Colombia rivisitata: ultra-stabilità! – Johan Galtung

Da Bogotá, Colombia

Prendiamo un giorno, come il 17 ottobre, il giorno della raza (razza), il giorno (dell’arrivo) di Colombo, qui celebrato cinque giorni dopo. E guardiamo i titoli:

El Tiempo: 63% privi di lavoro con dignità (guadagnare abbastanza da sopravvivere) [violenza strutturale che colpisce 6 colombiani su dieci]

El Nuevo Siglo: (Il presidente) Santos: sono in aumento gli atti terroristici

[violenza diretta della guerriglia (FARC-ELN) e dei paramilitari (AUC)]

Tempo addietro la flagrante iniquità in Colombia ispirò rivoluzioni tese a mutamenti sostanziali. A tutt’oggi ne sono avvenuti ben pochi. Da decenni c’è molta violenza, rivoluzionaria e contro-rivoluzionaria e governativa; giovani colombiani che s’uccidono l’un l’altro, dolore, odio; sofferenza nei ceti bassi della società; rapimenti, narco-traffico; patologie complesse intrecciate. E dietro e sopra sentiamo le voci USA, “scovare e distruggere”, “mai negoziare con i terroristi”, “Piano Colombia” per eliminare le droghe.

La volta scorsa, nel maggio 2008, invitato a Pensar Colombia, riflessioni sula Colombia, dopo la presidente del Senato Nancy Gutiérrez e il presidente del paese Alvaro Uríbe, mi congratulai con quest’ultimo per il suo programma economico – ”per 40% del popolo colombiano”, che aveva fatto qualcosa. Oggi si è al 37%, secondo El Tiempo, mentre 6 su 10 sono emarginati.

Ultra-stabilità. Entrambe le violenze sono istituzionalizzate, incorporate nel DNA delle struttura, della cultura; e come! — ciò potrebbe durare un secolo o due?

Los poderes fácticos, [i poteri fattuali] migliaia di triplette di proprietari terrieri-militari-appartenenti al clero affratellati ai vertici della società, quel solido prodotto iberico d’esportazione – che costituì fra l’altro i pilastri di Franco in Spagna – da nessuna parte sopravvissuto tanto bene come in Colombia. Come per la Spagna, la parte avversa non sta vincendo la guerra civile. A differenza della Spagna, i venti del cambiamento sono deboli.

Può arrivare il momento per una soluzione finale tipo Sri Lanka: li si accerchia, li si stermina uno a uno, poi a decine, poi a centinaia, massacro; su consiglio di qualcuno, sapete chi può essere.

Il monopolio di stato sulla violenza diretta lascia in ombra la giustizia sociale; si rimuove il conflitto di classe sulla povertà e la diseguaglianza. OK, si eliminano FARC-ELN, capitolano, depongono le armi. E rimane tutta quanta la problematica, l’abissale diseguaglianza.  Come per il problema fra singalesi e tamil in Sri Lanka. Come per il problema basco in Spagna; l’ETA depone le armi, bene, e poi però che cosa succede? L’ 81% degli spagnoli vogliono un risultato in termini di vincitori e sconfitti (La Razón del 16 ottobre 2011); ”senza concessioni politiche” insiste il partito successore della falange di Franco.  E dopo qualche anno erompe di nuovo la violenza.

Ultra-stabilità: violenza strutturale istituzionalizzata, e guerra ritualizzata; legittimata da una democrazia multi-partitica con licenza di sfruttare e uccidere purché il parlamento concordi. Il narco-traffico finanzia poveri e ricchi. La violenza segue il flusso delle armi e del denaro USA, con un flusso contrario di droghe e il pagamento di buone provvigioni quando le droghe passano di mano, il cui consumo finale è principalmente negli USA stessi. In alternativa, la distruzione, che la compravendita di droghe sia come quella dei derivati finanziari?

Ci sono tuttavia vie d’uscita da tali patologie ben protette:

[1] Soffiano venti di cambiamento; fuori se non in Colombia. L’impero USA cade, la presa sulla Colombia si affievolisce. Come le élite USA, quelle locali possiedono terre indigene (res communis res nullius). Nella porta accanto, la parte più in basso della società viene sollevata; gli indigeni, Madre Terra hanno voci; le costituzioni definiscono i Crimini contro la Natura. Venti forti.

[2] Il narco-traffico è un problema regionale, non colombiano. Il Plan Colombia riguardante solo la produzione non funzionerà mai. Ci vogliono un Piano USA per il consumo, e un Piano Messico & dintorni per la distribuzione, con resoconti, trasparenza ed effettive rendicontazioni verso agenzie ONU. Le sole misure militari non funzioneranno mai; troppi dipendono dal narco-denaro per campare. Sono necessari uno sviluppo sociale in America Latina, e spirituale nell’ America del Nord, per tappare le falle sociali e spirituali riempite con narco-denaro e narco-droghe, come dice Fernando Montiel.

[3] Il fondo della società colombiana dev’essere sollevato, comunità per comunità, cominciando da quelle che stanno peggio, dando lavoro ai più bisognosi. Come in Cina, i settori pubblico-privato- società civile –settori tecnici devono cooperare in micro-aziende per soddisfare i bisogni fondamentali, coordinate da autorità locali; per esempio con una produzione cooperativa locale per far fronte alle necessità dei più bisognosi a costi sostenibili: acqua-cibo, abbigliamento, abitazioni, sanità, istruzione. Questo aumenterà il potere d’acquisto dei ceti più bassi, facendo muovere più in fretta gli ingranaggi economici. A vantaggio di tutti.

[4] Invitare FARC-ELN a partecipare a quest’impresa immensa, in linea di principio di loro gradimento, deponendo le armi. Alcuni di loro hanno esperienze sociali che tornerebbero utili. Potrebbero partecipare intanto i singoli, se non ancora le organizzazioni d’appartenenza; negoziare con loro solo perché depongano le armi è al momento probabilmente inutile (‘Francisco Galán’, ex negoziatore ELN, El Tiempo, 18 ottobre 2011).

[5] FARC-ELN dovrebbero imparare dalla primavera araba, arrivata frattanto anche a Wall Street: la violenza non funziona, potrebbe invece funzionare la nonviolenza. Sarebbero andati molto più avanti se non avessero ceduto alla cultura della violenza colombiana. Avrebbero dovuto lottare con una nonviolenza negativa e positiva, gandhiana, non con i kalashnikov. Inoltre, ogni loro uccisione conferma ciò che temono le élite sfruttatrici asserragliate: se s’impongono, ci tratteranno male, o peggio di come noi abbiamo trattato loro. La violenza delle FARC rafforza l’ultra-stabilità.

C’è bisogno di un cambiamento dall’imperialismo residuo di Obama al principio di Ron Paul niente guerre, niente basi. E forse verso un Antanas Mockus (matematico, filosofo e politico colombiano progressitsa, ndt) in Colombia? Il contesto naturale per la Colombia sono i vicini del Grupo Andino. Inoltre, la regione latinamericano-caraibica sta costituendosi alla svelta; e la Colombia, come il Giappone nella sua regione, potrebbe entrare a farne parte. Occorre piuttosto un immenso progetto sociale per sollevare le sorti dei ceti più bassi, senza minacciare i vertici. L’obiettivo di sviluppo del millennio.

 

24.10.11 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Colombia Revisited: Ultra-Stability!

http://www.transcend.org/tms/2011/10/colombia-revisited-ultra-stability/

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