E poi il declino e la caduta della Cina? – Johan Galtung

Conversazione tenuta a Pechino alla Scuola del Partito Comunista Cinese – Comitato Centrale, 27 sett. 2011

Cari Amici,

Mi avete di nuovo gentilmente invitato per un dialogo aperto; scrutiamo allora nel futuro del Regno di Mezzo. Lo sfondo è un rapido cambiamento geopolitico: la caduta dell’Impero USA – il tentativo della Palestina nonostante le minacce di Obama ne è un esempio – il de-sviluppo di molti paesi in Occidente come USA-Regno Unito e i PIIGS [Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna – ndt]; il declino del sistema degli stati e il sorgere del sistema delle regioni con l’America Latina e la Comunità Islamica in via di formazione; il sorgere del Resto (del Mondo) come quelle regioni e, effettivamente, l’ascesa della Cina. Il mondo si sposta a Est.

Tuttavia c’è una regola scritta nelle stelle: nulla di umano è per sempre. C’è una curva biologica: nascita-ascesa-picco-declino-caduta. La Cina è umana seppure a livello superiore: il vantaggio comparativo della Cina non è la manodopera economica o economismi del genere, ma la cultura, che attinge ai san fa, i tre insegnamenti del taoismo-confucianesimo-buddhismo. L’Occidente se la sarebbe cavata molto meglio attingendo al giudaismo-cristianesimo-islam e al secolarismo invece di perder tempo nella lotta mortale reciproca.

La capacità di trattare, anzi: usare!, le contraddizioni è la chiave.

Eppure le dinastie cinesi – imperi nel tempo piuttosto che nello spazio – sono venute e se ne sono andate: Chin, Tang, Yuan, Ming, Chin’g.  La dinastia del Kuo-min-Tang Nazionalista (KMT) fu occidentale ed effimera. E in quanto alla dinastia Comunista CPF, “socialismo con caratteristiche cinesi”?

Come esploriamo il fenomeno? Qualunque sistema ha problemi che possono essere trattati dal sistema stesso. Tuttavia alcuni problemi sono contraddizioni fra il sistema e forze avverse. Con il loro accumularsi, il sistema deve cedere, prima o poi, come l’Impero USA. Cominciamo dunque dalle contraddizioni che fecero crollare il sistema sovietico (che predissi nel 1980 per il 1990) e quello giapponese (che predissi nei primi anni 1980).

La mia prognosi per l’Unione Sovietica si basava su sei contraddizioni:

* i paesi satelliti che volevano l’indipendenza: la Cina non ha satelliti.

* le culture non-russe che volevano autonomia: la Cina ne ha almeno 5 – gli aspetti non-cinesi di Taiwan, Hong Kong-Macao, Tibet, Uighur, Mongolia (“interna”). (Forse anche la Manchuria? E inoltre, la Cina-Han è poi così omogenea?)

* fra città e campagna: la Cina ha impostazioni creative – un alleviamento della povertà come in uno stato di welfare. Spostarsi verso Ovest!, urbanizzando i villaggi.

* fra lavoratori e burocrati/partito: i lavoratori volevano sindacati nelle lotte per migliori condizioni di lavoro; anche in Cina.

* per gli altolocati: contraddizione fra molto denaro liquido e negozi vuoti:  certamente non un problema cinese.

* fra il mito di una perfetta società comunista e la realtà. La Cina è in un processo più sofisticato, “rivoluzione permanente”, nulla di finale.

Tuttavia, sia un’autonomia culturale sia dei sindacati dovrebbero essere possibili nell’ambito del sistema. Non parliamo di staccare tre enormi province, ma di culture, e relative economie. Un paese, Sei sistemi. Federalismo linguistico, come in India, o in Svizzera?

La prognosi sul Giappone utilizzava contraddizioni esterne ed interne:

Il Giappone è stato così bravo nel risolvere le contraddizioni Stato-Capitale e Capitale-Lavoro da superare per competenza USA-Occidente nell’elettronica di tutti i generi, addirittura in alcune automobili, e in mestieri tradizionali nell’Asia del Sudest.

Il risultato fu  animosità, sospetto, sistemi a quote. Vale anche per la Cina.

Forse che la Cina ha da dare di più in cambio dell’accesso alle risorse e al mercato? Come dare all’Africa uno autostrada a quattro corsie da Dar es Salaam a Kinshasa, oppure collegare Asia-Africa-America Latina? Come condividere con altri l’onere di elevare il livello più basso della società, forse proprio col “capi-comunismo”?

Internamente, il Giappone ha dimenticato le donne, i giovani, i meno istruiti, le comunità locali. Trasformandosi rapidamente, stanno distruggendo un vecchio Giappone, senza peraltro crearne ancora uno nuovo. Ma la rivoluzione culturale “anti-confuciana” in Cina ha preceduto quella rivoluzione delle donne e dei giovani di 2-3 decenni. Un’alta istruzione è divenuta basilare per il Partito Comunista della Cina (PCC). Ci sono dappertutto ONG e autonomie prefettizie-municipali. E la Cina non ha avuto il problema giapponese delle rivolte dovute al mutamento dall’impiego a vita a quello con contratti di assunzione e licenziamento.

Però riguardo ai diritti umani civili e politici? Alla libertà? Come il Giappone e l’Asia dell’Est in generale, la Cina ha posto per primi i diritti socio-economici, come il cibo; ma si è avviata all’“apertura” alla libertà a gran velocità. Da visitatori per quasi 40 anni percepiamo quanto siano diventati trattabili argomenti di cui non si poteva parlare, e più velocemente rispetto a quando è venuto meno in Occidente il monopolio cristiano sul pensiero. Un premio Nobel per la Pace 2010 a qualcuno che lodava il colonialismo e la guerra USA in Viêt Nam, Afghanistan e Iraq è stata una manifestazione della disperazione occidentale per l’ascesa della Cina, provocata da cattiva informazione.

E in quanto alla democrazia? In una cultura che considera l’istruzione, la saggezza, come la chiave per una buona capacità di governo, è inverosimile una democrazia su elezioni nazionali multi-partitiche. Localmente sì; come scelta multi-personale anziché multi-partitica sì; come trasparenza e dialogo entro il partito e altrove, sì; come petizioni di cittadini che usano gli spazi aperti delle burocrazie, sì. Il che è già parecchio. Occidente, prendi nota; impara.

Come evitare l’accerchiamento militare USA? Trattato con la Russia, da parte dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO).

E in quanto ai vicini? Una futura Comunità (Nord-)Est-Asiatica, EAC, preferibilmente col Giappone, tratterebbe tale aspetto, rendendo delle isolette una proprietà EAC.

Guardiamo le città cinesi odierne, luccicanti, fervide d’attività, che si stanno rinverdendo, perfino estetiche. Il PCC ha svolto un buon lavoro. Un mandato dal Cielo, pare.

Avvertenza: una contraddizione basilare, il capitalismo. Il settore più in basso della società si è elevato – 400 milioni in 14 anni – ma il vertice è salito ancor più con ogni sorta di capitali che fluiscono verso l’alto, favorendo facilmente la diseguaglianza con troppo denaro liquido, troppo capitale finanziario, troppa speculazione al vertice. Se incontrollato, ciò potrebbe far crollare la Cina. E alla base sociale la Cina lascia che le multinazionali USA sfruttino la manodopera cinese a buon mercato, pagandola 1.3% e 3.5% del prezzo finale di vendita per il montaggio degli iPod e delle bambole Barbie.

Le rivolte popolari generalizzate hanno radici nella diseguaglianza e abrogherebbero il mandato dal Cielo perché cielo = popolo (non serve prender nota, la Cina lo sa). Allora, in nome del Cielo e del Popolo, mettete sotto controllo l’economia finanziaria prima che sospinga la Cina sulle tracce di USA e UE.

 

3 Oct 2011 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: And Then the Decline and Fall of China?

http://www.transcend.org/tms/2011/10/and-then-the-decline-and-fall-of-china/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *