Ricordando Luca – Massimiliano Fortuna


Sabato 10 settembre, in una bella giornata di fine estate, un gruppetto di soci e collaboratori del Sereno Regis è salito sul monte Thabor per una piccola commemorazione di Luca Magosso, scomparso il 15 luglio scorso.

Il Thabor è una cima dal nome suggestivo (probabilmente derivato dall’omonimo monte palestinese citato nei Vangeli) situata in splendida posizione alla testata della Valle Stretta, sopra Bardonecchia. Valle che può essere quasi considerata una sorta di enclave dolomitica nel territorio delle Alpi Occidentali, in ragione dei suoi spazi aperti e luminosi nei quali si stagliano eleganti guglie calcaree. Il panorama che si gode dalla vetta è grandioso, corre dalle vicine cime del Delfinato alle lontane Grandes Jorasses, nel gruppo del Bianco.

Più volte con Luca, soprattutto negli ultimi due anni, ci si era proposti di organizzare una gita in montagna nell’ambito del Centro Studi; lui aveva espresso anche il desiderio, con un gruppo sufficientemente preparato e allenato, di provare a salire il Monviso. Purtroppo non è stato possibile.

La montagna, per chi la ama, non è certo il luogo di una neutrale attività fisica, ma apertura a una dimensione spirituale e conoscitiva, quasi una soglia sulla quale la distanza dai luoghi quotidianamente frequentati induce spesso a porre domande radicali sulla nostra esistenza, sul mondo animale e minerale che ci circonda, sulla nostra marginalità e sui nostri limiti, sull’infinità degli spazi, sul mistero dell’essere e del morire, e naturalmente su Dio e il divino, declinati nelle loro tante accezioni.

Oltre a questo, un gruppo di persone che affronta insieme una salita può fare un’esperienza di condivisione e di relazione, che è al tempo stessa metafora e pratica concreta di pace e di dialogo. Possibilità di incontro che si estende anche agli escursionisti incontrati per la prima volta, come la coppia francese che ci ha gentilmente fotografato in vetta e che si è mostrata affascinata dalla bandiera della nonviolenza.

Nel momento in cui vengono scritte queste righe ci giunge la notizia della morte di Walter Bonatti, straordinario uomo di montagna nel senso pieno e vitale del termine, che ci ha insegnato che le montagne non si “conquistano” ma da esse siamo conquistati, salirle deve essere un atto di devozione nei confronti di ciò che ci supera, non una rivendicazione di orgoglio o un tentativo di soggiogare la natura. Si può forse offrire anche a lui una parte del nostro ricordo e dei versi che sulla cima lunare del Thabor sono stati letti e dedicati a Luca.

Li riportiamo a conclusione di queste righe. Si tratta di un brano tratto da una composizione intitolata Giorno per giorno, nella quale, in 17 frammenti scritti in anni successivi (dal 1940 al 1946), Ungaretti ha ripercorso l’agonia e la morte del figlio di pochi anni. Quello letto è stato il diciassettesimo e conclusivo.

Fa dolce e forse qui vicino passi
Dicendo: “Questo sole e tanto spazio
Ti calmino. Nel puro vento udire
Puoi il tempo camminare e la mia voce.
Ho in me raccolto a poco a poco e chiuso
Lo slancio muto della tua speranza.
Sono per te l’aurora e intatto giorno”.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *