Poveri USA: che scelta! – Johan Galtung

Il Movimento Occupy è un segno di ragionevolezza USA. L’essere senza leader lo rende meno vulnerabile, immensamente stimolante per le coscienze, non insistente su alcuna singola analisi o rimedio – per ora. Persone così preoccupate da sacrificare qualche agio personale – acquisendo in convivialità e senso, un dono per una democrazia.

E che segno d’irragionevolezza USA è stato il loro contatto con l’autorità: nessun politico prominente desideroso di predicare o imparare o ambo le cose, ma gas lacrimogeni, spruzzi irritanti al peperoncino, sgomberi. Nell’era del Vietnam degli anni 1960 il ministro della Difesa Robert McNamara alla fin fine lasciò il suo ufficio per parlare instillando senso nei dimostranti, e funzionò, ma a rovescio. Che l’operatore sociale di Chicago, Obama, non l’abbia fatto è una vergogna.

Gli USA oggi: per, di e da parte non della gente, ma dell’1% in cima. E il Parlamento, i partiti gemelli, non si trova in mezzo, ma fa parte dell’1%. Chiamare democrazia gli USA è un insulto alla parola. Lo spettacolo dell’elezione nazionale multi-partito è avviato, ma gli eletti non saranno “tenuti a render conto” – in maniera effettiva – ai propri elettori, bensì ai benefattori delle grandi multinazionali che pagano le loro campagne.

Inoltre, possono farlo in buona coscienza, dopo la sentenza della Corte Suprema per cui il denaro per le campagne può essere ricondotto alla libertà d’espressione. Si badi: la violenza è anche un atto di comunicazione. Allora perché non “ricondurla” alla libertà d’espressione, insieme alle altre tre forme di potere – la forza, la corruzione, e le idee? Gli USA combattono guerre con tappeti di bombe, oro e idee, allora perché non anche con le elezioni?

La democrazia è un contratto con i votanti: “se eletto cercherò di attuare il mio programma”. Quel traditore della democrazia, Obama, con una retorica del cambiamento, ha attratto gli esclusi dal privilegio – neri, rossi, ispanici, donne, giovani, operai, e li ha traditi tutti; ma non il suo benefattore Goldman Sachs, favorendone il salvataggio ben al di sopra dei provvedimenti di stimolazione.

Ha approvato l’estensione del Patriot Act, criminalizzato il dissenso, aumentato le intercettazioni telefoniche, spiato le comunità musulmane, mantenuto un’ “America Top Secret” con 1.271 organizzazioni governative e 1.931 private dedite allo spionaggio dei cittadini da 10.000 postazioni. Intende perseguire gli editori di WikiLeaks, difende le condizioni di carcere duro di Bradley Manning, ha censurato i libri scritti da ex-agenti CIA, bloccato la pubblicazione di soldati USA che stanno vessando prigionieri, tiene il governo al riparo dai riesami critici avanzando segreti di stato, si avventa contro i pacifisti, usa l’isolamento carcerario (Quigley).  Mantiene la normativa di Bush con aggiunte: un Bush extra. Da megalomane, si considera al di sopra dei partiti, protendendosi verso i Repubblicani per imbarcarli nella sua politica e attuando la loro.

Ha esteso la politica di guerra di Bush da due ad almeno sei paesi, passando dalla guerra aperta del Pentagono a quella clandestina dei droni CIA, ha stanziato 185 miliardi di $ alla “modernizzazione” dell’arsenale nucleare (l’ingenuità norvegese gli conferì un premio per la pace per la sua retorica in senso contrario), ha un primato di servilità verso Israele, ha dato corso all’esecuzione extra-giudiziaria di Osama bin Laden, Al-Awlaki, e indirettamente di Gheddafi (“propaganda elettorale mediante assassinio” la chiama Alexander Cockburn; The Nation, 30 maggio 2011); e al tempo stesso presiede a un paese in via di de-sviluppo con risorse vitali decrescenti per numero di neonati che muoiono, aspettativa di vita per intere categorie sociali, aumento di famiglie sotto il limite della povertà, con molti che patiscono la fame (forse 16% della popolazione). Che priorità!

Qualcuno predisse tutto questo per il suo passato da professore di diritto costituzionale: è giusto quel che decide il giudice. Da politico: la politica è quella che decide il Congress.  È il presidente che ha meno usato il suo diritto di veto: solo 2 volte. Roosevelt, un politico davvero, è al primo posto con 635 veti, 1 ogni 7 giorni (USA Today, 7-9 ottobre 2011).

Robert Reich, in un eccellente articolo, The Rebirth of Social Darwinism (“La rinascita del darwinismo sociale”, Nation of Change, 4 dicembre 2011, http://www.nationofchange.org/rebirth-social-darwinism-1322924980 ), chiede: “Che genere di società vogliono esattamente i Repubblicani moderni?”

Non un governo più piccolo, dato che ”i più cercano una maggiore difesa nazionale e una sicurezza interna più muscolare”. Ricerca e sorveglianza entro i confini USA: più prigioni, più sentenze di morte.  Reich risponde: non sono conservatori, ma reazionari: “preferirebbero riportare indietro il paese – a prima degli anni 1960 e 1970, della legge sulla Protezione Ambientale, dell’assistenza sanitaria pubblica (Medicare e Medicaid); a prima del New Deal, e le sue disposizioni sulla Sicurezza Sociale, dell’assicurazione di disoccupazione, della settimana di quaranta ore lavorative, delle leggi contro il lavoro minorile e sul riconoscimento dei sindacati – l’America che cercano è quella dell’Età Dorata del tardo XIX secolo”.

E lì è dove il darwinismo sociale entra in gioco come ideologia, dice Reich. William Graham Sumner fu professore di scienze politiche e sociali a Yale, l’università famosa per la congrega Teschio e Ossa, “e portò in America Charles Darwin stravolgendolo perché s’adattasse ai tempi – la vita era una lotta competitiva in cui solo il più adatto sarebbe sopravvisssuto – e con questa lotta la società s’irrobustisce col tempo – i governi dovrebbero fare poco o nulla per aiutare i bisognosi perché così s’interferirebbe con la selezione naturale”.

Primato quindi a questa visione della natura; nessun senso delle strutture con la loro presa ferrea sui destini umani, né delle culture di compassione. Inoltre, Reich confronta citazioni di un secolo e più fa con quelle dei candidati attuali. Ciò vale anche per Ron Paul, che vuole risparmiare interrompendo la guerra perpetua, ma è anche a favore dell’annullamento del piano di assistenza sanitaria di Obama. Richiesto di quale consiglio darebbe a un giovane che avesse deciso di non comprare un’assicurazione sanitaria e si ritrovasse in coma: “È appunto quello che comporta la libertà: assumersi i propri rischi”.

La scelta USA è fra il colera e la peste. Nessuna via d’uscita?

Forse una. Il Movimento Occupy diventa un movimento per rivitalizzare un’economia morente, creando una miriade di piccole imprese, casse di risparmio, non banche speculative; che inizino cioè una società parallela.

12 dicembre 2011 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Poor USA: What a Choice!

http://www.transcend.org/tms/2011/12/poor-usa-what-a-choice/

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