Dove stiamo andando? – Johan Galtung

Le nubi sono scure. E ne percepiamo una all’orizzonte, nera, un puntino, finora. Il suo nome: ricorso a una grande guerra anche con Russia-Cina, per ravvivare un’economia in depressione; distruggere il capitale e ricostruire.

Depressione? Sì, a causa dello smantellamento dello stato sociale (The Nation, 2 gennaio 2012), il deperimento dei beni di sostentamento che si tradurrà in sempre maggiore morbilità e mortalità, gli indicatori sanitari che sono le soli vere misure dello “sviluppo”. Insieme ovviamente alla salute della natura, nota anche come stabilità ecologica. Quando ne abbiamo più bisogno, le reti di sicurezza della disoccupazione, della sanità, e delle pensioni vengono lacerate, esponendo il settore più vulnerabile della società, gli anziani, colpiti da malattie costose e senza lavori retribuiti.

La misura standard della recessione, una crescita economica negativa per due trimestri consecutivi, non ne rende conto appieno. E’ un indicatore di sistema per l’attività economica che misura il valore aggiunto delle merci e dei servizi oggetto di scambio. Comunque, che cos’è un valore aggiunto? Il potere di definire un cartellino del prezzo con un solido margine di profitto per se stessi. Che c’è di male? L’idea che si ottenga il prodotto mediante scambio anziché produrlo da sé.  Evidentemente è una misura che favorisce i produttori e i commercianti, per prodotti reali destinati al consumo finale, e per prodotti finanziari destinati alla pura compra-vendita. Col crescere del PIL, crescono anch’essi; col suo calo, calano di numero, ma non per ricchezza. L’1% in cima se la cava ottimamente; si tengono tutto, niente distribuzione al 99%, grazie.

Come è stato fatto notare milioni di volte: si aumenti il tasso di consumo dei prodotti che arrivano da filiere non eccessivamente lunghe, con troppe mani che cercano di carpire commissioni, e i mezzi di sostentamento potranno aumentare anche in periodi di crescita scarsa o nulla, o addirittura negativa dato che la gente non può permettersi quei prezzi artificialmente inflazionati dei prodotti comuni. E viceversa.

Questo è null’altro che il potere all’opera, non qualche misteriosa anonima e automatica “forza di mercato”.  E questo ci fa chiedere dove sia annidato il potere, e come stia cambiando. La teoria di Sarkar dei cicli sociali può recarci un qualche messaggio (vedi: Shambushivananda Avadutha PROUT: Neo-humanistic Economics [Economia neo-umanistica]. Dharma Verlag, Mainz-D, 1989; particolarmente il capitolo 7: “Assiomi di Prout”, con alcune interpretazioni aggiunte. Per approfondire si veda: http://www.metafuture.org/sarkar.htm , ndt).

Il punto di partenza è il sistema hindu delle caste, con Brahmini, Kshatriyah, Vaishyah e Shudra – da tradurre con Intellettuali (compresi preti, artisti), Guerrieri, Mercanti e Persone comuni (I-G-M-P); c’è da rammaricarsi che i pariah non figurino chiaramente nella teoria dei cicli. Per Sarkar, ciascuno porta un “colore mentale”, simile alla mentalité della scuola francese degli Annales. Un assioma base: in qualunque momento “nel fluire del ciclo sociale è sempre dominante un solo colore mentale”.

Però, dietro quel “colore mentale” è in agguato il bieco potere. Le élite I, M, G dirigono la gente rispettivamente con potere normativo, contrattuale e coercitivo mediante il potere culturale, economico e militare; attraverso valori, carote e bastoni, per usare tre formulazioni parallele. Sarkar esplora il dinamismo generale di quelli che potremmo chiamare i sistemi I-G-M-P, supponendo che in qualunque dato momento domini uno di essi da solo. Come si può prevedere chi sarà il prossimo della fila? Il pensiero yin/yang ci dà una risposta: il latore del colore mentale più represso da parte del gruppo dominante. Un altro approccio sarebbe quello di chiedersi: quando X è dominante, quale gruppo, Y, soffre di più?

Quando sono al potere i Guerrieri, i Mercanti possono anche agire ma già meno gli Intellettuali, che vivono della parola, non della spada (e di poche parole come fermati! fuoco!). Però, gli Intellettuali al potere hanno un grosso problema: chi paga per il loro sostentamento? In passato i principi, le corti; più recentemente lo stato. Quindi tendono a essere ben disposti verso lo stato – socialismo, socialdemocrazia – con gran dispiacere dei Mercanti che non vivono né di spada, né di parola, ma di denaro. Che faranno allora sentire il proprio potere.

Quindi, dopo i Guerrieri gli Intellettuali, dopo gli Intellettuali i Mercanti, dopo i Mercanti le Persone comuni, G-I-M-P, e poi, dopo le Persone comuni? Di nuovo i Guerrieri. Il ciclo si chiama Storia, una spirale che dice a chi è di turno “il tuo tempo è finito”, e al prossimo della fila “adesso è il tuo turno”. I tuoi contributi positivi di coraggio e audacia (G), creatività (I) e creazione di ricchezza (M) stanno sparendo; sono diventati dominanti gli aspetti negativi, repressione (G), ritualismo (I) e sfruttamento (M). Inoltre, per tutti i gruppi d’élite: arroganza.

Sicché, G, i guerrieri erano al comando durante la seconda guerra mondiale e le prime fasi della guerra fredda; I, gli intellettuali posero il loro marchio su tutte le società, segnate dall’importante rivolta giovanile-studentesca del 1968; questo durò fino alla rivoluzione di Reagan-Thatcher del 1985 a favore dei mercanti, M, ancora in corso. Lo sfruttamento è rampante. E tocca poi alla gente, P, come nella primavera araba, gli indignati nei paesi latini, il Movimento Occupy, il più radicale, negli USA, capeggiato dalla versione Occupy Wall Street.  Tutto fila. Puro Sarkar.

Che cosa succede poi? Dipende dalla rivolta dei popoli. È chiarissimo che a molte di queste élite non importa nulla della gente che soffre per l’erosione dei propri mezzi di sostentamento, ma hanno una gran paura della prospettiva di una rivolta, dell’ “instabilità”, come la chiamano. Quindi, le tre manifestazioni delle P usano la nonviolenza, forse più in modo negativo che positivo. Vengono sorvegliati, la polizia è abituata a trattarli con gas lacrimogeni e spray urticanti nonché a sloggiare chi ha subito espropri/confische in un’economia patologica; la violenza si esercita sul versante delle élite. Più intervento P, più intervento G. Negli USA la democrazia è stata abolita da un golpe, non dei militari G ma delle multinazionali M; rendendo responsabili i politici verso i finanziatori delle loro campagne anziché verso la gente P. In altre parole, possiamo avere una rivolta crescente contro due élite, GM/guerrieri-mercanti, con mentalità repressiva-sfruttatoria al tempo stesso al potere. Oltre Sarkar.

Questa è la sostanza di cui è fatta quella nube nera. Occorre combatterla.

Da Alfàs Del Pi, Spagna, 9/01/2012
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis
Titolo originale: Where Are We Heading?
http://www.transcend.org/tms/2012/01/where-are-we-heading/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *