Discorso di chiusura alla manifestazione NO F35 di Novara

Siamo giovani studenti o disoccupati, siamo lavoratori precari, siamo operai ed impiegati, siamo dipendenti pubblici da razionalizzare, siamo irriducibili antimilitaristi e disarmanti pacifisti, siamo riformisti e antagonisti, siamo cittadini di buon senso indignati ed esasperati.

Per l’ennesima volta siamo qui a manifestare.

Dobbiamo ripeterci, dobbiamo insistere.

Quelli che hanno le chiavi del potere non sentono, sono sordi di fronte alle nostre richieste.

Ma noi non demordiamo.

Noi insistiamo; non ci fermiamo.

Chi passi dalle parti dell’aeroporto militare di Cameri, a pochi chilometri da qui, può vedere il loro capolavoro.

Crescono gli hangar destinati ad ospitare la fabbrica della morte, la fabbrica per assemblare i cacciabombardieri F-35.

Ormai lo sanno tutti che cosa sono questi cacciabombardieri: armi d’attacco, micidiali macchine di morte per lo sterminio di massa.

I loro predecessori (Tornado e compagnia bella) li abbiamo visti recentemente in azione sui cieli della Libia.

O meglio: l’aeronautica militare riferisce che erano in azione e che hanno compiuto innumerevoli missioni al suolo.

Noi non abbiamo visto un bel niente.

Le guerre vengono nascoste agli occhi del mondo.

Si fanno vedere poche cose e si offrono immagini manipolate.

Ma l’aeronautica militare italiana non nasconde il suo orgoglio per la precisione conseguita nel raggiungimento dei loro target.

Tradotto in italiano significa che si sono dichiarati orgogliosi di aver colpito ed ucciso.

Ecco: gli F-35 andranno a sostituire i cacciabombardieri attualmente in servizio.

Andranno a combattere le prossime guerre. Non resteranno certo ad arrugginire negli aeroporti militari. Non svolazzeranno certo per il divertimento di piloti simpatici ragazzini.

Si alzeranno in volo, nelle prossime guerre, e sganceranno il loro carico di morte da quote irraggiungibili.

Vigliaccamente nascosti tra le nuvole, andranno a colpire uomini e donne, vecchi e bambini, esseri umani ed animali.

 

Le guerre, già, le guerre.

Ormai l’Italia sta in guerra da vent’anni.

Ormai l’Italia è una vera e propria piattaforma di guerra.

Si parte da qui e si combatte dovunque.

Ora qui, ora lì: la prima guerra del Golfo, la Somalia, l’ex Jugoslavia ed il Kosovo, l’Afghanistan, l’Iraq, il Libano, la Libia.

Quante guerre per una nazione che crede di essere in pace.

Quante guerre per una repubblica che ha scritto, nella sua Costituzione, di ripudiare la guerra.

Quante violazioni della legalità costituzionale.

Quanto disprezzo per i diritti degli individui e dei popoli.

Quanta prepotenza.

Quanta sete di potere.

Quanta subordinazione alla volontà dei padroni del mondo, che tutto vogliono controllare: territori, risorse naturali, coscienze.

Si stravolge pure la verità dei fatti e si trasformano l’aggressione in legittima difesa, i prepotenti in timidi difensori dei diritti umani, i rapinatori di risorse in pensosi asceti tutti dediti al bene comune.

 

Certo: spendere, solo in Italia, più di venti miliardi di euro per costruire e per acquistare cacciabombardieri può sembrare a qualcuno un grande affare.

Certo: un grande affare, ma solo per qualcuno.

Per i soliti noti pescecani delle industrie militari.

Prendono soldi pubblici sottratti alla spesa per i servizi sociali ed effettuano commesse per grandi imprese in cui prevale il capitale privato. Si spendono soldi pubblici e si permette ad un numero ristretto di azionisti di accrescere i loro profitti.

Questo è il loro libero mercato: i costi addossati alla comunità, i profitti concentrati nelle mani dei soliti oligarchi.

 

E poi, nel silenzio politico-istituzionale, hanno già creato un nuovo modello di difesa: lo determinano le scelte economiche delle grandi imprese produttrici di armi. Nel nostro caso si tratta della statunitense Lockheed Martin e del suo partner italico, Finmeccanica, la società capogruppo di Alenia, che è appunto impegnata appunto nell’assemblaggio degli F-35.

Un modello di difesa che è pericoloso per la sicurezza internazionale e che corrompe le strutture dello Stato.

Un modello che ci porta diritti alla completa militarizzazione della società. L’abbiamo visto chiaramente di recente in Val di Susa: forze di polizia e militari che comprimono le libertà fondamentali in nome del profitto di poche imprese.

 

Ci dicono che la fabbrica camerese porterà chissà quanti posti di lavoro per i giovani delle nostre parti.

Anche se fosse, si tratterebbe di posti maledetti, creati sulla pelle dei poveri del mondo e delle vittime delle guerre. Una vergogna insopportabile: vogliono rendere i giovani complici della loro violenza, delle loro aggressioni, delle loro guerre.

Anche se fosse vero, anche se davvero potessero essere creati innumerevoli posti di lavoro, noi comunque ci opporremmo.

Ma in realtà non è neppure vero.

I posti saranno pochi (e maledetti).

Con gli enormi capitali impiegati si potrebbero creare, in qualsiasi settore civile, almeno il triplo dei posti di lavoro che stanno promettendo.

 

Ma noi non ci caschiamo: non vi dovete illudere.

Non siamo noi a cancellare il futuro dei giovani e le opportunità di lavoro.

Siete voi, carissimi politici ed industriali criminali, ad avere cancellato il futuro della stragrande maggioranza degli esseri umani.

Siete voi che ci volete regalare un destino da vittime bombardate o da servi della vostra cupidigia.

 

Noi comunque siamo qui a ribadire la nostra posizione ed a lottare per raggiungere i nostri obiettivi: la cancellazione del progetto F-35, il rifiuto di tutte le guerre, il taglio netto delle spese militari.

I tempi ormai sono maturi, ormai è ora di gridare a gran voce che non possiamo sopportare che, in un solo anno, vengano impiegati 27 miliardi dei nostri soldi per il mantenimento di un apparato militare pletorico e per la partecipazione a guerre d’aggressione.

Ora basta.

Non possiamo vedere sprecare vite, denaro, risorse nelle guerre, mentre dobbiamo sopportare il taglio dei salari reali e la riduzione di servizi sociali d’ogni genere (dalla scuola alla sanità).

Otto miliardi di tagli alla scuola pubblica: tanto per fare un esempio.

Ma per le armi i soldi ci sono.

Per le guerre i soldi ci sono.

Per gli F-35 non si gioca al risparmio.

 

Ma noi resistiamo.

Non li lasceremo in pace.

Daremo loro fastidio in ogni modo lecito possibile.

Non lasceremo in pace chi vuol fare la guerra.

 

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