Giappone, articolo 9 e forze di auto-difesa – Johan Galtung

Come trattare con i militari (discorso fatto all’Università Ritsumeikan, Kyoto, Giappone)

Cari Partecipanti,

Le Forze Giapponesi di auto-difesa, SDF (Self-Defense Forces), tra le più forti al mondo, si basano sulla violenza fisica diretta, o la minaccia di essa, per contrastare la violenza o una minaccia. In un mondo migliore non esisterebbero; si baderebbe essenzialmente ai traumi irriconciliati e ai conflitti irrisolti soggiacenti alla violenza, con sforzi appunto per riconciliare e mediare; come risolvere problemi di malattia identificandone le cause ed eliminandole. E costruendo la pace mediante la cooperazione a beneficio reciproco e uguale.

Ma il Giappone ha di fronte grosse sfide esterne e cambiamenti interni. Nel contesto globale evolvono tre macro-tendenze: la caduta dell’Impero USA e il declino degli USA insieme a quello dell’Occidente in generale; il sorgere del Resto del Mondo – America Latina-Africa-Asia –e della Cina; e il declino del sistema basato sugli stati con il sorgere delle regioni, salvo che per gli stati maggiori: Cina, India, Russia, USA; ma non il Giappone. Per la prima volta il Giappone non compariva fra le 50 maggiori aziende asiatiche nella classifica di Forbes; la Cina ne aveva 23; nel 2005 il Giappone ne aveva 13 (The Japan Times, 13.09.11).

Il baricentro del mondo si sta spostando verso est, ma il Giappone è legato a un Occidente dominato dagli USA, militarmente potente ma economicamente in declino, con potere politico in calo. Il Giappone si trova in Asia Orientale, tuttavia non aderisce a una Comunità dell’Asia dell’Est. Il sesto primo ministro in cinque anni, Yoshihiko Noda, dichiara come Politica di Sicurezza estera e Nazionale:

– approfondimento e sviluppo dell’alleanza Giappone-USA;

– rafforzamento delle relazioni bilaterali con i paesi confinanti;

– Il Giappone cerca di normalizzare le sue relazioni diplomatiche con la Corea del Nord mediante la risoluzione complessiva delle vertenze aperte rilevanti, ivi compresi il rapimento (di cittadini giapponesi da parte di agenti della Corea del Nod, nel periodo 1977-1983, NdT), questioni nucleare e missilistica, e la sistemazione di un passato disgraziato. (The Japan Times, 15.09.11 pag. 4)

“Passato disgraziato” è espressione ben poco diplomatica per la brutalizzazione inflitta dall’imperialismo giapponese fra il 1895 e il 1945 e la guerra del Pacifico dal 1931 al 1945. E “bilaterale ” respinge appunto qualunque Comunità dell’Asia dell’Est.

Si tratta di una politica estera rigida, statica, non creativa, a favore di un impero cadente rispetto a una regione sorgente. L’ovvia soluzione è sia-sia!, abbracciare una Comunità dell’Asia dell’Est – dopo essersi riconciliati con la Cina e le due Coree –e mantenere buone relazioni con gli USA. Pace anziché alleanze militari, né con la Cina, né con gli USA.

Al tempo stesso il Giappone subisce sei dinamiche rivoluzioni interne contro uno stato dominato dai laureati maschi di due università, Tokyo e Kyoto: l’ascesa delle donne, dei giovani e dei vecchi, dei laureati di università minori e dei non laureati, delle ONG, delle comunità locali, e del passaggio dall’impiego a vita a quello contrattuale.

Risultato: un paese in profonda crisi spirituale fra un’élite vecchia, rigida, demoralizzata, tuttora al potere, e forze nuove ma non ancora consolidate. E questo succedeva ben prima che il Giappone fosse colpito dal disastro del maremoto/tsunami e della radioattività sprigionata da Fukushima dell’11 marzo. La vera natura di quegli impianti nucleari fu dichiarata dall’ex-ministro della Difesa (del governo Fukuda) Shigeru Ishiba, in un’intervista su Sapio del 10.5.2011: “Centrali nucleari come ‘potenziali deterrenti nucleari’ giacché si possono sviluppare velocemente armi nucleari; senza centrali nucleari si deve cominciare proprio da zero. Meglio mantenere quel deterrente potenziale”, sosteneva.

Comunque l’11 marzo ha di nuovo evidenziato un utilizzo alternativo delle SDF: per il soccorso nei disastri, senza violenza o minacce. Che possa essere anch’esso un peace-building? Sì, fra paesi che si minacciano (usando la “deterrenza”) l’un l’altro, con le SDF in aiuto a una Corea del Nord sofferente di calamità ecologiche in parte auto-inflitte, e con i militari della Corea del Nord (e della Cina) in aiuto al Giappone del dopo 11 marzo, come hanno fatto quelli USA. I quali ultimi furono usati come propaganda per l’alleanza, ma possono servire anche al di fuori delle alleanze. Però, proprio come gli USA non permisero un soccorso cubano dopo il disastro dell’uragano Katarina a New Orleans, non c’è stato un peace-building del genere dopo l’11 marzo. Tuttavia, il soccorso nei disastri è una possibile apertura per le SDF.

E in quanto a un ruolo SDF per lo sviluppo? Problematico, lo sviluppo deve sostanzialmente provenire dall’interno. Ma, se reciproco, invitando altri ad aiutare il Giappone a sviluppare settori in ritardo, può essere anch’esso peace-building.

Alla ricerca di altri spunti, consideriamo l’articolo 9 (A9) della Costituzione:

“Non sarà riconosciuto il diritto alla belligeranza dello stato”. Questo non è un articolo di pace, ma punitivo verso il Giappone in quanto esclude la guerra offensiva a scopi aggressivi; non esclude l’utilizzo dei militari a scopi di difesa puramente difensiva nell’ambito dell’arcipelago giapponese, con armi di breve gittata, non-offensive, non-provocatorie, in sinergia con milizie, e la difesa non-militare. Ecco un’altra possibilità, una pace negativa – né violenza, né pace positiva – guidata dalla Regola Aurea: non installare armi che non vuoi che altri installino.

Ma in quanto alla difesa offensiva, combattere una guerra se attaccati sul suolo di qualcun altro?; e l’offesa difensiva, guerra preventiva contro risorse offensive estere? Certamente contro lo spirito se non la lettera dell’A9 perché una capacità di tiro di lunga gittata è in se stessa offensiva, facendo temere ad altri un’aggressione, un’offesa offensiva. E l’estendere il Sé per includervi un paese aggressivo, come gli USA in Afghanistan, alleato o no, sembra chiaramente in flagrante infrazione dell’A9.

E in quanto a un quarto possibile utilizzo delle SDF, come forza nonviolenta di pace? Senz’armi, ovviamente, a protezione dei civili, accompagnandoli, basata su un solido addestramento, esercizio, e coraggio? Potrebbe essere addirittura superiore ai non-militari, spesso carenti in tali tre proprietà. Dovrebbe essere una aggiunta ulteriore. Ma un sostanziale cambiamento sociale, come la “Primavera araba” (arrivata in Israele in tarda estate, ma non ancora negli USA) deve venire principalmente dall’interno.

Il soccorso nei disastri, lo sviluppo, la difesa difensiva, la forza nonviolenta di pace – il tutto preferibilmente reciproco – potrebbe trasformare l’apparato militare sulla via alla sua abolizione, come nei 30 stati senza eserciti. Si aggiunga un addestramento in riconciliazione, mediazione e peace-building e il Giappone avrebbe una forza di pace formidabile. Ma perché ciò accada dovrebbero svilupparsi ulteriormente le sei rivoluzioni, creando una nuova politica estera e di sicurezza per il Partito Democratico del Giappone o perfino per il Partito Liberal-Democratico!; e agendo politicamente.

19 settembre 2011 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Japan, Article 9 and the Self-Defense Forces

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