Il ritorno dei cattolici (e della Balena Bianca?) – Pietro Polito

Lasciatemelo dire: “Mi ha fatto male”.

Mi ha fatto male che il primo atto del Grande Tecnico da Presidente del Consiglio non sia stato quello di andare in un ospedale, in una fabbrica, in una università – eppure è stato detto che quello appena nato è il governo dei professori –, ma di precipitarsi all’aeroporto per rassicurare il Santo Padre. Tra i 18 professori al governo non poteva figurare almeno un solo professore laico integrale come per esempio Remo Bodei, Giulio Giorello, Gian Enrico Rusconi?

La foto che ritrae il Professore-Presidente insieme al Papa-Teologo non documenta una delle consuete svilenti genuflessioni della politica italiana di fronte alla Chiesa di Roma. Tuttavia il volto sorridente del nostro Presidente del Consiglio e quello benevolente del Santo Padre è uno spettacolo che non avrei voluto vedere.

Le parole che, tra l’altro, il Professore ha proferito a sua Santità in tre minuti di colloquio sono state: “Stiamo cercando di far partire al meglio il Paese”.

Quando con analoghe parole egli si rivolgerà ai cittadini e alle cittadine che soffrono per una malattia, per la mancanza o la perdita di un lavoro, agli studenti, agli operai, ai lavoratori, ai giovani ai quali forse è stato rubato il futuro?

Il governo del Grande Tecnico è partito con l’entusiasmo, manifestato con maggiore o minore enfasi, dei cattolici presenti nei vari rami dello schieramento politico, sotto i buoni auspici del Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, con l’approvazione del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco e con il plauso di tutte le associazioni cattoliche. Manca ancora all’appello Comunione e Liberazione, rea di avere avviato tardivamente il processo di sganciamento dal Sultano.

Come opportunamente osserva Claudio Tito, questa è “una circostanza che in Italia costituisce ancora un elemento di una certa importanza”.

Il giubilo dei cattolici e la presenza di una folta pattuglia di professori laici cattolici nel governo dei professori, ha fatto parlare del “gran ritorno dei cattolici” sulla scena pubblica, in particolare di quella schiera che ha accolto i ripetuti appelli dall’alto a un impegno in politica conforme ai valori essenziali, irrinunciabili, inviolabili, inalienabili, indivisibili, “non negoziabili” della morale cattolica.

La corrente dei nuovi cattolici che interpretano i valori cristiani in modo più coerente dei laici devoti è stata tenuta a battesimo al convegno di Todi del 17 ottobre 2011.

Dalle ultimissime cronache apprendo che si è tenuto un convegno analogo di cattolici impegnati ma in senso opposto al primo: da questa contrapposizione pare che il mondo cattolico vada ora dividendosi tra “todini” e “antitodini”.

Fin qui sul rapporto tra i nuovi cattolici e il nascente governo del Paese.

Ma la presenza dei cattolici in politica pone due questioni: 1. il rapporto tra religione e politica, un tema che riguarda tutte le religioni (su cui tornare); 2. il rapporto tra i nuovi cattolici e l’eredità della Balena Bianca.

Il destino porta con se sempre circostanze che sorprendono.

Come si suol dire, per uno strano caso nello stesso giorno in cui si è insediato il governo si è aperta a Roma una mostra sui cinquant’anni di storia della Democrazia Cristiana. All’inaugurazione si sono ritrovate tutte le anime della vecchia Balena Bianca. Non solo i giornali ma anche alcuni protagonisti di quella stagione da dimenticare hanno commentato: “La diaspora è finita”.

Mi limito a osservare che se il gran ritorno dei cattolici seri in politica (la distinzione tra seri e poco seri vale naturalmente pure per i laici) è un fenomeno positivo, il gran ritorno della DC sarebbe un evento nefasto per il paese.

 

Diario italiano. Fatti, persone, idee, valori (a cura di Pietro Polito)

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