Il volto della crisi – e le alternative – Johan Galtung

Da Madrid, Universidad Nacional de Educación a Distancia-UNED, Foro Los Nuevos Problemas Sociales, 24 Marzo 2012

Ecco una faccia nascosta della crisi economica:

(C/t) + (C/S)rS + (1/2)(2C/S2)q2S2 = rC

La famosa equazione di Black-Scholes per stabilire il “giusto prezzo” dei derivati finanziari, basata su derivati parziali nel corso del tempo, è il classico calcolo per il cambiamento continuo; utile entro una zona di stabilità, ma non ai bordi di una tale zona, sui punti critici esplorati anni addietro nella teoria delle catastrofi di René Thom. Dal punto di vista intellettuale, l’equazione di Black-Scholes è come calcolare la velocità crescente di un’auto in accelerazione verso un muro o un burrone. Ma, con tali premesse, perché mai assegnare il “Premio Nobel per l’Economia” 1997 (in realtà un premio in onore di Alfred Nobel della Banca di Stato svedese)? E poi, un anno dopo, la loro azienda “Gestione di capitali a lungo termine” aveva perso 100 miliardi di dollari e fallì. Il commercio di derivati è ora a 1 quadrilione (15 zeri) di dollari all’anno, dieci volte l’economia industriale di tutto il XX secolo . Molti si sono arricchiti, ma il sistema è collassato. Che la prigione fosse più adeguata per tanta sciatteria intellettuale?

Quell’equazione fa parte del paradigma chiuso dell’economicismo. Offre forse una soluzione, non solo per banche e banchieri ma anche per il 99.9% alla base? Il rapporto di reddito USA fra lo 0.1% e il 99.9% nel 2007 era 140; un’incredibile diseguaglianza, sia causa che effetto della crisi.

Essi guardano al costo unitario della mano d’opera in calo in Germania fra il 2005 e il 2011 e all’alto tasso di occupazione.[i]  Con prodotti di esportazione d’alta qualità e una singola valuta – l’euro – il surplus commerciale tedesco per l’Eurozona è cresciuto da 64 a 140 miliardi fra il 2002 e il 2009. I deficit commerciali di Grecia-Italia-Portogallo-Spagna-Irlanda (GIPSI [acronimo che per assonanza richiama il terminegipsy, zingari o gitani, molto più delicato e simpatico dell’acronimo offensivo PIIGS, ndt]) sono stati finanziati con crediti delle banche tedesche del valore, a fine 2009, di 522 miliardi di euro. Tuttavia esse non investono nella zona GIPSI, bensì offrono crediti a tassi maggiorati per ripagare i debiti precedenti, ponendo così i GIPSI in condizioni di schiavitù da debito.[ii]

Una politica molto pericolosa, ben prossima al punto critico, che mette a rischio non solo l’euro ma l’Unione Europea come progetto di paceSarebbe preferibile una politica di condono del debito, riscattando i creditori netti legittimi e lasciando fallire le altre banche, piuttosto che una schiavitù da debito che alimenta ricordi del nazismo e crea odio, come in Grecia.

Il terrorismo alle porte? Ci servono mappe valide del debito per disegnare intelligenti politiche di condono per le famiglie, le municipalità, i paesi, le regioni. L’uscita da una complessa catastrofe provocata dall’uomo non sta nel punire le vittime.

Ma abbiamo bisogno anche di un’azione politica improbabile per il triangolo Berlino-Francoforte-Bruxelles. La formula efficace sarebbe GIPSI unitevi; avete da perdere solo le banche tedesche. Questi paesi potrebbero negoziare condizioni molto migliori, confrontare le politiche riuscite, aumentare gli scambi fra loro, e tirarsi fuori dalla schiavitù. Ma la Goldman-Sachs, illegittima e forse illegale, ha ex-dipendenti come primi ministri in Grecia e in Italia, ministri dell’economia in Spagna e a capo della Banca Centrale Europea. Il che vuol dire finanza, non economia reale.

Nei paesi vittima, una cooperazione da periferia a periferia potrebbe alleviare molta sofferenza da insufficiente soddisfacimento dei bisogni fondamentali. La guerra di classe sopra delineata fa pagare i danni economici ai più vulnerabili: donne, anziani, giovani, esclusi, privandoli del denaro per alimentazione-abbigliamento-abitazione-sanità-istruzione. Ma l’anziana signora malferma in salute e con pochi soldi può offrire alloggio ai più giovani in buona salute, in cambio di pulizie, assistenza e compagnia. Il denaro può anche non cambiare di mano: servizi per servizi, ore per ore, convivialità.

Gli agricoltori producono cibo; degli aiutanti agricoli studenti potrebbero avvicinarli alla cultura. Nelle cascine vicine potrebbero esserci punti di vendita diretta dai produttori ai consumatori. A livello mondiale strade di grande comunicazione a quattro corsie attraverso l’Africa potrebbero ravvivare ed espandere in America Latina, Africa e Asia gli scambi dell’economia reale globalizzata dei secoli fra il 500 e il 1500. I paesi GIPSI potrebbero collegarsi a tale Sud-Sud-Sud mediante il NordAfrica.

La cooperazione periferia-periferia è il miglior rimedio alle gerarchia e allo sfruttamento, non la legislazione allorché i politici di stato sono stati comprati dal capitale. L’altro approccio è sollevare il fondo / la base. Nel gigantesco sollevamento cinese del 1991-2004 di ben 400 milioni di persone, l’unità-perno dello sviluppo era la comunità locale. L’approccio a cinque punte – pubblico, privato, società civile, settori tecnici e un coordinatore – forniva micro-credito a piccole aziende dedite a produrre beni di prima necessità, alimenti-abbigliamento-alloggio-policlinici-scuole, a basso costo e prezzo, impiegando i più bisognosi. Quando i loro bisogni furono soddisfatti, vendevano ad altri a basso prezzo, ripagavano il credito ottenuto, e s’inserivano nell’economia con un po’ di contante in tasca. Capi-comunismo, questo per le necessità, quello per altri bisogni e per i mercati. Ma l’Occidente estremo, gli USA, potrebbero non superare mentalmente tale divario.

Una parte dell’economia finanziaria dovrebbe essere criminalizzata come quelli che forniscono credito ben aldilà del proprio capitale e quelli che contraggono prestiti ben oltre la propria possibilità di guadagno. In mancanza di che, si dovrebbero boicottare i peggiori mediatori dell’economia finanziaria. La tendenza alla globalizzazione dovrebbe scostarsi dal neoliberismo occidentale per avvicinarsi a più razionali e umani modelli buddhisti, islamici, giapponesi e cinesi. E le economie globali dovrebbero essere riequilibrate con più economie locali.

Ma si dovrebbe cambiare il punto focale stesso delle scienze economiche, dalla crescita economicista dell’economia di mercato alla soddisfazione dei bisogni di base. Dal PIL all’Indice di Sviluppo Umano UNDP (Programma di Sviluppo ONU), centrato su chi e quanti soffrono di carenze nei bisogni fondamentali. Dal periodo post-comunista, l’economista ceco Tomás Sedlácek [iii] trae la conclusione che l’egoismo non è l’alternativa; è indispensabile una certa regolamentazione statale. Ci saranno altri approcci e alternative mentre gli economisti abbandonano la nave dell’economicismo neoliberista che sta affondando.[iv]

E si spera non sia nuovamente il probabile e disponibile ricorso alla guerra lo stimolo per ridare slancio a una stagnante economia inflazionaria-deflazionaria.

 

Note

[i]. Floyd Norris, Internat’l Herald Tribune 17-02-2012.

[ii]. Rune Skarstein, il più autorevole economista norvegese specifico sulla crisi, Klassekampen, 16 marzo 2011.

[iii]. Der Spiegel, 12/2012.

[iv]. E di non-economisti. In tal senso, il libro di Galtung Peace Economics: From a Killing to a Living Economy [Economia di pace: da un’economia che uccide a una che vive], sarà pubblicato da TRANSCEND University Press nell’estate 2012.

26 Marzo 2012

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: The Face of the Crisis – And Alternatives

http://www.transcend.org/tms/2012/03/the-face-of-the-crisis-and-alternatives/

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