Turi: il Robin Hood della Val Susa

Un pericolo si aggira per la città, a Torino, e per la Valle, di Susa. Ormai noto per le sue imprese stile “ploughshare” (il movimento fondato nel 1980 negli USA dai fratelli Berrigan che prende spunto dal salmo di Isaia: “trasformeremo le spade in aratri”) è visto come il “pericolo numero 1” dalle forze di polizia e di sicurezza.

Durante la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Torino il 6 marzo, è stato “intercettato” nei pressi di Piazza Castello, letteralmente blindata e presidiata da un migliaio di agenti. Inseguito, perché ritenuto potenzialmente pericoloso data la sua capacità di sfuggire come una “anguilla” ai suoi segugi, ha tentato di rifugiarsi presso la sede del Centro Sereno Regis, in via Garibaldi. Giunto davanti al cancello, è stato bloccato, ma si è tenacemente avvinghiato alle sbarre del cancello, attirando una piccola folla e suscitando la simpatia di molti.

Alcuni di noi sono scesi e abbiamo iniziato a discutere con le forze di polizia e con gli agenti della Digos, per capire di cosa si trattava. Gentilmente, ci è stato riferito che dovevano accompagnare Turi in Questura per consegnargli una notifica. Dopo vani tentativi di farlo desistere, mentre affluivano giornalisti e operatori delle televisioni, alla caccia di un qualche scoop, abbiamo concordato che sarebbe stato possibile accompagnare Turi in questura con la presenza di qualcuno di noi, per essere certi della regolarità delle procedure.

Giunti in questura, dopo qualche difficoltà degli addetti nel lasciar salire il nostro inviato, abbiamo assistito alla consegna della notifica che intimava a Turi di non poter entrare in Val di Susa per un intero anno.

Sarà compito degli avvocati verificare la fondatezza sul piano giuridico di tale misura di sicurezza per il pericoloso Turi. Da parte nostra, non possiamo che essere concordi con quanto ci è stato fatto notare, onestamente e ironicamente, dagli stessi interessati a questa operazione: “Abbiamo creato un caso, senza volerlo”.

Nel frattempo, un nutrito gruppo di persone sta progettando un digiuno allo scopo di invitare tutte le parti a riprendere seriamente il dialogo e l’ascolto reciproco sulla vertenza TAV.

Forse, come ha sostenuto il presidente della Provincia, Antonio Saitta, “non c’è un Gandhi in Val di Susa”, ma “dieci, cento, mille Turi” ne sono sicuramente l’equivalente.

Una replica a “Turi: il Robin Hood della Val Susa”

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