine sono chiuse ai pescatori che solo dopo mesi di lotte hanno ricevuto una piccola compensazione. Il figlio di Giancarlo Piras, Francesco, era un giovane forte e corpulente che fece il servizio militare nella base di Teulada durante 10 mesi, ed era stato mandato a raccogliere munizioni sul terreno, specialmente nella zona sotto controllo USA. Dopo il servizio ha scoperto di avere un cancro che lo portò alla morte due anni dopo, al 28 anni, nel 2007; la famiglia non pensava che ci fosse una relazione con le munizioni all’uranio impoverito manipolate, ma i diversi medici oncologi consultati sono giunti alla stessa conclusione: Francesco probabilmente era stato in contatto con materiali radioattivi. Dopo l’autopsia, la Prof. Gatti, specialista in nanoparticelle, uno dei consulenti delle tre Commissioni Parlamentari d’Inchiesta sulle armi all’uranio nelle basi militari e nei teatri di guerra. ha rilevato una quantità significativa di elementi radioattivi e metalli pesanti. Attualmente nessuna denuncia di malati o di famiglie di deceduti ha avuto un seguito: sembra che la Procura di Cagliari non segue le questioni che riguardano Teulada, e neanche quelle della zona a sud di Quirra che rientrerebbe nella sua giurisdizione.

I genitori di Francesco hanno recentemente costituito, con le famiglie di vittime della guerra nei Balcani, un Comitato per ottenere giustizia. Di fatto, un decreto del 2009, promulgato su iniziativa del Presidente della Repubblica, equipara i soldati vittime di contaminazione da armi all’uranio impoverito sui teatri di guerra a quelli contaminati nei poligoni. Tale Comitato esige anche la bonifica dei terreni inquinati da parte delle istanze militari responsabili: ma nei casi di Quirra o di Teulada queste negano la presenza e l’uso di questo tipo di armi, malgrado il fatto che, come stabilisce la legge, l’onere della prova è inverso, cioé corrisponde ai militari dei poligoni dimostrare che non vi è contaminazione. “I nostri morti non sono riconosciuti”, si lamentano le famiglie, e se per alcune delle morti di militari vittime delle armi all’uranio in Bosnia, dei tribunali italiani hanno condannato l’Esercito a indennizzare le famiglie, lo Stato non ha ancora liquidato le somme nella maggior parte dei casi. In pochi casi si è riusciti ad ottenere tale riconoscimento, e solo dopo molti anni di ricorsi civili: quest’anno si sono concluse due cause, una del 1999 e l’altra del 2004.

8 ottobre: incontro con un membro italiano di IPPNW (International Physicians for the Prevention of Nuclear War) e il suo assistente

La zona militare di Decimomannu, a sud di Quirra, è il più grande aeroporto della NATO, con una superficie di oltre tre volte quella di un aeroporto civile, destinato all’uso militare dopo un accordo tra Germania, Canada e Italia. La persona incontrata è un professore dell’Università di Roma “La Sapienza”, autore del libro “Il segreto delle tre pallottole”, che durante 30 anni ha studiato le malformazioni degli animali, in Sardegna come esperto, incaricato dal Procuratore Fiordalisi di analizzare la zona contaminata. Sostiene che a Quirra, come dappertutto, è difficile trovare uranio impoverito per la sua natura volatile e instabile dopo l’esplosione, ma che ci sono altri metalli pesanti sparsi nell’ambiente pericolosi per l’essere umano, più che sufficienti a uccidere animali e persone e provocare malformazioni come quelle di Perdasdefogu e dintorni. Nel poligono c’è una grave contaminazione “da guerra” di ogni tipo, dalla sua realizzazione nel 1956. Le zone militari appartengono allo Stato e i Comuni limitrofi hanno il co-uso, per cui i pastori vi fanno pescolare i loro animali: e il torio là presente in grandi quantità si ritrova in tutta la catena alimentare (latte, carne, miele etc.). La maggior parte delle famiglie ha qualcuno ammalato di cancro: in una di 12 membri ci sono cinque casi, tutti abitanti nella stessa zona. I radar installati dappertutto possono ugualmente aggravare la salute delle persone.

10 ottobre: incontro con F., ex-giornalista de “L’Unione Sarda” e “Liberazione”

È il primo ad aver parlato di “Sindrome Quirra” su “L’Unione Sarda”, nel 2000; ora non è pìù libero di esprimersi, per il suo nuovo lavoro. Situa la problematica delle basi militari nel loro contesto storico, in un’isola che si è sempre battuta contro gli “invasori” per la sua posizione strategica, con una cultura di “difesa”; e pensa che la Sardegna venga lasciata apposta “povera” dallo Stato italiano per tenere soggetti gli abitanti, che accettino i militari come portatori di benessere e sicurezza. Sarà alla manifestazione di sabato 15 ottobre a Cagliari.

11 ottobre: incontro con il pastore Melis

È un incontro fortuito sul nostro cammino, mentre si trova con le sue mucche nei terreni presso il poligono. Dice che “si viveva meglio prima”, e spiega che i militari gli hanno cambiato la vita: suo figlio è morto di leucemia a 23 anni, per la contaminazione dei posti, i test di armamento, le radiazioni… era l’unico della famiglia che studiava e andava nei momenti liberi ad aiutare il padre nei campi. Al pastore restano tre figli che però non vanno in quelle zone. Ha denunciato lo Stato italiano e aspetta il risultato. Le sue vacche stanno su un terreno comunale, contro le indicazioni del sindaco che sostiene che non vi è alcun pericolo a far entrare gli animali nel poligono: il pastore pensa che il Comune ha interesse a negare la pericolosità del poligono, lui ha avuto il coraggio di denunciare le cose, altri invece non osano dire nulla, anche se hanno anche loro delle vittime in famiglia. Aggiunge che spesso si trovano numerose malformazioni nei feti delle vacche incinte, e meno male che la Procura di Lanusei ora sta indagando. Spera, come gli altri, che si faccia giustizia e che si proceda alla decontaminazione delle zone inquinate.

Sulla spiaggia proprio vicino al capo dove si lanciano i missili, dei turisti fanno il bagno allegramente, in quel mare messo sotto sequestro, con il fondo pieno di rifiuti militari di ogni tipo. Là troviamo altri due esperti della Procura, l’ispettore delle Guardie Forestali L. e il regista Massimo D. Il primo ci descrive una situazione spaventosa della zona dal punto di vista ambientale, come la vede ogni giorno: residui militari dappertutto, corsi d’acqua gialli, animali malati, etc. Nel poligono di 12.700 ettari si sperimentano missili e si svolgono attività militari di combattimento, esercitazioni e tiri di tutta una serie di armamenti, esplosioni per distruggere armi obsolete delle ultime guerre e di quelle che verranno (Bosnia, Iraq…). La cittadina più vicina è Perdasdefogu. Lungo la costa, la Nato vi svolge esercitazioni terra-mare-aria; si vedono lunghi convogli di camion dall’estero che entrano ed escono dalla base. Secondo informazioni di diverse persone, si sa di posti dove si nasconde sotto terra del napalm.

12 ottobre: colloquio con il Procuratore Domenico Fiordalisi

Telefonicamente – non essendo presente quel giorno a Lanusei – il Procuratore parla del suo impegno nei riguardi della popolazione, e dell’apertura dell’inchiesta in seguito alle denunce delle famiglie delle vittime. Dispone di una piccola équipe che l’aiuta a svolgere le indagini (che si comprende che sono “a rischio”, tanto che la sua famiglia sta fuori dalla Sardegna): sembra che i militari collaborino, ed è disposto a prendere la parola in pubblico (anche a Bruxelles) se questo può servire a far avanzare l’inchiesta. Sapendo della manifestazione dei parenti delle vittime, il Procuratore fa sapere loro che farà tutto il possibile per arrivare alla verità: si dichiara “a disposizione delle vittime potenziali”.

L’ispettore A. C. della Prefettura di Lanusei è uno di quelli che portano avanti le indagini e gli interrogatori. A suo avviso, la “Sindrome di Quirra” esiste, con le attività militari svolte su una zona di 12.000 ettari da eserciti europei e degli USA e da un buon numero di industrie di armi, e il 65% dei pastori che hanno problemi di salute. I militari interrogati danno informazioni molto limitate, con il Procuratore che cerca l’esistenza di inquinamento da uranio ma ha già trovato molti altri elementi pericolosi per la salute (torio, etc.) e si documenta scientificamente per saperne di più. I molti interessi in gioco fanno sì che il poligono sia circondato da un muro di silenzio, anche tra la popolazione locale, e si ha bisogno di giornalisti che raccolgono le testimonianze di persone che non hanno paura, e ottenere il sostegno della popolazione. Alla domanda riguardo l’uso da parte dell’Esercito italiano di armi all’uranio, il Ministro della Difesa La Russa ha detto che tali armi non sono mai state usate.. Invece, nel corso di un interrogatorio, il Capitano Giancarlo Carrusci, responsabile del PISQ tra 1977 e 1992, ha confermato il lancio di missili Cormoran-2 (da aerei tedeschi) con testata in uranio; uno dei missili non esplode e rimane incastrato nello scafo di una nave che rimane in secca al porto di Cagliari durante anni… un incidente tra i tanti! E i “fuochi d’artificio”, cioé grandi fori di cava dove si mettono munizioni obsolete e no, della II Guerra mondiale e delle successive, da diversi eserciti europei e americani, e le si fa esplodere… Si riparla di napalm nascosto da qualche parte in quella “pattumiera dei militari”, e di armi francesi “Milan” al tungsteno, di torio trovato nel miele, formaggi e carni, tungsteno nei tessuti degli animali… I risultati dello studio scientifico del territorio incaricato dal governo italiano all’Università di Pisa (pagando 5 milioni di euro nel 2004) affermano di non aver trovato elementi contaminanti, oltre all’arsenico che è endemico in Sardegna, ed è stato rilasciato un “certificato di ambiente pulito”. Ma negli allegati si può leggere che è stata rilevata “una forte presenza di torio in diverse aree del poligono”. Si attende ancora il rapporto finale.

Sulla base di queste informazioni, il Procuratore ha aperto un procedimento contro ignoti per omicidio. Molti dei pastori sono contro Fiordalisi perché ha sequestrato i loro terreni per il bestiame, ma dice che quelli che hanno veramente confiscato i terreni, e da tempo, sono i militari. Dappertutto c’è paura, delle intimidazioni, o dei problemi legali come quelli subiti dall’ex sindaco di Villaputzu, persino minacce fisiche! I capi militari hanno delle tecniche per non riconoscere le loro responsabilità nelle malattie cancerose: ai primi segni di malattia, gli ufficiali medici mettono il militare in congedo medico prolungato dicendo che ha preso una banale influenza, e non lo reintegrano più alla base. Quando le condizioni del militare peggiorano, non si trova più nella base e quindi questa non è più responsabile del suo stato di salute. Il Procuratore Fiordalisi esplora specialmente la pista del torio e del tungsteno, pericolosi per la salute come l’uranio impoverito, ma più facili da rilevare. Altri esperti indipendenti continuano le ricerche sul terreno del PISQ, come il prof. Ananolfo Lodi Rizzini.

13 ottobre: incontro con il geologo F.

A termini di legge, in caso di inquinamento e danni alla salute dovuti ad armi all’uranio impoverito, lo Stato italiano deve indennizzare le vittime. Il problema è avere le prove. Come geologo considera che i terreni sono attraversati da corsi d’acqua sotterranei, e attualmente è difficile misurare la loro contaminazione come quella della vegetazione, delle rocce, degli insetti… Nella regione di Quirra dal 1980 sono state fatte esplodere tonnellate di munizioni che hanno inevitabilmente contaminato il sottosuolo. Le armi non utilizzate nella guerra di Bosnia (specialmente USA) sono state distrutte in una zona di 8 ettari in località detta Perda Major: ma il vento trasporta le particelle molto più lontano della zona delimitata, e per molto più tempo, con effetti sull’ambiente, come si puo vedere al computer con una simulazione che considera la forza del vento e le condizioni atmosferiche. Un piccolo corso d’acqua che scorre al bordo del poligono ha le sue sorgenti proprio in mezzo al campo di esplosioni: gli abitanti delle zone pastorali sul suo percorso sono morti o ammalati, le esplosioni si fanno all’aria aperta, non ci sono colline che li proteggano. Su un terreno di 2000 m2 oggi non cresce più nulla, non c’è vegetazione, come nella terra bruciata dal napalm, anch’esso usato nei campi di tiro. Le nubi tossiche arrivano fino all’autostrada, i paesi, il mare, i villaggi turistici, e il tasso di inquinamento di metalli pesanti e altri (torio 232, cadmio) supera ogni volta i limiti massimi autorizzati. Tutto il terreno è contaminato, e le acque di superficie che attraversano il PISQ vanno verso Quirra e finiscono in mare. Normalmente si chiudono le strade quando si fanno le esplosioni, ma in un raggio molto limitato e senza tener conto i venti; e un’esplosione di 30 secondi a Quirra produce le stesse emissioni tossiche di un inceneritore durante un anno. In passato, durante le esplosioni gli abitanti venivano “deportati” in camion per uscire dal territorio durante un giorno, e ritornano alle loro case il giorno dopo, ma negli ultimi tempi si lascia la gente sul posto, con i loro animali, perché l’operazione gli costa troppo cara! Una grande quantità di piombo è stata individuata in mare e sulle spiagge.

15 ottobre: sabato mattina, manifestazione a Cagliari, Piazza del Carmine

Ci si ritrova davanti al palazzo del governo: è il terzo raduno dei parenti delle vittime della “polvere di guerra” in Sardegna, con il “Comitato Sardo Gettiamo le Basi” come punta di lancia. Il Comitato è il punto di raccordo delle diverse componenti della mobilitazione contro le basi militari: famiglie di militari colpiti sui teatri di guerra, militari ammalati nella basi in Sardegna, popolazioni residenti nei pressi dei poligoni di Salto di Quirra, Teulada, Decimomannu e Capo Frasca, e tutti i Sardi che lottano perché la Sardegna non sia più usata come base per le guerre.

Carla Goffi (Mouvement Chrétien pour la Paix) e Ria Werjauw (International Coalition to Ban Uranium Weapons), ottobre 2011

 

4 Risposte a “«Qui comincia la guerra». Sardegna, pattumiera del complesso militare-industriale internazionale – Carla Goffi”

    • i falsi nostri alleati sono portatori di morte in tutto il mondo….hanno ucciso 40 milioni di pellerossa…..20 milioni durante le guerre mondiali …..che hanno sempre loro programmato….con le trivellazioni petrolifere hanno provocato terremoti in Abruzzo Emilia Romagna e lo fanno con l'appoggio dei nostri traditori politici…andreotti,berlusconi,monti,napolitano,etc. danneggiano e mutano il dna delle persone con le scie chimiche,con l'imposizione degli ogm e con medicine che "fanno finta di curare"ma di fatti produce altre malattie…tutto viene tenuto segreto…perchè comandano giornali,tv,radio,internet ,religione ,scuole,etc.fare sapere la Verità a tutti è l'unico modo per cercare di migliorare le cose….ma è molto difficile…….ascoltate i miei brani musicali su you tube CRISTO BUDHA E ALLAH FERMATI O' KAMIKAZE ed altri diffondeteli forse il mondo può migliorare BUONA FORTUNA!

  1. CAGLIARI. Le percentuali di Torio 232 riscontrate nell’area del poligono militare di Teulada risultano superiori da dieci a venti volte rispetto a quelle presenti normalmente nell’ambiente naturale. È il primo risultato emerso nel corso dell’inchiesta sull’inquinamento nel basso Sulcis condotta dal pubblico ministero Emanuele Secci. Il dato, davvero inquietante, rivela una chiara analogia tra la situazione di Teulada e quella di Quirra, che ha generato un processo con venti imputati. Ma la situazione appare più grave.
    Si aprono di conseguenza prospettive investigative piuttosto interessanti: se il fascicolo è aperto contro ignoti e senza ipotesi di reato, il magistrato è impegnato sul fronte del disastro ambientale, ipotesi gravissima che dovrà essere verificata con approfondimenti scientifici. Per adesso la certezza in mano al magistrato è che i cittadini di Teulada hanno respirato per anni e forse respirano ancora il pericolosissimo metallo diffuso dai missili Milan di fabbricazione italiana, il cui impiego nelle esercitazioni belliche è stato revocato prima in Francia e poi anche nel nostro paese.

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