11 settembre: Dieci tesi su dieci anni persi – Johan Galtung

Tesi 1: L’atroce violenza contro il World Trade Center a New York e il Pentagono a Washington DC non è riuscita a comunicare il messaggio voluto. L’11 settembre stesso ha dato il la per il decennio: la violenza quale strumento di ritorni di fiamma della politica. Alcuni arabi-musulmani avevano risentimenti (tesi 5). Una dimostrazione nonviolenta di donne musulmane in nero che circondassero ambasciate USA pertinenti (ce ne possono essere molte) esigendo dialogo, evidenziando le richieste, contattando i media, avrebbe comunicato infinitamente meglio. Quel che avvenne fu una decisione unitaria non contro il governo USA per i suoi errori ma contro gli attentatori. Ovviamente, gli USA hanno tenuto segreta la lettera degli attentatori.

Tesi 2: Le spiegazioni in termini di “male” e “terrorismo” bloccano la comprensione, rendendo controproducente la “guerra al terrore”. L’analisi immediata USA fu in termini di Bene (noi) contro Male (loro), usando la parola “terrorismo” per intendere attori malvagi che progettano di seminare il terrore, coi quali è impossibile il dialogo. “L’11 settembre non ha nulla a che fare con qualcosa che abbiamo fatto” fu un tema basilare, tranne un vago riferimento alla questione del “contraccolpo” (blowback) da parte di alcuni. Questa non-analisi è pressoché priva d’intelligenza dato che non è possibile capire un avvenimento di tale portata potenziale senza conoscerne lo scopo, una elementare analisi di sicurezza. Da una tale mancanza d’intelligenza nella reazione USA seguono le tesi 9 e 10. E la guerra al terrore produce più terroristi di quanti ne neutralizzi.

Tesi 3: L’invasione dell’Afghanistan il 7 ottobre 2001 usò l’11 settembre come pretesto, basato su menzogne, ed è controproducente. Non fu mai offerta alcuna prova che l’11 settembre fosse preparato in Afghanistan (al contrario della violenza in Cecenia e Kashmir), né che bin Laden ne fosse l’organizzatore (piuttosto che un abile commentatore). I veri fini sembrano essere le basi militari (istituite immediatamente) e un oleodotto dal Turkmenistan all’Oceano Indiano passante appunto per Afghanistan-Pakistan (avviato nel maggio 2003). La guerra è contro i musulmani che non capitoleranno mai agli infedeli, contro un’umma (comunità dei credenti) di 1.560 milioni di musulmani in 57 paesi impegnata a difendere l’Islam con la spada se calpestata, e con una tripla motivazione: la protezione dell’Islam dalla secolarizzazione, delle autonomie locali da Kabul e dalle forze nazionali e globali che usano Kabul per far prevalere uno stato unitario, e dalle invasioni. La guerra produce più resistenza di quanta ne elimina, e il binomio USA-NATO produce la propria insicurezza data l’alta probabilità di vendetta.

Tesi 4: L’invasione dell’Iraq il 19 marzo 2003 usò l’11 settembre come pretesto, basato su menzogne, ed è controproducente. Non fu mai offerta alcuna prova che Saddam Hussein cooperasse con Al Qaeda, né che fosse in possesso di armi di distruzione di massa. I veri fini sembrano essere il petrolio (non solo oleodotti) e le basi militari. L’Iraq è un paese artificiale costruito dal Regno Unito per avere il petrolio di Kirkuk-Mosul e di Basra in una colonia, è diviso fra kurdi e arabi, questi a loro volta divisi fra sunniti e sciiti. I kurdi hanno forte attaccamento ai kurdi in Turchia-Iran-Siria, e gli arabi sciiti agli arabi sciiti in Iran. Qualunque imposizione di uno stato unitario è condannata al fallimento; e così pure qualunque dominio da parte di Baghdad. La guerra produce più resistenza di quanta ne elimina, e il binomio USA-NATO produce la propria insicurezza attraverso la vendetta.

Tesi 5: Il conflitto soggiacente all’atroce violenza dell’11 settembre è fra USA e Arabia Saudita, per gli accordi sul petrolio del marzo 1945 e per l’uso del territorio saudita come retroterra logistico per le guerre all’Iraq negli anni 1990. Nella Terra Santa dell’Islam, dove il Profeta gestì una città-stato dal 622 al 632, il wahhabismo è la religione nazionale, con idee del tipo “la buona vita è quella al tempo del Profeta” e “non ci saranno due religioni in Arabia”. Ipotesi: “L’11 settembre fu la giusta distruzione di due edifici per aver peccato contro Alla’h”; compatibile con la versione ufficiale che 15 dei 19 giovani dirottatori fossero sauditi, che non ci sia stato alcun seguito di quel tipo, in quanto una punizione si esegue una volta sola, e con la scelta degli edifici. Il quarto aereo stava dirigendosi sulla CIA a Langley, Virginia?

Tesi 6: La tesi della cospirazione dell’11 settembre come un’operazione interna USA (-Israele) per mobilitare contro il modo musulmano non è fondata. Ci sono effettivamente molte questioni irrisolte, e il rapporto della commissione d’inchiesta, centrato sugli atti di omissione USA, e non su quelli commessi, ne aggiunge addirittura altre. Ma l’esperienza generale con i quasi 250 interventi USA dal 1805 (a Tripoli) è che gli USA inventano pretesti e media consenzienti cooperano; senza bisogno di uccidere 3.000 persone e distruggere un enorme capitale.

Tesi 7: Non c’è stato alcun serio sforzo di risolvere il conflitto soggiacente con la mediazione e la riconciliazione; come per il 7 luglio 2005 a Londra, ma non per l’11 marzo 2004 a Madrid – tutti e due casi atroci, del tutto inaccettabili. Il primo ministro Zapatero ritirò le truppe spagnole dall’Iraq, andò a Rabat per un dialogo col re Mohammed VI, legittimò quasi mezzo milione d’immigrati marocchini illegali (purché avessero trovato lavoro), e diede inizio con il primo ministro turco Erdögan a un’Alleanza delle Civiltà sotto gli auspici ONU. Un esempio da seguire.

Tesi 8: I media hanno riferito sulla guerra-violenza senza alcuna analisi, né proposte. Un’analisi degli estratti nella World Press Review per l’autunno 2001 mostra una descrizione dettagliata, solidarietà con gli USA come vittima, ma nessuna spiegazione eccetto la “povertà”, e nessuna proposta. Non un giornalismo di pace.

Tesi 9: La Repubblica USA si è spinta molto avanti nell’autodistruzione con la sua reazione all’11 settembre. Le leggi Patriot Act I e II, la sorveglianza della popolazione USA e di altre, la tortura e i sequestri extragiudiziari, tutto ciò distrugge lo spirito di democrazia dall’interno, oltre alla distruzione dell’economia, anche grazie alle tre guerre estremamente dispendiose di cui ai punti 2-4.

Tesi 10: L’Impero USA ha anch’esso distrutto se stesso nel modo in cui ha reagito all’11 settembre. Le coalizioni dei volonterosi hanno agito conformemente, ma molti sono diventati riottosi. Il resto stava a guardare, mantenendo le distanze. Le contraddizioni economiche si sono accumulate, come pure le non-vittorie militari; sono cresciute la disattenzione e la mancanza di fede negli USA come “eccezionali”. La magia era sparita. Ma non solo quella. Paesi come Turchia-Iran-Russia-Cina hanno iniziato a operare, qualcosa è già pronto all’orizzonte: non la vittoria, che detta il risultato finale, né la sconfitta; si ritireranno prima. Qualcosa di peggio: l’irrilevanza USA-NATO.

 

12.09.11 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: 9/11: Ten Theses on Ten Lost Years


Una replica a “11 settembre: Dieci tesi su dieci anni persi – Johan Galtung”

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