M’iilumino di meno…meno

Il 17 febbraio è la giornata denominata «M’illumino di meno», promossa dalla trasmissione radiofonica Caterpillar (Radio 2). Ogni anno, in questa data, si prova a spegnere la luce per tutto il giorno o a partire dalle 18 o anche solo qualche ora. Nel corso degli anni si sono aggiunte città, industrie, uffici, privati cittadini. Si è spenta la Mole a Torino, la fontana di Trevi a Roma, le luci nelle piazze d’Italia e d’Europa. Si moltiplicano cene a lume di candela, riunioni ad hoc, iniziative varie.

Personalmente, in quel giorno, sto senza luce per tutto il giorno, lasciando solo la radio accesa dalle 18, per ascoltare la trasmissione Caterpillar di Radio2 che trasmette gli spegnimenti in diretta, interviste con i sindaci, i dati del risparmio energetico della giornata eccetera.

Vorrei però dire una cosa, quella che scrivo sempre quando ci sono le «giornate del… qualcosa». Perché non ci illuminiamo di meno ogni giorno? O almeno pensiamo che «la luce» non è solo quella della lampadina, ma che «la luce» è anche l’energia elettrica, perciò – per esempio – se stiamo leggendo questa «Pillola» vuol dire che stiamo utilizzando la luce (cioè l’energia elettrica). Non mi sento tanto bene a leggere che oggi è la giornata del «M’illumino di meno» utilizzando proprio la luce, e voi? Intendo dire che almeno nel giorno del «m’illumino di meno» dovremmo fare a meno di tutta la luce e non solo spegnere un interruttore. Così la riflessione sarà utile: praticamente tutto è energia elettrica (e quindi CO2).

Nel giorno di «M’illumino di meno» vorrei che non si usasse il rasoio elettrico, lo spazzolino elettrico, non si andasse dal parrucchiere, non si usasse l’asciugacapelli, si spremesse l’arancia a mano, si facesse il pane senza la «macchina del pane», non si facessero fotocopie, non si leggesse la posta elettronica e no, neanche il cellulare, che è stato caricato attaccandolo alla rete elettrica!

E vorrei che si facesse invece un gioco a partire dalle prime ore del mattino. Il gioco si chiama «Tutto è luce»: apro gli occhi e (se ho abbassato totalmente le tapparelle) accendo la luce per guardare la sveglia (che, non si capisce perché, non è più meccanica, ma elettrica – o a batterie), oppure ho continuato ad usare l’elettricità anche mentre dormivo perché ho puntato la radiosveglia la sera prima per svegliarmi. Mi alzo, e se i caloriferi sono caldi, stavo già usando la luce prima di svegliarmi, per far funzionare la caldaia, la pompa dell’acqua…, vado in bagno e accendo una luce e/o la radio; faccio una doccia (o comunque uso acqua calda) per il cui funzionamento sto utilizzando energia elettrica (magari, addirittura, la casa dove abito ha uno scalda-acqua elettrico). Esco dal bagno, vado in cucina per fare colazione (forse, speriamo, perché se invece vado al bar allora lì c’è l’apoteosi della luce, dall’insegna al fornetto elettrico per scaldare le brioches, alla macchina del caffè, al mega-frigorifero, alla macchina che fa il ghiaccio, alla cassa, alle luci iper-tecnologiche e super-alte) e apro il frigorifero (acceso per tutta la notte) per tirare fuori i cibi che mi servono, accendo un fornello (e moltissime cucine oggi sono elettriche, con le piastre, altro mistero…), e mangio, dopo aver apparecchiato la tavola con una tovaglietta che è stata lavata in lavatrice (elettricità) e stirata (elettricità), proprio come i vestiti che indosserò fra un momento. Finalmente esco di casa (spegnendo le luci, ma lasciando accesa la radio-sveglia, la caldaia, il citofono, la base su cui è inserito il telefono cord-less, il frigorifero e qualche stand-by qua e là, ce ho dimenticato di scollegare dalla sera prima…) magari prendo l’ascensore (elettrico), per scendere (!), apro il portone con un pulsante (elettrico), salgo su un tram (elettrico), che viaggia su strade illuminate (da tutta la notte); arrivo in ufficio (moltissime luci/elettricità, per telefoni, fotocopiatrici, stampanti, computer, scanner… accesi tutto il giorno, tutti i giorni, qualcosa anche nel week-end, per esempio il fax per il ricevimento). Tornando un attimo indietro devo rendermi conto che già mentre dormivo stavo consumando elettricità (magari ho una termocoperta…), avvolgendomi in lenzuola che una volta sono state lavate in lavatrice (magari asciugate nell’asciugatrice!!!) e stirate, e fra un po’ lo saranno di nuovo, ovviamente, per non parlare del pigiama (se lo uso).

E la giornata è appena cominciata. Moltiplicate questo gioco per tutte le persone che incontrate (e anche per quelle che non incontrate, ma che comunque avranno fatto proprio come voi) e avrete l’immagine che vorrei riportare alla mente almeno nel giorno del «M’illumino di meno». Si sa, quasi tutte le iniziative di questo tipo hanno lo scopo principale di far cambiare la mentalità. Appunto. Anche solo il nostro giochino ci fa pensare che «tutto è luce», non solo la lampadina accesa. Così si espandono a dismisura le possibilità di intervento. Secondo me, nel giorno del «M’illumino di meno» bisognerebbe fare il meno possibile, e quel poco farlo a lume di candela, secondo un altro gioco: facciamo che per un giorno non c’era l’elettricità? Propongo di staccare il contatore, perché ormai siamo troppo assuefatti e non ci rendiamo conto di quante volte ricorriamo alla rete elettrica in un giorno. Sarà divertente, e ci insegnerà, anche se solo per un giorno, a non dare tutto per scontato.

Pillole di semplicità volontaria (a cura di Cinzia Picchioni – via Bertola, 57 – Torino – tel. 011539170)

 

 

Una replica a “M’iilumino di meno…meno”

  1. Sono pienamente d'accordo ed è quello che proponevo proprio ieri con il mio "esperimento" di Un giorno senza …. (che è consultabile online) Ti riporto la frase inserita a commento delle Regole del gioco, per ribadire che se tutti noi ci cimentiamo ad inventare modi concreti per applicare i bei concetti che condividiamo forse alla fine un qualche risultato lo otterremo. Perciò domani, anzi già stasera, stacco il contatore dell'ufficio.

    Un giorno SENZA ELETTRICITA'

    Devo essere sincero, non sono ancora riuscito ad eliminare del tutto, per un giorno intero (ma neanche per mezza giornata) l'elettricità. Ne viviamo immersi, sia al lavoro sia a casa. Forse in vacanza sarebbe più facile … Eppure anche questo giorno mi sta insegnando mille cose: oltre all'illuminazione artificiale (che ci permette/costringe a passare molto tempo in luoghi chiusi e che ci permette/forza ad allungare le giornate lavorative invernali), all'elettronica (computer, telefoni, stapanti, …) ed agli elettrodomestici che sappiamo tutti che funzionano grazie all'elettricità, ho realizzato che TUTTO (o quasi) si fermerebbe se dovesse mancare l'elettricità. Automobili-treni-tir (trasporti in genere), acqua potabile-riscaldamento-fognature (tutto dove ci sono impianti idraulici con pompe e valvole), cancelli, ascensori, semafori, forni del pane, bancomat, frigoriferi e ospedali. Sembra un incubo, un film dell'orrore: un giorno di black-out e saremmo spazzati indietro di 100 anni, anzi di 150° Ma proprio pensando all'Unità d'Italia, quando è stata fatta qualsiasi famiglia non si sarebbe per nulla allarmata se avessero detto "domani non ci sarà elettricità per tutto il giorno", ma nemmeno se avessero dovuto stare senza per una settimana … così come anche oggi tanti milioni di uomini non avrebbero nessun problema, ma noi (tecnologizzati) sì. Siamo in balia di un black-out (ricordate l'albero caduto in Svizzera nel settembre 2003?) e nessuno se ne occupa! Devo pensarci da solo: cercherò di svolgere bene il giorno senza elettricità per allenarmi ad essere almeno resistente quanto il mio trisavolo dell'800. Esistono molte alternative che fanno a meno dell'elettricità, e per quello che rimane come uso indispensabile posso cercare di produrla autonomamente.

    (Claudio Borsello)

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