La grande notizia – Pietro Polito

Dove eravate quando si è diffusa la grande notizia?

Dove eravate alle 21 e 31 del 12 novembre 2011 quando l’ANSA ha battuto la notizia: “Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato”?

Che cosa stavate facendo?

Con chi eravate?

Con chi avete condiviso quel momento di un giorno memorabile nella storia del Paese e della nostra vita?

Io ho capito cosa era successo, quando alla Torre di Abele, durante la festa per l’amico Rocco Pinto, in occasione della pubblicazione del suo bel romanzo Fuori Catalogo: storie di libri e librerie, si è levato un applauso che ha sovrastato appena il brusio della conversazione.

Un applauso liberatorio, contenuto, breve, non intenso e che non ha interrotto il nostro discorrere di libri, di Torino, di episodi legati all’amicizia con il libraio che ha inventato la libreria più lunga del mondo.

La grande notizia ha suscitato una gioia trattenuta.

Mi sono chiesto: “Come mai? Perché?”

Per rispondere bisogna andare un po’ più indietro negli anni.

A grandi linee (ma non sto parlando da storico) la storia d’Italia ha conosciuto quattro grandi regimi:

1.Il regime giolittiano;

2.Il regime fascista;

3.Il regime democristiano;

4.Il regime del Sultano.

La generazione di noi nati nel 1956 ha visto la caduta di 2 regimi.

Quanto al regime democristiano continuo a pensare che un cantautore geniale, immaginandosi nei panni di Dio, non ha tutti i torti quando impreca contro gli anni dominati dal partito cattolico arrivando a dire : “Aldo Moro insieme a tutta la democrazia cristiana è il maggior responsabile di trent’anni di cancrena italiana”.

Il sacrificio di Moro illumina la sua vita ma non riscatta la storia del suo partito.

Ricordate la preoccupazione di Luigi Pintor: “Moriremo democristiani?”.

Quel regime, che non era il regime di una persona come quello del Sultano ma di una casta, sembrava immarcescibile, inamovibile, eterno. C’eravamo abituati a vivere come se, nonostante l’alternarsi di governi, governi balneari, governicchi, governi bipartiti, tripartiti, quadriparti, pentapartiti, governi di unità nazionale, l’era democristiana sarebbe coincisa con il tempo delle nostre vite.

Poiché è vero che non c’è mai limite al peggio, all’era democristiana diciassette anni fa è seguita l’era del Sultano (che si avvia al tramonto?). In un libro di qualche anno fa Maurizio Griffo invitava a “dimenticare la Democrazia Cristiana”. Quel tempo, anche per chi scrive, è da dimenticare e da non far tornare.

Ricordo l’uscita da quel regime come la possibilità di una svolta riformatrice, prima che cadessimo ammaliati, distratti o poco previdenti nella rete mediatica del Sultano. Perché la (prossima) fine di un’epoca che lascia sul terreno solo macerie non sta producendo (per ora) la stessa attesa?

Indico due ragioni:

1. la rivoluzione liberale promessa dal Sultano ma anche dai governi di centro sinistra (durante l’era del Sultano hanno governato per sette anni Prodi, D’Alema, Amato, Prodi) si è risolta in una catastrofe liberista.

La rivoluzione liberale, dopo l’era del Sultano, è ancora l’orizzonte della sinistra, di quel che resta della sinistra?

2. la democrazia ha un futuro? Perché è caduto il Sultano? Il Sultano è stato formalmente dimissionato dal Presidente della Repubblica, ma non dal Principe. Così Lelio Basso chiamava il popolo sovrano che si esprime liberamente nelle elezioni politiche generali. Il Sultano è stato sostanzialmente disarcionato dalla Banca centrale europea. Come non domandarsi: “Nel passaggio dal Sultano al Grande Tecnico ha vinto la democrazia?”.

Diario italiano. Fatti, persone, idee, valori (a cura di Pietro Polito)

 

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