Kashmir-Afghanistan-Asia Centrale – Johan Galtung

Da Washington, DC – 14.11.11

Eccellenze:  Sono profondamente onorato e grato per il Premio Internazionale di Costruttore di Pace Abdul Ghaffar Khan; così chiamato per il Gandhi della frontiera, il Gandhi musulmano, Badshah Khan, un eroe della lotta anti-coloniale dal 1930. Egli considerava la nonviolenza come “un’arma del Profeta”, radicata nel Corano. Lo incontrai una volta – un gigante in più di un senso –mentre osservava con occhi acuti svolgersi una inconcludente conferenza di pace a New Delhi, nel 1970. Un modello per tutti noi, come Gandhi.[i]

In questo Forum trimestrale d’indirizzo dell’AMA – Associazione Musulmana Americana – ci occupiamo di “Il Kashmir e il rompicapo regionale per la pace”, e io ho aggiunto l’Afghanistan, e l’Asia Centrale per una “soluzione regionale”. Molto colpito dai precedenti oratori sul Kashmir, gli ambasciatori Howard B. Schaffer e Yusuf Buch, e dal libro del dr. Ghulam-Nabi Fai sul Kashmir Conflict, mi si permetta di presentare alcune prospettive elaborate da TRANSCEND – una ONG di mediazione – basate su un gran numero (centinaia) di dialoghi a quattr’occhi con ogni genere di partecipante a tali conflitti.[ii]

Questi dialoghi di mediazione cominciano con la stessa domanda:

* Come sarebbe il Kashmir che vorrebbe vedere/ in cui vorrebbe vivere?

* Come sarebbe l’Afghanistan che vorrebbe vedere/ in cui vorrebbe vivere?

* Come sarebbe l’Asia Centrale che vorrebbe vedere/ in cui vorrebbe vivere?

In altre parole, ancoriamo il dialogo a una visione, un sogno costruttivo del futuro, idealistico, e poi procediamo a renderlo quanto più concreto possibile. Operiamo a ritroso, cominciando con degli obiettivi, così come emergono dalla ricerca reciproca tipica di un dialogo, diversamente dai dibattiti-negoziati.

Secondo la nostra esperienza non riteniamo che la somma delle narrazioni sulle rimostranze e sofferenze dei singoli contendenti costituisca una soluzione. Può portare a una migliore comprensione reciproca, ma anche all’apatia, alla disperazione, e alla paura di vendette. Se si vuole la pace, si cominci con le sue immagini, le si metta in relazione con quello che effettivamente accade, si cerchi qualcosa di positivo nel passato, si dia spazio alle peggiori paure per il futuro.  Idealismo e realismo, sogni, incubi, nostalgia, tutto dovrebbe confluire in un processo maturo.

Andando allo stretto essenziale, ecco tre immagini di soluzioni:

Per il Kashmir: Oggi una disputa trilaterale Kashmir(i)-India-Pakistan:

* Jammu e Ladakh diventano parti dell’Unione Indiana, e l’Assad-Kashmir diventa parte del Pakistan se le rispettive popolazioni così stabiliscono;

* La Valle diventa parte di un condominio indo-pakistano con sempre più autonomia eventualmente mirante all’indipendenza;

* Queste parti del Kashmir sono poi legate insieme in una confederazione con confini aperti, sotto un’entità politica con tutte le parti rappresentate, e una SAARC (Associazione Sud Asiatica di Cooperazione Regionale), con un’Associazione di Libero Scambio dell’Area del Kashmir – KAFTA. le carte d’identità e i passaporti comprenderebbero tutti il nome “Kashmir” in copertina.

Le costituzioni di India e Pakistan verrebbero emendate per accogliere la doppia condizione di questi territori, ma senza cambiare alcun confine. Mentre invece verrebbero cambiati conformemente le intestazioni dei passaporti.

Per l’Afghanistan: Oggi un’area prediletta di invasione per l’Occidente e la Russia:

* Un governo di coalizione che comprenda quelli che l’Occidente chiama “taliban”;

* Una federazione con autonomia locale per le 25.000 comunità di villaggio e 6-8 nazioni; con la capitale in una piccola località, non Kabul;

* Una confederazione o comunità con i paesi confinanti: Iran, le cinque repubbliche centrasiatiche, Assad-Kashmir, Pakistan;

* Rendere disponibili cibo-acqua-vestiario-alloggio-sanità-istruzione neutrale rispetto a nazionalità e genere;

* Peace-keeping da parte del Consiglio di Sicurezza ONU e dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), anche per impedire attacchi a terzi, e neutralità garantita internazionalmente; niente basi militari né truppe straniere.

Per un paese come l’Afghanistan, che evoca la Svizzera, soluzioni svizzere, come la federazione e la neutralità, dovrebbero essere appropriate. La democrazia diretta svizzera è anche compatibile con la tradizione della jirga.

Per l’Asia Centrale: oggi frammentata da Occidente e Russia:

* Una Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Asia Centrale-CSCCA, sul modello della Conferenza di Helsinki del 1972-75, anche una conferenza di pace;

* Mirare a una Comunità dell’Asia Centrale- CAC, una famiglia formata dall’Afghanistan con i paesi confinanti musulmani, sul modello della Comunità Europea;

* Trascendere la linea Durand (del 1893) che divide la nazione Pashtun rendendo meno importante il confine fra Afghanistan e Pakistan;

* Trascendere la linea McMahon (del 1914) fra India e Cina rifiutandola, sviluppando buoni rapporti con la Cina, usando la SCO (Organizzazione diCooperazione di Shanghai);

* Trascendere la linea Mountbatten (del 1947) fra Pakistan e India sviluppando buoni rapporti con l’India (l’acqua!), usando la SAARC.

Situati su un asse fra Turchia e Cina, entrambi i paesi verrebbero coinvolti, come pure i grossi vicini Russia e India.

La soluzione sul Kashmir sarebbe ben accolta dai popoli coinvolti, ma verrebbe fortemente contrastata dalle èlite militari e diplomatiche, in entrambi i paesi, nella speranza che sia l’altro a crollare. La soluzione comporta una diplomazia popolare e capi con mentalità simili in tutti e due i paesi, tipo Mandela-de Klerk (Singh-Musharraf?), e porrebbe fine alla brutale occupazione indiana forte di ben 700.000 unità.

Il ghiacciaio Saichin potrebbe diventare un memoriale mondiale di pace.

TRANSCEND ha una proposta simile per il Kurdistan: una confederazione di quattro autonomie con diritti umani in Iraq, Iran, Siria e Turchia. Nessun confine spostato , ma con “Kurdistan” su tutti i passaporti.

La soluzione per l’Afghanistan dovrebbe rispettare la realtà del paese: non è uno stato unitario controllato da Kabul. La lotta contro la coalizione a guida USA non è solo contro la secolarizzazione, ma anche contro il dominio di Kabul e soprattutto contro il venire invasi-occupati.

La soluzione per L’Asia Centrale dovrebbe porre fine all’idea occidentale di controllare il mondo dall’ Asia Centrale (MacKinder, 1904), riparando molto del danno inflitto alla zona dalla politica coloniale inglese e lasciando che paesi che appartengono a un insieme, a una famiglia, crescano insieme, mettendo in comune gente e risorse. Come in Europa, potrebbero essere strutturati in un’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione nell’area Asia-Pacifico, OSCAP, sul modello dell’OSCE che scaturì dalla conferenza di Helsinki.

E la coalizione a guida USA? Quelli non sono paesi centrasiatici, non dovrebbero imporre “soluzioni” che non tengano conto degli interessi della regione, bensì ritirarsi militarmente e aiutare a ricostruire quello che hanno distrutto.  Alternativa: diventare del tutto irrilevanti. Non c’è vittoria in fondo a qualunque tunnel.

Finisco con la Primavera Araba che può anche portare a una comunità e a una famiglia. Dal 1971 TRANSCEND è per un Israele complessivamente post-sionista con i confini del 1967 come membro di tale famiglia, ponendo fine all’occupazione della Palestina. Due statisti francesi, Monnet e Schuman proposero una volta la stessa cosa per la Germania ex-nazista.  Funzionò, ne venne fuori la Comunità Europea, poi Unione Europea. Un giorno due statisti arabi potrebbero fare altrettanto anch’essi, spero.

NOTE:

[i]. Vedere l’eccellente articolo di Lester R. Kurtz, “Peace Profile: Abdul Ghaffar Khan’s Nonviolent jihad” [Profilo di pace: il jihad nonviolento di AGK], Peace Review, 23:245-251.

[ii].  Per altri dettagli si veda: Johan Galtung, 50 Years 100 Peace & Conflict Perspectives, TRANSCEND University Press-TUP, 2008 www.transcend.org/tup.

Premio internazionale di Costruttore di Pace Abdul Ghaffar Khan al Prof. Johan Galtung

La Fondazione dell’Alleanza Musulmana Americana (AMA) ha onorato il Prof. Johan Galtung, fondatore della disciplina accademica degli studi per la pace, con il Premio internazionale di Costruttore di Pace Abdul Ghaffar Khan.

In riconoscimento:

della Sua lotta di una vita per la pace con giustizia e contro il militarismo, l’imperialismo, e la protratta occupazione israeliana della Palestina;

dell’aver praticato e divulgato la Sua consapevolezza ad “elicottero” che mette a fuoco la Sua creativa erudizione sulla liberazione del perseguimento della pace dalla morsa del sistema di stati mondiale;

della continuazione dell’opera da Lei iniziata in collaborazione con il defunto Olof Palme per instaurare una complessiva denuclearizzazione globale;

del Suo fungere da portavoce dell’internazionale dei paesi non allineati del terzo mondo in Occidente, sostenendo la democrazia all’interno di ogni nazione come pure fra le nazioni;

e soprattutto del Suo sintetizzare il meglio dell’Est, dell’Ovest, del Nord e del Sud.

Washington, DC 14 novembre 2011 – Forum Democratico Americano del Pakistan

Abdul Ghaffar Khan (1890-1988), nel cui nome viene conferito il premio, era un capo politico e spirituale afghano noto per la sua opposizione nonviolenta al dominio britannico in India. Pacifista per una vita, musulmano devoto, e amico intimo di Gandhi, era anche noto come Sarhaddi Gandhi ossia “Gandhi della Frontiera”. Ghaffar Khan si oppose strenuamente alla richiesta di partizione dell’India da parte della Lega Musulmana. Dopo la partizione fu spesso arrestato dal governo pakistano in parte per la sua associazione con l’India e per la sua opposizione alle mosse autoritarie del governo. Passò gran parte degli anni 1960 e 1970 o in prigione o in esilio.

Johan Galtung (1930), noto come il Padre degli Studi per la Pace, passò sei mesi in prigione in quanto obiettore di coscienza all’età di 21 anni nella sua nativa Norvegia; l’inizio di una vita di lavoro su pace e conflitto. È destinatario di molti riconoscimenti a livello mondiale, compreso il Premio Nobel Alternativo per la Pace del 1987. Nel 1959 fondò il pionieristico istituto di Oslo di Ricerca per la Pace (PRIO) e nel 1993 creò la Rete TRANSCEND per la Pace con Mezzi Pacifici (http://www.transcend.org/). Numerosi governi, associazioni e ONG, compresa l’ONU e la UE, si affidano alla sua valida esperienza di 50 anni come mediatore e alla sua capacità di creare soluzioni accettabili da e benefiche per tutti i contendenti di un conflitto. È autore di oltre 150 libri e 2.000 documenti/ articoli/saggi sull’universo della pace.

21.11.11 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Kashmir-Afghanistan-Central Asia

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