Due libri vicendevoli, diversi ma «uguali», anzi, bio-diversi – Recensioni di Cinzia Picchioni

Chiara Spadaro, Il frutto ritrovato, altreconomia, Milano 2010, pp. 96, € 4,50

Partiamo dal fatto che il 2010 (passato, già!) era l’Anno internazonale della biodiversità, istituito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, soprattutto dopo il fallimento degli impegni che alcuni Paesi si erano assunti dopo il vertice di Johannesburg nel 2002 («2010 Biodiversity Target» e «Countdown 2010»). Quella che ormai sembra una bella parola in bocca a molti, la biodiversità è sinonimo di sopravvivenza: «Basti pensare che alla fine dell’Ottocento si contavano in Italia 8.000 varietà di frutta, mentre oggi si arriva a poco meno di 2.000 e di queste moltssime sono a rischio reale di estinzione», p. 6.

In questo piccolo libro troviamo soprattutto indirizzi e non è un caso, perché l’invito è quello di andare a vedere: parchi, singoli, associazioni, agriturismi, coltivatori che cercano di conservare semi e frutti antichi. Esperienze da visitare, ma anche da adottare (mucche, pecore, un castagno, un antico melo, viti, ulivi o direttamente un contadino, a p. 77); semi da comprare e/o scambiare (p. 40, Civiltà Contadina, una realtà che ho conosciuto personalmente tramite il fondatore Alberto Olivucci e, per quello che può valere, garantisco sulla passione e l’autenticità…): Poi vorrrei segnalare una cosa che mi ha fatto precipitare nella mia infanzia: la cicerchia! Un legume che ho avuto la fortuna di «frequentare», grazie ai miei genitori umbri e che poca gente conosce oggi; ma ho scoperto tramite il libro, che esiste addirittura una Festa della Cicerchia,e che il prezioso seme ha un indirizzo di posta elettronica: [email protected]!!!

Ora l’estate è finita, ma nel Calendario che trovate da p. 54 ci sono «Appuntamenti biodiversi per quattro stagioni», fiere e sagre in giro per l’Italia (altro che stupidi voli low-cost per le Maldive! Molto meglio la Pera Cocomerina a Verghereto). E per le vacanze del prossimo anno consultate il capitolo «Eco-agriturismi e turismo biodiverso» per scegliere di destinare il vostro danaro a una causa, mentre vi godete il meritato riposo. Basterebbero i nomi di queste realtà: La selva armonica, Le Biricoccole, La Canestra, Cascina del vento, o L’antico agrumeto a mare…

Infine, segnalo l’ultima informazione che si incontra prima della sitografia finale: «Per una rete di orti di pace» e in particolare l’iniziativa di un censimento per chi – nella coltivazione di un orto – vede anche un gesto di condivisione e di pace. Chiunque sia disponibile a insegnare, promuovere, aiutare in ogni genere di lavoro legato all’orto (costruire un recinto, intrecciare un canestro, realizzare un forno in terra cruda…) si segnali e chieda informazioni visitando il sito www.ortidipace.org.

 

Elisa Nicoli, L’erba del vicino, altreconomia, Milano 2010, pp. 104, € 5,00

Questo libro può esserci perché c’è quell’altro. Qui si parla di che cosa e come raccogliere erbe e frutti selvatici, ma se non salvaguardiano la diversità come ci ha raccontato Il frutto ritrovato non avremo niente da raccogliere!

Tutti e due sono piccoli, economici, facili da portare in tasca; librini che però non si possono guardare in biblioteca, bisogna proprio comprarli; l’altro per viaggiare, questo per averlo con sé durante le passeggiate (per riconoscere e/o raccogliere le erbe).

L’erba del vicino è proprio un manualetto, con bei disegni in bianco e nero, tratti dal sito http://www.biolib.de dove potete vederli più grandi. Ma il modo migliore è sempre e comunque andare in giro con il libro e con un amico/a che conosca le erbe e ve le faccia vedere «in diretta». Una volta riconosciute le saprete sempre riconoscere, l’ho provato in prima persona.

Così, dopo avervi aiutato a riconoscere e a raccogliere le erbe (senza dimenticare di spiegare come farlo, comprese la delicatezza e l’attenzione di lasciarne una parte), il libretto vi sarà utile anche per utilizzarle: «I loro usi sono molteplici, ma la maggior parte è commestibile e i piatti o le conserve da preparare sono quasi sempre semplici, gustosi e non richiedono particolare abilità» (p. 17). A p. 49 c’è proprio un capitolo su «come essiccare, cucinare e farsi belli», in cui troviamo molti facili suggerimenti (per usare, ad esempio i nòccioli delle ciliegie per farsi un cuscino antidolorifico, p. 61, o il dentifricio in polvere, p. 64). Ho già sperimentato poi le facili ricette con la borragine descritte da p. 53.

Insomma, una buona idea anche questa, che continua l’intelligente Collana «Io lo so fare», creata da Altra Economia Edizioni per «cambiare la società con le vostre mani»: libri come strumenti di libertà e autonomia.

Per vederli, prima di comprarli, anche per saperli riconoscere in libreria, potete visitare la Biblioteca del Centro Studi Sereno Regis (lun, mer, ven 10-16; mar, gio 12,30-18,30). Buona… raccolta.

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