Siria, le responsabilità dell’ONU e quelle dei media – Marinella Correggia

Le Nazioni Unite non sono in grado di verificare in modo indipendente quello che accade nel Paese e utilizzano le stesse fonti dei media. Non ci sono informazioni certe su vittime e colpevoli, né riscontri sulle testimonianze. E a morire sono anche i bambini

Vola lo spettro di una “guerra civile indotta” con manifestazioni che si concentrano nelle città roccaforti del sunnismo militante (Hama, Homs), e armati che lanciano attacchi contro siriani in divisa, esercito e forze di sicurezza. Il governo denuncia 1.159 vittime fra soldati e forze dell’ordine, e parla di bande armate “terroriste e islamiste” che farebbero anche vittime civili e sarebbero sostenute da interessi esteri.

Il giornalista investigativo statunitense Webster Tarpley, dopo aver visitato la Libia con una delegazione e parlato con molte persone, ha denunciato: «In Siria sono al lavoro squadroni della morte, composti da libici, ceceni, iracheni, afghani, gente senza scrupoli che semina terrore». Dietro ci sarebbero paesi interessati alla destabilizzazione della Siria, come Arabia Saudita, Emirati, Qatar e la Libia del dopo-Gheddafi.

Il cosiddetto “Esercito libero siriano” basato in Turchia chiede all’Occidente sostegno militare, no-fly zone e azioni militari aeree “mirate”. Del resto da maggio – ma lo si sa ora – secondo fonti Usa e turche, truppe americane e della Nato stanno addestrando le milizie dell’opposizione nella città di Hakkari nel Sud della Turchia.

Le fonti nella conta dei morti e torturati e nella denuncia dei colpevoli?

Le ultime cifre fornite dalla Commissaria per i diritti umani dell’ONU, Navi Pillay, stimano i morti in Siria dall’inizio delle proteste in 4mila. Non è chiaro se ci riferisca solo a persone non armate.

Ma quali sono le fonti per le cifre dell’Onu (e quelle dei media e delle stesse organizzazioni per i diritti umani)? Fonte quasi unica dei media è il Syrian Observatory for Human Rights (SOHR) con sede a Londra. Il suo presidente Rami Abdel Ramane, pare avere rapporti stretti con i Fratelli musulmani siriani. Ogni giorno il SOHR pubblica il numero dei morti, in genere senza indicare i nomi né se si tratti di disarmati, armati, forze dell’ordine.

Nel rapporto della Commissaria Pillay del 15 settembre scorso (United Nations, Report of the United Nations High Commissioner for Human Rights on the situation of human rights in the Syrian Arab Republic – A/HRC/18/53) appare chiaro che anche le Nazioni Unite si basano sulle stesse fonti dei media, fra cui gli LCC (Local Coordination Committees), ovvero i Comitati di coordinamento locale. “Al momento in cui scriviamo, la missione aveva ricevuto 1.900 nomi e dettagli di persone uccise in Siria da metà marzo; tutti dichiarati come civili. (…) Questa informazione è stata fornita dai Comitati di coordinamento locale attivi in Siria. La missione Onu non è in grado di verificare in modo indipendente“. (corsivo nostro)

Chi sono gli LCC? Secondo il Christian Science Monitor, fanno parte dell’autoproclamatosi Syrian National Council, già riconosciuto come “legittimo rappresentante del popolo siriano” dagli omologhi del National Transitional Council della Libia, portato al potere a Tripoli dalla guerra della NATO.

Le fonti dell’ultimo rapporto dei “tre esperti” che è valso la condanna della Siria al Consiglio dei diritti umani ONU.

Il 2 dicembre il Consiglio dei diritti umani dell’ONU – convocato all’uopo da Unione Europea, Usa e paesi della Lega Araba – con 37 sì, 6 astensioni e i 4 no di Cuba, Ecuador, Cina e Russia ha condannato le “violazioni estese, sistematiche e flagranti dei diritti umani in Siria”.

La decisione, che “sostiene gli sforzi per proteggere la popolazione siriana” e chiede agli organismi dell’ONU di intraprendere “azioni appropriate”, si basa sul rapporto rilasciato giorni fa da un gruppo di “tre esperti indipendenti” (“Report of the Independent International Commission of Inquiry on Syria”). Essi hanno concluso che le forze armate e le forze di sicurezza siriane sono coinvolte in diversi crimini contro l’umanità per la repressione “di una popolazione in gran parte civile (corsivo nostro) nel contesto di proteste pacifiche“; e per le detenzioni arbitrarie, la tortura sui prigionieri, uccisione di minori e altre violenze.

Il governo siriano non ha permesso alla Commissione di lavorare sul terreno spiegando che sta lavorando una commissione di inchiesta indipendente su ogni tipo di crimine commesso nel paese e quindi occorre prima attendere gli esiti. Una mossa sbagliata che ha permesso alla Commissione dei tre esperti di affidarsi interamente a fonti esterne.

Una degli esperti indipendenti, Karen Koning AbuZayd, è “interessante”. Ha avuto sì diversi incarichi all’ONU ma è tuttora nel board dei direttori del think-thank washingtoniano – ma molto finanziato dall’Arabia Saudita – Middle East Policy Council. Non proprio indipendente…

La “missione investigativa” ha intervistato a Ginevra 223 persone, “vittime o testimoni” della repressione. Chi sia stato intervistato e dove rimane un mistero sul quale i “tre esperti” non hanno voluto rivelare nulla sottolineando la “coerenza delle informazioni” ricevute da “una serie di fonti da diversi luoghi della Siria”.
I tre hanno anche detto che se avessero potuto entrare in Siria avrebbero intervistato le famiglie dei militari uccisi.

E le prove della veridicità dei racconti dei testimoni? “Lo standard di prova adottato è stato quello del ‘sospetto ragionevole‘, su ogni particolare evento o incidente. E’ uno standard più debole di quello richiesto in un processo penale”.

Sulla parte angosciante relativa alle morti dei bambini, un commentatore osserva: “Certamente ne sono stati uccisi dalle forze dell’ordine, ma molto spesso perché queste sono state provocate da armati estremisti che hanno fatto degenerare le manifestazioni civili”; altri bambini e adolescenti sono rimasti vittime di armati non governativi.

11 dicembre 2011 cadoinpiedi.it
http://www.cadoinpiedi.it/2011/12/11/siria_le_colpe_dellonu_e_quelle_dei_media.html#anchor

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *