Kumarappa e l’economia di condivisione – Recensione di Laura Tussi

Joseph C. Kumarappa, Economia di condivisione. Come uscire dalla crisi mondiale, Edizioni Centro Gandhi, Pisa 2012, pp. 187. Traduzione di Marinella Correggia

Kumarappa, ancora oggi ricordato in India come “l’economista di Gandhi”, raccolse migliaia di interviste e statistiche nei villaggi, documentando gli archivi con importanti informazioni sulle coltivazioni, gli allevamenti, i sistemi di irrigazione, i trasporti, le industrie, le situazioni igienico-sanitarie, dedicando le proprie competenze al servizio degli ultimi, degli agricoltori e di tutti i lavoratori. Il pensiero di Kumarappa è volto a sviluppare una società solidale di unità rurali largamente autosufficienti, al fine di limitare gli effetti nefasti del capitalismo più sfrenato e impositivo, dell’economia monetaria e della speculazione finanziaria, in quanto il presupposto epistemologico di ogni economista dovrebbe vedere nelle scienze economiche un approccio olistico che non consideri l’uomo un oggetto, evitando di ridurre l’intera esistenza a bieche manovre monetarie. Infatti, secondo Kumarappa, i modelli di sviluppo sono strettamente connessi con l’insorgenza delle guerre, per cui i pacifisti devono comprendere quanto sia illusorio voler arrestare i conflitti armati, limitandosi a denunciarne i crimini e le atrocità implicite, ma sia necessario soprattutto modificare i soggiacenti modelli di sviluppo economico che ingenerano violenze e guerre.

“L’economista di Gandhi” denuncia come l’industrializzazione forzata e i moderni processi di produzione siano insostenibili, anche da un punto di vista ecologico, giudicando negativamente il modello americano capitalista e l’impostazione economica sovietica che convergono, in realtà, nonostante l’opposizione della guerra fredda, verso uno stesso impianto di potere centralizzato e urbanizzato, che vede il proprio apice di negatività e di deterrenza militare nella corsa agli armamenti atomici, con cui le superpotenze si minacciano a vicenda. Kumarappa, negli studi di economia e nelle applicazioni teoriche e soprattutto pratiche degli stessi, rifiuta il modello produttivo imposto dal potere centrale che innesta dinamiche e meccanismi produttivi basati sul lavoro alienato dalla produzione in serie e su larga scala, ma, al contrario, sostiene la necessità di realizzare l’autonomia e l’indipendenza delle comunità, privilegiando le attività quotidiane di sostentamento e di produzione realizzate nei piccoli villaggi, per agevolare un’economia di condivisione, dove il commercio sia ridotto all’essenziale, preferendo il baratto e lo scambio in natura, incentivando così stili di vita sostenibili e sobri, improntati essenzialmente alla parsimonia e alla semplicità, nella realizzazione di contesti sociali basati sulla nonviolenza e su rapporti di fratellanza, collaborazione e solidarietà.

Lo scontro, la belligeranza, la guerra si ingenerano a seguito della scarsità di risorse e alla detenzione dei mezzi economici e di produzione da parte del potere centralizzato. Il pensiero di Kumarappa esorcizza così lo spettro dei conflitti armati e delle violenze nei confronti di tutti gli esseri viventi, che devono invece orientarsi alla realizzazione di un’economia nonviolenta, di condivisione e di permanenza di tutti gli esseri umani sul pianeta terra, senza esclusioni ed emarginazioni, nelle comuni relazioni di pace e fratellanza, nella condivisione dei beni e nella comunione solidale tra risorse, mezzi e persone. Infatti, è risaputo che i conflitti armati globali sono causati dalla volontà di controllo di diversi Paesi sulle risorse energetiche petrolifere. Tali risorse sono limitate e l’economia basata esclusivamente su di esse ingenera guerre tra le nazioni. Dunque la vera soluzione dei conflitti internazionali è da ascrivere all’autosufficienza economica, a modelli di vita sostenibili, per il benessere di tutti, nel rispetto della qualità dell’esistenza di ogni popolazione e di ogni persona. La manipolazione mediatica menzognera da parte del potere imperialista soggioga le menti umane, per cui vengono giustificate azioni di guerra con il pretesto di salvare i popoli dai gioghi dei potenti, in primavere insurrezionali veicolate dai mass media all’Occidente che risponde con posizioni surrettizie infarcite di falsità e ipocrisie rispetto alla necessità dell’interventismo bellico. In realtà la controinformazione ha potuto circolare con analisi dettagliate rispetto alla vera causa delle guerre. È sempre necessario informare sugli orrori della guerra per vaccinare le menti ottenebrate dalle menzogne del potere massmediatico, proprio come fanno  costantemente vari istituti di ricerca, riviste, siti, social network e associazioni di cittadini che credono nei valori della Pace, decostruendo le informazioni di massa e analizzando le situazioni e le vere fonti e cause di violenza, tramite la forza della verità, che denuncia la realtà di fatto: sussiste una volontà di spartizione e di controllo del pianeta da parte di potentati che detengono il controllo sulle risorse energetiche ed economiche e fomentano guerre con ipocriti pretesti surrettizi di salvezza di civili inermi dai “gioghi dei potenti”, come è successo con l’intervento armato in Iraq, in Jugoslavia, in Afghanistan, in Libia e in Siria.

 

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