C’era un volta un copripiumone

Anzi, prima c’era un piumone. Apparteneva ai miei genitori, mia madre lo aveva comprato forse nel 1975, ma so di certo che nel 1979, quando sono andata via di casa, me lo ha regalato (loro avevano troppo caldo!) e da allora mi segue in tutti i miei traslochi*.

Un bel giorno una delle mie due sorelle volle liberarsi di alcuni suoi copripiumoni e me li «passò».

Così il copripiumone ebbe nuova vita per mesi sul mio letto e per un po’ su quello di mio figlio.

Ma, complici gli anni, complici i lavaggi la stoffa era abbastanza sottile e un bel giorno si strappò.

La stoffa era veramente troppo «lisa» per sopportare una lunga cucitura e così ho deciso di recuperarlo come «stracci».

Qui sta la meraviglia: sapete quanti quadrati (più o meno della misura di uno «strappo» della famigerata carta-casa) escono da un copripiumone? 170! Centosettanta piccole stoffe per asciugare, pulire, togliere l’unto, spolverare, dare la cera ai mobili, così tante che possiamo persino buttarle dopo l’uso (proprio come faremmo con la carta, no?). Ma per 170 volte non avremo abbattuto alcun albero, per centosettanta volte non saremo andati a comprare la carta-casa (anche se di carta riciclata), chiusa dentro a un sacchetto di plastica termosaldato, chiuso dentro a scatoloni (chiusi con lo scotch), chiusi dentro a autocarri che percorrono chilometri e chilometri su autostrade di petrolio usando il petrolio!

Centosettanta volte sono un sacco di volte! Sono sei mesi di uso quotidiano di un ritaglio per pulire il tavolo. Per crearli, oltretutto, non ho fatto neanche tanta fatica, perché la stoffa era delicata ed è bastato fare un invito con le forbici e poi strappare dritto fino in fondo… E a proposito di «strappare», lo sapete che c’è una forma di terapia che prevede – per scaricare l’aggressività e lo stress – di strappare montagne di carta, un po’ per gioco e un po’ perché «fa bene»?

* Sì, lo so, le oche non sono contente, ma questo piumone, comprato da mia madre che nulla sapeva di veganesimo, ancora, è durato e dura da quasi 40 anni, e forse è meglio continuare a usarlo tenendolo bene, proprio per non rendere vana la sofferenza delle oche. Certo oggi non comprerei un piumone, né una giacca a vento di piuma, né una pelliccia eccetera, ma resto convinta che se una cosa c’è è meglio usarla fino in fondo, scambiandola, trasformandola, facendola durare il più a lungo possibile.

 

Una replica a “C’era un volta un copripiumone”

  1. Approvo in toto. Si può fare anche con le lenzuola lise e con camice e pigiami vecchi (infatti sono secoli che non compro stracci). I piumoni d'oca sono ormai obsoleti e carissimi fortunatamente e tengono un caldo esagerato per il clima delle nostre città italiane, molto meglio i piumoni con ripieno semisintetico che si possono lavare anche in lavatrice, sono eterni, non si deformano col tempo e non danno la tipica sensazione di soffocamento che dà la piuma (almeno a me) .

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