La colonna e il fondamento della verità – Recensione di Maurizio Rossi


Pavel A. Florenskij, La colonna e il fondamento della verità
Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere
Nuova edizione a cura di Natalino Valentini
Editore: San Paolo Edizioni
Collana: Classici del pensiero cristiano
Pagine: 800

Nonostante la sua sconcertante poliedricità, “Colonna e fondamento della verità” si è imposto negli ultimi decenni come un testo chiave della filosofia e della teologia del primo Novecento.

Ciò che rende sconcertante questo testo non è tanto un lessico specialistico, quanto piuttosto l’estrema varietà dei registri espressivi che vanno dalla dissertazione filosofica, all’esegesi biblica e patristica, ai resoconti di esperienze personali.

In questo coacervo di materiali non risulta semplice ritrovare il filo del discorso ma – al tempo stesso – non emerge mai un’impressione di discontinuità e di frammentarietà.

Si tratta, dunque, di un effetto consapevolmente ricercato, che si trova in quest’opera come negli scritti di un nutrigo gruppo di filosofi e di teologi russi del primo Novecento.

Il lettore viene indotto a cogliere l’affinità di temi e motivi presentati nel testo per avvertire, sotto l’apparente casualità, una trama di corrispondenza, piuttosto che un reale filo conduttore. E’ richiesta una lettura paziente (qualcuno direbbe “ruminante”) che saldi gli aspetti razionali e quelli epserienziali, quelli filosofici e quelli teologici in una costellazione di motivi, più che una sintesi effettiva.

In genere il lettore e maggiormente colpito dalle riflessioni sulla verità e apparenza, sviluppate maggiormente nei primi capitoli, tutti scritti in forma di lettera. L’attenzione degli interpreti si è da tempo concentrata sulle riflessioni che Florenskij propone in merito al carattere antinomico della ragione, che secondo lui non può superare i limit del raziocinio se non si nutre dell’esperienza del sacro e della fede.

L’interesse di Florenskij è però soprattutto etico ed estetico e ciò viene anticipato nella quarta lettera, per essere poi ripreso nelle ultime due dedicate all’amicizia e alla gelosia, per svelarne una (insospettabile) affinità.

Particolarmente interessante è la riflessione sulla terza presenza che necessariamente si inserisce nella relazione vitale tra l’io e il tu, nella dimensione comunitaria come in quella religiosa.

Quest’opera è arrivata in Italia già da tempo, grazie alla pionieristica presentazione di Zolla, condizionata però da una lettura a tesi e dalla disponibilità di un testo originale ancora incerto. Sulla scorta di un’edizione russa delle opere di Florenskij molto più affidabile, questa nuova versione si caratterizza per il rigore nella presentazione dei contenuti e per la ricchezza dell’apparato esplicativo e critico.

Tutto lascia pesnare che, in questa fase di riscoperta della figura e dell’opera multiforme di Florenskij, altri scritti meno impegnativi avranno una fortuna editoriale maggiore di questa “Colonna”.

Visti i suoi indubbi pregi, però, non rimane che auspicare la graduale formazione di un gruppo competente e appassionato di estimatori, che permetta a questa proposta editoriale di avere una fortuna maggiore rispetto alla precedente.

 

 

 

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