Mexico, te quiero! [Messico, ti amo!] – Johan Galtung

 

Da Monterrey, Distretto Federale, Puebla, Toluca

1958: La mia prima visita in America Latina, il primo amore, perpetuo. E che cos’è l’amore? Condividere la gioia dell’Altro, come la bellezza di Città del Messico, D F (distretto federale), ora con un cielo limpido e aria buona. Soffrire la sofferenza dell’Altro, come la violenza diretta (50-60 mila uccisi negli ultimi 5 anni: il Messico ha 19 delle 50 città più violente al mondo) connessa con il narco-traffico legato alla violenza strutturale della povertà per la metà più in basso della popolazione (95% dei 10 milioni di indigeni), e la flagrante diseguaglianza. Una patologia sociale, un cancro che si sta metastatizzando in corruzione e accordi nella politica, nella polizia, nell’apparato militare.

Messico, non disperare; stanno soffiando venti nuovi. Da nord l’aria fredda delle armi, del denaro e delle uccisioni come rimedio. Ma l’impero USA sta cadendo, e gli USA stessi non sono in gran forma. Di fatto, molto dell’Occidente si sta de-sviluppando, en via de subdesarrollo [in via di sottosviluppo], ma è tuttora un’enorme, varia fonte anche di cose positive come le manifestazioni occupare dappertutto. Che geografia benedetta; il paese latinoamericano più importante che confina con due oceani! I venti soffiano dall’Asia: venti di speranza, con un modello nippo-cinese per superare la miseria. I venti della Primavera araba stanno soffiando dal Medio Oriente recando sussurri preannuncianti una Primavera africana fra un anno o due. I venti soffiano da sud, dalle sorelle e dai fratelli latinoamericani, venti nuovi con le voci degli indigeni di Madre Natura, di sollievo per i poveri, di un’opera paziente d’integrazione. Il “Resto” è in arrivo.

Vicino agli USA e lontano da Dio? Niente affatto. Vicino a tutti gli angoli del mondo, vicino a molti dei, di vario genere. Con una storia benedetta piena di ricchi archetipi, di fiorenti università, di gente sempre più affascinante, più istruita, con molte cose che funzionano meglio che mai. México mi amor, apri la tua anima ‘con equità’, verso tutti. Permettiti un po’ d’ottimismo.

A proposito di narco-traffico. Caro membro della metà superiore della società, che cosa avresti fatto se la tua famiglia fosse stata lì per morire di fame e soffrissi di malattie curabili e però non avessi a disposizione neppure un peso in più? Dal triángulo blanco giù nel sud a certe regioni del Messico: produrre droga, distribuirla in catene complesse dove cambia di mano contro una provvigione, maggiore il rischio maggiore il prezzo, massimo vicino al confine dove arrivano le bande a riscuotere la provvigione sulle provvigioni prima che la droga attraversi il confine per il consumo finale, riempiendo il vuoto spirituale di forse 30 milioni di tossicodipendenti USA. Beh, come minimo fanno parte del mercato della droga. Ipotesi: più di metà dei trafficanti potrebbero essere dediti alla compravendita di droga non per comprarsi sogni nell’economia reale del consumo, ma per denaro reale nell’economia finanziaria della speculazione.

Quelli più in alto sono dediti alla compravendita di “titoli problematici”, di “derivati”. Ma i derivado-traficantes se la cavano senza pagare scotto, magari perfino salvati dallo stato, dai contribuenti. E fanno più danno che i loro colleghi più in basso nella società. C’è però una differenza: le banche possono restare sprovviste di denaro per una “stretta creditizia” mentre non sembra esserci invece una stretta narcotica. Questo importa perché limita ciò che si potrebbe ottenere riducendo il consumo.

Un Messico in profondo disagio. Tre aspetti: ingiustizia sociale, che induce produzione-distribuzione-consumo di droga, che porta alla violenza con le bande criminali, la polizia, i militari, che s’infiltrano l’un l’altro. Aspetti correlati, ma pure autonomi. Usare l’esercito – fin dal 1978! – per uccidere i violenti, mentre l’ingiustizia sociale produce sempre nuovi corrieri della droga, in parti del corpo sociale, in bambini, in donne. Oppure porre fine all’uso della droga per consumare qualcos’altro d’illegale, correndo rischi e quindi ottenendo profitti. Ridurre l’ingiustizia sociale e vedere la cultura della violenza avvolgere le sue spire attorno a qualcos’altro. Uccidere i violenti e assistere a un aumento della cultura della violenza. Quindi occuparsi di tutti e tre gli aspetti, doppiamente!, al tempo stesso.

Per ridurre la miseria: sollevare il livello dei più poveri nelle comunità più mal messe, nel modo cinese, con micro-aziende per produrre per i bisogni di base, impiegando i più bisognosi – finanziate da Carlos Slim? (ricchissimo imprenditore messicano nel campo delle telecomunicazioni, ndt)–; c’è abbastanza denaro in Messico per cominciare! Combattere il narco- e gli altri traffici alla base garantendo dignità per tutti.

Per ridurre la speculazione: mantenere uno stretto controllo – restringendo l’economia finanziaria a favore di investimenti nell’economia reale – e combattere il derivado tráfico rendendolo illegale; ma essenzialmente ridurre la diseguaglianza sollevando il fondo sociale, non prendendo ai ricchi.

Per ridurre la produzione e distribuzione di droga: invitare gli addetti a lasciar perdere partecipando alla gigantesca opera sociale per un Messico migliore, in cambio di amnistia o riduzioni di pena, facendo sì che la polizia locale li contatti uno per uno negoziando individualmente, non con il gruppo di appartenenza nel suo insieme, impossibile peraltro non essendoci in effetti un “insieme”.

Per ridurre il consumo di droga: rendere legali le droghe leggere seguendo l’efficace modello portoghese, sorvegliando il consumo leggero e lo svezzamento dal consumo pesante come negli USA; ci sarebbero meno tossicodipendenti, meno violenza, meno Al Capone. Soddisfare i bisogni spirituali per i quali molti ricorrono alle droghe, con mezzi spirituali.

Per proteggere la popolazione civile contro la violenza: appellarsi alla comunità internazionale, all’ONU e alle istituzioni latinoamericane in crescita per l’intervento umanitario – assistenza come truppe di peace-keeping nelle comunità più vulnerabili, grandi e piccole.

Per combattere il complesso della narco-violenza: appellarsi all’ONU e alla comunità latinoamericana per sovrintendere a e assistere la cooperazione fra i paesi più colpiti. Non solo un Plan Colombia ma tutti quanti, compresi Messico-Stati Uniti-Canada, MEXUSCAN, che devono deporre i loro piani per uscire da queste patologie sociali – con rapporti annuali e forti feedback. Rafforzare la capacità ONU.

Si facciano tutti e sei queste cose, e il futuro sarà più luminoso, perfino brillante. Lo dovete a voi stessi, a entrambe le metà della vostra società. E ai vostri amici.

31.10.11 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Mexico, te quiero!

http://www.transcend.org/tms/2011/10/mexico-te-quiero

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