Come i media ci manipolano per indurci alla guerra – Koozma J. Tarasoff

Generalmente si suppone che i media abbiano la responsabilità di presentare la verità e null’altro che la verità nei propri resoconti giornalistici sulla pace e la guerra. Si è concordi che un pubblico informato sia meno propenso a scendere in guerra.

Il Transcend Media Service del gruppo nonviolento pionieristico Transcend fondato da Johan Galtung in Norvegia, ha presentato un ‘video della settimana’ di Global Research TV che rivela fatti sconcertanti sui media mainstream. Il video di 14 minuti on lineFaking It: How the Media Manipulates the World into War‘ [Finzione: come i media manipolano il mondo per indurlo alla guerra] val la pena di essere visto. Sommario:

‘Con l’intensificarsi delle tensioni fra i governi USA e Iraniano nel già volatile Stretto di Hormuz, e l’inizio della messa in discussione aperta da parte di Cina e Russia dell’interferenza di Washington nella loro politica interna, il mondo rimane sul filo di rasoio della tensione militare. Lungi dall’essere spassionati osservatori di tali sviluppi, però, i media sono stati di fatto centrali nell’accrescere tali tensioni e nel preparare il pubblico ad aspettarsi un confronto militare. Ma con l’ascesa dei media online nel sostituire le forme tradizionali di comprensione del mondo da parte del pubblico, molti cominciano ora a vedere di prima mano quanto mentano i media per spingere il pubblico alla guerra’.

Per aiutare i giornalisti a rendere un quadro corretto del mondo, Transcend offre al pubblico un servizio di Giornalismo di Pace Orientato alle Soluzioni. Jake Lynch, Professore associato e Direttore del Centro Studi su Pace e Conflitto all’Università di Sydney, presenta un importante articolo: “Che cos’è il giornalismo di pace” (http://serenoregis.org/2008/12/che-cosa-e-il-giornalismo-di-pace-jake-lynch/)

Nelle considerazioni iniziali, Jake Lynch afferma: “Si fa giornalismo di pace quando redattori e inviati compiono scelte – su che cosa riferire e come – che creano per la società nel suo complesso opportunità di considerare e valutare risposte nonviolente ai conflitti”.

Mentre le convenzioni del giornalismo di guerra suppongono di solito una partita a somma zero, che lascia come possibile reazione solo ulteriore violenza, il giornalismo di pace sceglie, come strategia riparatrice, di completare le convenzioni sulle notizie col dare una possibilità alla pace. Ecco cinque caratteristiche del giornalismo di pace proposte da Jake Lynch:

1. Esplora i retroscena e i contesti del formarsi del conflitto, presentando cause e opzioni per ogni parte (non solo “entrambe le parti”);

2. Dà voce alle opinioni di tutte le parti rivali a ogni livello;

3. Offre idee creative per la risoluzione del conflitto, la sua maturazione, il peacemaking e il peacekeeping;

4. Espone bugie, tentativi di agire sottobanco e colpevoli di ogni parte e rivela gli eccessi commessi da e le sofferenze inflitte a chiunque da parte di chiunque;

5. Presta attenzione alle storie di pace e agli sviluppi post-bellici.

Ovviamente, il giornalismo di pace è a favore della verità, come dev’esserlo chiunque. Però, come strategia legittima nel riferire specialmente su guerra e pace, dischiude opportunità multiple per indagare la propaganda e altre rappresentazioni auto-finalizzate. Come giornalisti di media alternativi, cerchiamo di usare quanto più possibile le cinque caratteristiche succitate, evitando nel mentre un linguaggio demonizzante, precipitose etichettature e così via. Così facendo, serviremo meglio il pubblico e potremo sperare di contribuire a dare una possibilità alla pace.

 

Spirit-Wrestlers – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: How the Media Manipulates Us into War

http://www.transcend.org/tms/2012/01/how-the-media-manipulates-us-into-war/

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