E ora dove andiamo? – Recensione di Enrico Peyretti

E ora dove andiamo? Un film di Nadine Labaki. Con Nadine Labaki, Claude Msawbaa, Layla Hakim, Yvonne Maalouf, Antoinette Noufaily. Titolo originale Et maintenant, on va où?. Drammatico, durata 110 min. – Francia, Libano, Egitto, Italia 2011

Tra favola, scherzo e dramma con orizzonte, questo film di pace, di Nadine Labaki, regista libanese (produzione Francia, Libano, Egitto, Italia 2011), un po’ confuso nel racconto, è chiaro nel messaggio. La storia si apre e si chiude tra due cimiteri, uno cristiano, uno musulmano. Le donne piangono i morti di una guerra recente, che ha isolato il piccolo villaggio distruggendo il ponte che lo collegava al mondo. Ora è un’oasi di pace fragile, nella convivenza delle due religioni. Il mondo vi entra con un povero commercio, con un televisore mal collegato, quindi con notizie e con un effetto tragico della guerra esterna. Il villaggio rischia il contagio. Le risse, le offese religiose sono scintille che potrebbero accendere le armi. Ma le donne si mobilitano e le studiano tutte, con ingegno astuto, quasi come la Lisistrata di Aristofane. Distraggono e istupidiscono gli uomini con ballerine di passaggio e torte manipolate, sequestrano e seppelliscono le armi, arrivano a scambiarsi le religioni, con la bella collaborazione dell’imam e del prete, uniche positive figure maschili. Una madre porta dentro di sé, per tutti, il dolore, il rischio e il coraggio. Il funerale unitario dell’unica vittima, senza colpa del villaggio, non sa a quale dirigersi dei due cimiteri. Non c’è bisogno di separare e di opporre le due religioni, perché entrambe insegnano a «vivere col nemico», che non è nemico, ma compaesano, e il cimitero è uno solo, davanti all’orizzonte. Si dirà che il film semplifica le differenze, ma si può rispondere che vede in profondo, come la speranza leggera, con la sapienza delle favole magistrali.

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