La richiesta palestinese alle Nazioni Unite – John H. Kim

Gli incontri autunnali di quest’anno presso le Nazioni Unite ssaranno seguiti con molto interesse e attenzione da parte della comunità internazionale. Al centro di questo interesse è la richiesta dell’ Autorità palestinese di entrare nelle Nazioni Unite come membro a pieno titolo.

Il dramma si svolgerà il 21 settembre, quando si aprirà il dibattito generale alla sessantaseiesima sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU (GA). Il presidente Obama parlerà il 21 settembre, il presidente Abbas dell’Autorità palestinese e il Primo Ministro di Israele Nathanyahu parleranno il 23 settembre, Venerdì. Si prevede che Il presidente Abbas invierà una lettera formale al segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon il 23 settembre in cui chiedere l’ammissione dello “Stato di Palestina” come membro delle Nazioni Unite.

Il Segretario Generale, a sua volta, presenterà la richiesta al Consiglio di Sicurezza, dove la questione sarà discussa e votata. L’amministrazione Obama ha già annunciato l’intenzione di bloccare la richiesta palestinese al Consiglio di sicurezza, o convincendo gli altri sei membri del Consiglio di Sicurezza ad opporsi o esercitando il suo diritto di veto, se necessario.

Se la richiesta venisse sconfitta nel Consiglio di sicurezza non finirà lì. Il passo successivo dei palestinesi sarà quello di portare il loro caso all’Assemblea Generale, chiedendo di aggiornare il proprio status di osservatore da  “entità non-membro” a “Stato non membro.” Anche se questo non sarà come il pieno riconoscimento, sarà, comunque, una vittoria significativa per i palestinesi: la loro posizione nella comunità internazionale sarà rafforzata, anche nei negoziati con Israele in futuro. Allo stato attuale, il Vaticano è l’unico Stato non membro presso le Nazioni Unite.

In particolare, una volta riconosciuto come Stato non membro da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che può approvare il passaggio con una maggioranza semplice, la Palestina sarà in grado di partecipare a varie agenzie internazionali e di aderire a numerose convenzioni internazionali, tra cui la Corte Penale Internazionale

La decisione palestinese di avanzare la richiesta alle Nazioni Unite è il risultato della sua frustrazione per lo stallo dei negoziati con Israele negli ultimi 20 anni. I colloqui diretti sono stati interrotti circa un anno fa, quando Israele ha rifiutato di estendere il blocco temporaneo delle espansioni degli insediamenti in Cisgiordania.

Anche se Israele e gli U. S. A. stanno facendo del loro meglio per bloccare la richiesta palestinese alle Nazioni Unite in questo momento, è un tentativo miope e ipocrita. In realtà, i due paesi dovrebbero accogliere con favore l’offerta palestinese se davvero credono in una soluzione a due stati.

Dopo tutto, furono gli Stati Uniti a sponsorizzare nel 1947 la risoluzione delle Nazioni Unite (A/RES/181) che divise la Palestina in due stati: uno stato ebraico (55%) e uno stato arabo (45%)-con Gerusalemme città aperta amministrata dalle Nazioni Unite. Grazie al piano, Israele divenne uno Stato indipendente e fu ammesso alle Nazioni Unite nel 1949. Purtroppo, il piano venne respinto dai palestinesi, perché a loro sembrava ingiusto.

I palestinesi, chiedendo di aderire alle Nazioni Unite, stanno finalmente arrivando alla soluzione dei due stati. Inoltre, la sicurezza di Israele sarà rafforzata con l’ammissione dello Stato di Palestina come membro delle Nazioni Unite. In adesione alle Nazioni Unite, il nuovo membro delle Nazioni Unite dovrà impegnarsi come stato “amante della pace” e a non ricorrere all’uso della forza contro un altro stato, salvo in caso di legittima difesa.

Se l’amministrazione Obama va avanti con il suo veto nel Consiglio di Sicurezza, sotto pressioni politiche del governo israeliano e dell’AIPAC, potrebbe trovarsi a pagare un prezzo pesante: perdere la sua credibilità in Medio Oriente ed incoraggiare ulteriormente il sentimento anti-americano in tutto il mondo. Tale passo controproducente non è certamente nell’interesse nazionale degli Stati Uniti

Si è tenuto un forum delle ONG informativo sul tema “Palestina: Il dibattito alle Nazioni Unite e oltre” al Church Center, presso il quartier generale delle Nazioni Unite, il 12 settembre co-sponsorizzato da Global Policy Forum e dal Gruppo di lavoro delle ONG su Israele-Palestina: il Prof. Rashid Khalidi della Columbia University ha parlato sulle implicazioni politiche, mentre il professor Karima Bennoune della Rutgers School of Law, ha parlato sulle implicazioni giuridiche della richiesta palestinese; il.Prof. Bennoune ha concluso che, anche se l’indipendenza e la stabilità del governo palestinese hanno dei limiti, esso ha largamente soddisfatto i requisiti legali per essere uno stato. (Per visualizzare una parte del forum, visita www.disastertruck.com/A%20Palestine%20Debate.2.mov).

John H. Kim è il rappresentatnte presso le Nazioni Unite dell’IFOR e del FOR-USA

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