La piazza e il palazzo – Pietro Polito

È bene non dimenticare Roma 15 ottobre, la manifestazione degli indignati: una festa trasformata in un incubo.

Nei giorni successivi ai fatti noti la lettura e il confronto di una decina di quotidiani nazionali e regionali, di destra e di sinistra, mi ha lasciato con le idee ancora più confuse .

Forse per capire sarebbe più utile raccogliere e confrontare le testimonianze di chi c’era, attivisti, pacifisti, militanti, cittadini, persone comuni.

Di seguito riferisco la testimonianza di una manifestante, una donna di sinistra, indipendente, non schierata con questo o quel partito, questo o quel gruppo. Mi sembra un racconto più significante delle cronache dei vari quotidiani. (Chiamo la nostra testimone L.)

L. si è recata alla manifestazione con un’amica, una giovane mamma con l’accordo di ritrovarsi con altre due amiche a Piazza San Giovanni. L. e la giovane mamma sono entrate nel corteo in Via Cavour a una mezz’ora di cammino dal punto d’arrivo.

Cosa ha visto L.? “Ho visto l’Italia”, mi ha detto.

Donne, anziani, giovani, tanti ragazzi, anche bambini, persone sulla sedia a rotelle, l’impressione era di essere stati invitati ad una festa.

Tra le persone in marcia una nota stonata: otto, al massimo dieci giovani, non di più, vestiti interamente di nero, il volto coperto da una sciarpa nera, in mano un casco, sulle spalle un grosso zaino pieno di …

Una visione allarmante.

Allarmata, L. si rivolge a un poliziotto: “Chi sono quelli? Perché non li perquisite?”. Nessuna reazione.

Preoccupata, L. suggerisce all’amica di raggiungere la testa del corteo per vie laterali. Giunte all’altezza di Piazza San Giovanni, le amiche trovano lo spettacolo che si aspettavano: tanta gente indignata, seria, consapevole, pacifica.

Da un momento all’altro, un popolo in cammino diventa una folla. Una folla impazzita, impaurita, inconsapevole, senza una direzione, che preme in più direzioni, spingendo fuori dal corteo le due amiche.

Cosa vede ora L.? La folla caricata dalla polizia che usa gli idranti, persone in preda al panico che scappano, altre persone più temerarie che vorrebbero riprendersi la piazza. In un gruppo venuto da Palermo, qualcuno dice: “ Non è giusto”.

L. è coraggiosa ma anche giudiziosa, conduce al sicuro l’amica giovane mamma che non può correre rischi. Le altre due amiche sono rimaste intrappolate nella parte del corteo che non è mai arrivata in Piazza San Giovanni.

Morale della storia. Questa testimonianza, parziale, inoltre riferita di seconda mano, se unita ad altre riportate dai giornali, può permetterci di mettere a fuoco alcuni punti:

1. Roma 15 ottobre è stata una festa rovinata da manipoli di incappucciati;

2. Gli incappucciati si sono confusi tra i manifestanti;

3 .Le intenzioni degli incappucciati potevano essere comprese e prevenute per tempo da una maggiore organizzazione da parte dei promotori della manifestazione e dall’intervento tempestivo della polizia;

4. Gli indignati non possono essere confusi con gli incappucciati;

5. I principali avversari degli incappucciati sono gli indignati;

6. È una menzogna presentare gli indignati come dei (potenziali) criminali o come dei cocchi di mamma (così i due giornali più a destra nello schieramento politico nazionale);

7. È un errore (so di dire qualcosa che può essere mal compreso) mettersi a posto la coscienza considerando semplicisticamente gli incappucciati complici del potere, infiltrati, oppure dei folli, dei mostri;

8. Le ragioni della festa e della protesta non sono state oscurate dalla violenza;

9. La protesta ha un futuro se bandisce la violenza. Che cosa significa?

Occorre che la protesta diventi proposta. E la proposta va oltre la protesta se è integralmente nonviolenta (senza il trattino all’uso di Capitini): nonviolenta nei metodi di lotta, nella scelta degli interlocutori, degli amici, dei compagni, negli scopi che diventano chiari, comprensibili, perseguibili, se declinati secondo un programma costruttivo (Gandhi).

Solo così le buone ragioni della Piazza non rischiano di confondersi con le cattive ragioni del Palazzo.

 Diario italiano. Fatti, persone, idee, valori (a cura di Pietro Polito)

 

 

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