A proposito di impacchettamenti… – Recensione di Cinzia Picchioni

Laura Badalucco, Il buon packaging, Edizioni Dativo, Milano 2011, pp. 176, € 14,00

Ormai li abbiamo fatti, ma magari abbiamo ancora qualcosa da regalare per la Befana…

«Imballaggi responsabili in carta, cartoncino e cartone», recita così il sottotitolo del libro che presentiamo questa settimana. In effetti è più rivolto ai negozianti, agli imprenditori, alle aziende, non tanto ai singoli. Si intitola «Il buon packaging», che per chi non mastica l’inglese e il gergo pubblicitario significa il «modo per imballare i beni»; in italiano si potrebbe tradurre con «imballo», ecco che allora ci viene in mente di averne già sentito parlare… «ridurre gli imballaggi» vi dice qualcosa? Bene, l’autrice di questo libro ha guidato una ricerca che nel 2010 ha coinvolto l’Università Iuav di Venezia e il Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica), producendo un lavoro corale «destinato alle aziende, ai progettisti e a chi a vario titolo si occupa dell’innovazione degli imballaggi in carta, cartoncino e cartone».

Il libro riporta interviste, dati, tabelle e riflessioni, confermando che «la questione ambientale di maggior rilievo per gli imballaggi è tuttora relativa alla prevenzione dei rifiuti».

Ecco il punto: il design può contribuire a creare imballaggi (quando e per quei prodotti in cui sia necessario) già all’origine «intelligenti», «responsabili», come sono stati definiti, che si occupano anche del fine-vita dell’imballaggio+prodotto.

Il Comieco ha addirittura fondato un club: «Goodpaper Club – Club del cartone responsabile», con alcune aziende particolarmmente sensibili al tema della responsabilità ambientale, economica e sociale.

Nel libro (che non è per nulla noioso e che secondo me dovrebbe essere proposto anche alle scuole di grafica pubblicitaria e design) troviamo foto degli imballaggi più innovativi (per non-vedenti, per allergici, per l’elettronica ma senza l’uso di polistirolo), diagrammi operativi, riflessioni – e proposte – sullo spreco alimentare causato da un packaging non responsabile (i cibi si deteriorano già durante il trasporto a causa di un imballaggio non corretto); foto e progetti di blister in cartone, scatole per le scarpe meno ingombranti di quelle tradizionali, porta-tramezzini risparmiosi in cartone… Conosciamo le aziende che già aderiscono al «Goodpaper Club» (e così noi consumatori, nella scelta, possiamo tenerne conto), e il premio che Slow Food assegna aglii imballaggi migliori.

Nelle ultime pagine troviamo una classica biblio-sitografia e chiudendo l’«oggetto libro» (essendo un testo sulla presentazione del prodotto non poteva che essere così), ci accorgiamo che è stato fatto un buon uso della carta, con un buon design, una buona grafica, una buona leggibilità… ripeto: libro di testo per le scuole dove si impara a progettare, subito!

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