La rivolta araba – E poi? – Johan Galtung

Cambia carattere al solo guardarla, come nella meccanica quantistica.  La rivoluzione francese lo fece alla fine degli anni 1780 – inizio 1790.  Comunque, la primavera se n’è andata, la rivolta è in corso, ma finora non una rivoluzione.  Ci sono strati di persone al potere e strati di opposizione. È cominciato lo svelamento.

Se i semi di un suicidio invernale in Tunisia hanno messo germogli a inizio primavera, devono essere caduti su terreno fertile.  Gli eventi si trasformano in processi quando la “stabilità” è instabile, come lo sono un potere enorme e divari di ricchezza.  Il trucco negli USA è il far credere alla mobilità individuale; “se non ce la fai, è colpa tua”. Altri la vedono come una relazione: nell’ assumere potere/ricchezza da noi, loro diventano potenti e ricchi e noi restiamo impotenti e poveri.  La prima è individualista e orientata alla persona, la seconda collettiva e orientata al sistema.  Vedendola in questo modo, ne seguono delle rivolte, come piazza Tahrir, come Wall Street. Cionondimeno, c’è bisogno di qualche risorsa.

La Primavera Araba è la terza rivolta araba in meno di un secolo.

La prima, nel 1916-18, fu contro l’Impero Ottomano. La risorsa fu Inghilterra-Francia-Russia contro Prussia-Asburgo-Turchia, con la libertà araba in cambio della rivolta. Poi ci fu il tradimento Sykes-Picot; quattro colonie: Palestina, Iraq, Siria-Libano, e una “patria” ebraica.

L’Impero Ottomano era musulmano, gli imperi occidentali (compresa l’Italia in Libia dal 1911) erano secolari, aperti ai missionari. L’Impero Ottomano si basava su province, wilayat; l’Occidente costruì paesi solcati da profonde linee di faglia incorporate, ben visibili oggigiorno; che potevano reggersi solo sotto l’imperialismo occidentale o la dittatura araba.

La seconda, nel 1952-69, da Naguib-Nasser in Egitto a Gheddafi in Libia, fu contro l’imperialismo occidentale. La risorsa fu il proprio apparato militare. Eisenhower-Dulles condannarono l’attacco anglo-franco-israeliano all’Egitto, e s’instaurò così l’impero USA-israeliano. L’attacco alla Libia è arrivato nel 2011.

La terza rivolta, 2011-?, è contro l’impero USA-israeliano. La risorsa: studenti disoccupati, gruppi musulmani repressi, enormi e nuovi.

A differenza degli Ottomani e dei colonialisti occidentali, USA e Israele controllano i paesi arabi indirettamente, basandosi sulla forza militare e la corruzione delle élite locali, autocratiche e cleptocratiche, non condannate fintanto che servono USA-Israele. L’Algeria è il regime peggiore del mondo arabo, con 250.000 uccisi a partire dalle elezioni annullate in cui il Front Islamique de Salvation stava avanzando verso la vittoria, e con un’Unione Europea che fece finta di non vedere quelle sue atrocità. Il migliore del mondo arabo è il suo vicino, il Marocco, con un saggio Mohammed VI che sente che sono maturi i tempi per cambiamenti sostanziali con una costituzione, un referendum, elezioni.  Potrebbe ispirare l’Arabia Saudita ad attuare le richieste dei propri intellettuali.

Le rivolte hanno denunciato la dittatura e la corruzione; conoscendo bene il ruolo di USA-Israele nel corrompere i militari egiziani d’alto grado, che combattono per i propri privilegi.  Da parte di Israele, molto preoccupato per quell’accordo di Camp David con l’Egitto, non si è sentita nessuna preoccupazione per la democrazia.

Ma gli USA, i campioni della democrazia, fanno un altro gioco.  Sono dietro a una parte dell’addestramento alla nonviolenza, originariamente adottato come strumento di politica estera (in Ukraina, Georgia, le rivoluzioni colorate) dal tempo dell’insurrezione studentesca Otpor contro Milosevic. Ammoniscono tutti gli autocrati di abdicare e andarsene. Perché? Senza dubbio, perché in una certa misura credono nella democrazia; e pensano che ovunque le persone, una volta sia concessa loro la libertà, riconosceranno gli USA come loro bastione e li sosterranno.

C’è però un’altra dimensione. L’autocrazia poggia sull’apparato militare, quindi sullo stato; e si procura “commissioni” dai monopoli statali. Gli USA preferiscono la privatizzazione. La democrazia può essere manipolata con i media, e le imprese private con gli investimenti. Molto importante è la privatizzazione delle banche centrali per la globalizzazione occidentale dei mercati finanziari (tramite le compensazioni multilaterali della Banca delle Liquidazioni Internazionali di Basilea). Ciò vale per Iraq-Iran, Libano-Libia, Siria-Somalia-Sudan, sette bersagli principali USA.  Il Consiglio Nazionale Transitorio di Bengasi ha immediatamente privatizzato la banca centrale. Washington ritiene che i democratici possano essere più accondiscendenti persino degli autocrati devoti agli USA.

Tuttavia questo è ulteriormente complicato dalle linee di faglia nei paesi arabi. La democrazia funziona bene per paesi nordici omogenei con culture dell’Io ma è molto problematica per stati con culture del Noi, eterogenei per razza, etnicità, religione, spartiacque fra il moderno, il tradizionale e il primitivo (tribali), e rivalità geografiche – in breve una Libia, stato unitario non-democratico. E non vale neppure per gli altri sei stati succitati, né per altri come Israele, tipicamente con una democrazia per gli ebrei e il pugno di ferro per i palestinesi.

Tuttavia, può funzionare la combinazione delle tre soluzioni: federazione all’interno, confederazione verso l’esterno con confini aperti, e democrazia locale; per esempio per l’Iraq. Che è poi quanto caratterizzava l’impero Ottomano, cosicché la Turchia può ben sentirsi interpellata e senza dubbio giocherà un ruolo importante, con l’AKP – Partito della Giustizia e dello Sviluppo, come un modello di islam con democrazia. Ma a parte i curdi, la Turchia è omogenea rispetto agli altri.

Islam, l’ossessione occidentale. L’Occidente potrebbe chiedersi come reagirebbero i cristiani se fossero stati eclissati dai modernizzatori, musulmani o no, militari o no che fossero. Una fraternità cristiana, forse? Che venisse allo scoperto con una rivolta già in corso, ad alimentarla? E poi adottando altre forme politiche, forse una qualche semi-democrazia sensibile, illuminata?

Servirebbe molto un mutamento di USA-Israele dall’autismo alla sensibilità. Gli arabi vogliono una vita migliore, irraggiungibile sotto élite più sensibili agli interessi di USA-Israele che a quelli della propria gente. Le rivolte continueranno finché anche USA-Israele accettino una formula di federazione-confederazione, con una federazione israelo-palestinese (intermedia fra una soluzione a uno stato e una a due!), entro una confederazione di Israele con i cinque vicini arabi dal Libano all’Egitto. Una Comunità Medio-Orientale. Nell’ambito di tale formula la Primavera Araba del settembre 2011 a Tel Aviv potrebbe occuparsi di uguaglianza non solo per se stessi ma anche per i vicini arabi. E la regione potrebbe risvegliarsi a un nuovo insieme di norme, più ottomane, meno occidentali, USA, israeliane. Ma con capitali ovunque, non solo a Istanbul.

Una rivoluzione, liberatrice per gli oppressori non meno che per gli oppressi.

 

28.11.11 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: The Arab Revolt – What Next?

http://www.transcend.org/tms/2011/11/the-arab-revolt-what-next/

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