Dall’Impero al Fascismo globale – Johan Galtung

In The Fall of the US Empire-And Then What?[i] [La caduta dell’Impero USA – e poi?] un sottotitolo è Fascismo USA o Fioritura USA?  Di fioritura sembra non essercene, con il Dow Jones che supera il limite 13.000, l’economia reale ancora per lo più malandata, i candidati Repubblicani che abbracciano il sistema economico che ha prodotto la crisi, e Obama che si rigioca il trucco retorico progressista che lo ha portato al potere nel 2008. Alla scadenza del medio termine nel 2010 si è svelato il bluff, con una slavina [elettorale, ndt]. Il movimento Occupare Wall Street (OWS) è alle sue prime tre fasi, consapevolezza-formazione, mobilitazione e qualche confronto; ma non ancora nell’effettiva lotta con una massiccia pratica nonviolenta di alternative.

Fascismo? Ce n’è una varietà nazionale e una globale, essendo questa seconda la politica estera di Obama, con elementi nazionali.  Uno è il massiccio spionaggio dello stesso popolo USA; un altro è la legge annuale di Autorizzazione per la Difesa Nazionale, in cui all‘ultimo San Silvestro, “ben dissimulata, è stata ratificata con statuto legale l’esposizione dei cittadini USA ad arresto arbitrario senza susseguente beneficio d’assistenza legale, e a eventuale tortura e incarcerazione… Addio, habeas corpus”, scrive Alexander Cockburn in “L’uomo che sparò all’habeas corpus”, The Nation – 23 gennaio 2012.  Un pilastro dello stato di diritto.

Uno iato fra discorso e azione è marchio distintivo di Obama.  Una chiave al suo fascismo globale: invece di riconoscere i torti della politica estera USA, nasconde le sue uccisioni extra-giudiziarie mediante droni e JSOC (Joint Special Operations Command, Comando congiunto per operazioni speciali) in, forse, 120 paesi. Sotto copertura, CIA, meno nascoste, Pentagono; con scarso controllo parlamentare.

Che cos’è successo in quanto alla caduta dell’Impero USA?

Sta cadendo. Un impero utilizza élite locali per convogliare valore dalla periferia al centro. Tali élite sono ora malferme in molti luoghi come l’America Latina, spaventate in Africa, dubbiose in Europa-Asia, in azione contro gli USA in Cina-Russia. Il fascismo globale li aggira.

Gli USA sono più istruiti che mai secondo l’Ufficio del Censo; oltre 30% posseggono una mini-laurea e le donne stanno superando gli uomini. Eppure, metafora della politica estera del paese, un padre a Albemarle, Nord Carolina, ha scaricato nove caricatori calibro 45 nel computer di sua figlia, sconvolto che si lagnasse di lui online, invece di risolvere il conflitto –roba non rientra nei curriculi scolastici– (The Japan Times, 19 febbraio 2012).

Nick Turse, nel suo eccellente International Movement for a Just World (JUST), curato da Chandra Muzaffar, scrive: “L’anno scorso il Washington Post ha riferito che le forze delle Operazioni Speciali USA erano distribuite in 75 paesi, rispetto ai 60 alla fine della presidenza Bush. Entro quest’anno, mi ha detto il portavoce del SOCOM (Special Operations Command, Comando Operazioni Speciali USA), istituito nel 1987 – colonnello Tim Nye – il numero arriverà probabilmente a 120. Aggiungendo recentemente: “Viaggiamo parecchio – ben più che solo in Afghanistan o Iraq.”

E Turse continua: “Il SOCOM Congiunto (JSOCOM) è un sub-comando clandestino la cui missione primaria è rintracciare e uccidere sospetti terroristi secondo un elenco globale di potenziali vittime che comprende cittadini USA. Gestisce una campagna extra-legale di “uccisione-cattura” che un ex-consulente di contro-insurrezione definisce “una macchina antiterroristica quasi a scala industriale per uccidere”.

Il capo uscente del SOCOM, ammiraglio di marina Eric Olson, ha varato il “Progetto Lawrence”, da “Lawrence d’Arabia”, che si era messo in combutta con guerriglieri arabi del Medio Oriente durante la prima guerra mondiale. Citando Afghanistan, Pakistan, Mali, Indonesia, Olson aggiunse che il SOCOM ha bisogno di “Lawrence d’Ovunque”.

Sì, [l’autentico Lawrence] combatté i turchi per una federazione araba, solo per vedere tradita la sua opera dall’accordo Sykes-Picot e dalla colonizzazione del Medio Oriente. Profondamente disgustato, cambiò nome e morì in un incidente. I Lawrence d’Ovunque subiranno lo stesso destino.

Comprensibilmente, la classica guerra d’invasione-occupazione-imposizione è nei guai dopo il Vietnam-Afghanistan-Iraq. Ed ecco in auge l’uccisione mirata clandestina. I droni combinano piattaforme d’osservazione e d’arma, e sono diventati molto apprezzati dai militari USA e alleati; ma sono pur sempre meno precisi delle uccisioni SOCOM: “A un’analisi dell’Istituto Brookings risulta che il rapporto civili/“militanti” uccisi da missili di droni è da 10 a 1. Secondo tale stima sono già stati uccisi qualcosa come da 2.170 a 2.750 civili. Il presidente Obama deciderà magari che il numero è “enorme” raggiungendo le 3.000 vittime – quante quelle dell’attacco alle torri dell’11 settembre?” (Takamitsu Sawa in The Japan Times, 27.02.2012).

No, probabilmente no. Un aspetto cruciale della supremazia morale e dell’eccezionalismo USA è che le vite degli stranieri contano solo una frazione delle vite USA, per definizione eccezionali e moralmente superiori. Sicché i droni sono ideali: nessuna perdita USA, nessuna sindrome da stress post-traumatico – non essendoci contatto con le vittime ma solo col computer –, politicamente e finanziariamente non dispendiosi.

Finché funziona. Prima o poi i regimi ancora leali all’Impero USA si sveglieranno, come la Norvegia – ma non la Francia, la Spagna, la Danimarca, i Paesi Bassi – che contribuisce al finanziamento di un progetto di droni USA, Global Hawks.

Eppure, “Dopo due guerre, rullano di nuovo i tamburi USA per l’Iran” (titolo dell’International Herald Tribune, 27.02.2012). Primo o poi il popolo USA si sveglierà ad altre preoccupazioni che il proprio grave destino economico; arrivando magari a chiedersi perché “gli USA restino fermi sul renminbi (yuan), nonostante i suoi guadagni” (titolo dell’International Herald Tribune, 17.02.2012; in effetti lo yuan è aumentato del 40% rispetto al 2005). Risposta: i dirigenti USA si preoccupano meno dei prezzi in aumento per i consumatori USA di merci cinesi da WalMart che dei profitti USA. E intanto Mitt Romney parla di guerra (The Wall Street Journal, 17-19.02.2012).

La marina USA nel Pacifico per contrastare la Cina assorbirà i risparmi militari altrove. Un impero in declino. E una nazione killer.

NOTA:

[i]. Johan Galtung, TRANSCEND University Press, 2010; www.transcend.org/tup.

5/3/2012

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: From Empire to Global Fascism

http://www.transcend.org/tms/2012/03/from-empire-to-global-fascism/

2 Risposte a “Dall’Impero al Fascismo globale – Johan Galtung”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *