Undicisettembre – Recensione di Nanni Salio

Luigi Bonanate, Undicisettembre. Dieci anni dopo, Bruno Mondadori, Milano 2011

 

Avete letto bene, non è un refuso, perché, col tempo, l’11 settembre è diventato, progressivamente, l’undicisettembre.

A partire da questa trasformazione, Bonanate interpreta il prima e il dopo l’evento utilizzando categorie che gli permettono diversi approcci: descrittivo storico-evenemenziale (secondo capitolo), politico-politologico (terzo capitolo), storico-filosofico (quarto capitolo), estetico-simbolico (quinto capitolo).

Se è relativamente facile sostenere che delle due date simmetriche 9/11 e 11/9, la prima relativa al crollo del muro di Berlino, nel 1989, la seconda al crollo delle torri gemelle, nel 2001, quella che ha cambiato radicalmente il regime delle relazioni internazionali è la prima e non la seconda, ben più complessa è l’analisi che l’autore svolge sugli altri piani: simbolico, filosofico, estetico.

La copertina stessa del libro evidenzia questo approccio, riproducendo September, il bel quadro di Gerhard Richter.

La chiave concettuale utilizzata si sviluppa su tre diversi livelli, preiconografia, iconografia, iconologia, seguendo la proposta di Erwin Panofsky per la critica d’arte. E’ una modalità che Bonanate ha già applicato in altri suoi lavori, come quelli sul terrorismo internazionale, dando alle relazioni internazionali uno sviluppo che le svincola da una certa aridità che spesso sfocia nel determinismo.

Questo approccio consente all’autore di sviluppare una critica al tempo stesso leggera e puntuale ad alcuni dei lavori che hanno maggiormente influito e condizionato le interpretazioni dell’undicisettembre, come quelli di Samuel Huntington sullo “scontro tra civiltà”.

Un contributo importante e originale che si staglia sulla grande mole di pubblicazioni, spesso di bassa qualità, nel decennale dell’undicisettembre.

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