Libia: ci siamo già stati – Johan Galtung

Scrivo mentre BBC e NATO chiamano “capitolo finale” quello che si va consumando nella tragedia Libia-Gheddafi. Come il capitolo finale per Jugoslavia-Milosevic, per Afghanistan-Omar, per Iraq-Saddam, per la guerra al terrorismo-bin Laden: catturate il cattivo. Arriveranno altri capitoli finali in questa neo-crociata. Come nella crociata del 1090 e dintorni, anche i cristiani ortodossi erano bersaglio della loro “missione”.

Non sappiamo come sarà effettivamente questo “capitolo finale”, ma useremo l’esperienza passata come guida per i capitoli successivi. Approccio banale ma alquanto utile. Come ha detto qualcuno, chi non impara dalla storia è destinato a riviverla, una prima volta da tragedia, poi come farsa.

Dopo aver distrutto i simboli di Gheddafi ci sarà una cerimonia per celebrare la vittoria NATO – tutti sanno chi ha spodestato Gheddafi. Sarà talmente volgare da riempire una portaerei con capi di governo e di stato – un Sarkozy, un Cameron, uno Stoltenberg, un Berlusconi, essenziali bombardieri-in–capo – che dichiareranno Missione Compiuta, e si metteranno in fila per i contratti petroliferi promessi, come Bankrupt Big Brother, BBB (Grande Fratello dei Fallimenti)? Improbabile. Ci sarà un certo stile europeo nella cerimonia. Può darsi che tralascino perfino questi preliminari e passino direttamente alla conferenza di routine, come la Petersberg 1 per l’Afghanistan – stendendo una bozza di costituzione, stabilendo date per libere elezioni e la routine della Corte Penale Internazionale dell’Occidente per Gheddafi – se catturato vivo.

Prima di allora ci saranno gran falò di uniformi libiche e dei “lealisti” che si metteranno in borghese per prepararsi a una lunga spartizione del bottino. Dopo una settimana, un mese, un anno, dieci anni – chissà – arriveranno le bombe lungo la strada, il sabotaggio di oleodotti, di raffinerie, l’incapacità del clan di Bengasi e alleati di contrastare il clan di Sirte e alleati. La deriva verso l’occupazione NATO con forze di terra, ovviamente per l’addestramento del nuovo esercito libico. Sempre più droni ed elicotteri Apache. In breve, tutto normale.

Facciamo emergere due punti basilari dalla nebbia della storia; nebbia che esiste solo per gli occhi di coloro che non vogliono vedere.

Jugoslavia-Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia sono costruzioni astratte di architetti globali ossessionati dalle carte dell’atlante che indicano gli “stati nazionali” con un solo colore. Essi credono che le “nazioni” sono l’insieme di cittadini degli stati di un solo colore. Oh, quando impareranno mai che tali nazioni non esistono? Che il sangue di clan-tribù-etnie-razze nelle culture del noi molto eterogenee è più forte che l’acquetta dell’ideologia di partito nelle omogenee culture-dell’io? Che libere e regolari elezioni di una-persona-un-voto funzionano bene in culture-dell’io omogenee come la Norvegia, la Germania, l’Italia, il Giappone, ma che nelle eterogenee culture-del-noi si vota per l’accesso al potere del proprio clan, tribù, gruppo etnico, razza? Il resto è statistica. Si vuol tenere insieme quel tale stato artificiale? Se ne paghi allora il prezzo: grave repressione per contenere le fratture centrifughe, da parte di un dittatore locale o di forze d’occupazione straniere.

Ma la Jugoslavia non è stata appunto frammentata da forze centrifughe? Sì, ma lasciandone intatta l’eterogeneità salvo che per la Slovenia, e con l’occupazione tuttora a mo’ di coperchio sui calderoni di Bosnia-Herzegovina e del Kosovo/a, in attesa di prossime esplosioni.

Ed ecco un secondo modesto punto.

Quanto imposto con la violenza tende a condurre alla violenza e a un governo violento, non alla democrazia. Ma la democrazia non fu appunto imposta a Germania-Italia-Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale, e funzionò? No, tutte e tre erano culture omogenee, due addirittura culture-dell’io (con modestissime eccezioni); tutte e tre avevano una tradizione di democrazia elettorale e di governo della maggioranza; tutte e tre ebbero dittatura-militarismo per ragioni diverse dal volere tenere insieme a forza gruppi etnici disparati. La violenza ristabilì ciò che c’era già.

Un caso perso, allora, questa guerra contro l’atroce Gheddafi? Se lo scopo è una “stabile democrazia laica”, sì; mobiliterà islamisti e clan e tribù e razze, per violenza e liti interminabili.

Ma se gli scopi chiave sono una banca centrale privata, non statale – già istituita dal clan di Bengasi – allora il caso non è certo perso. Se lo scopo era eliminare una Banca d’Investimenti Africana a Sirte in Libia; un Fondo Monetario Africano in Nigeria; una federazione Africana; e una valuta africana in dinari aurei, c’è ben di che celebrare. (L’amministrazione Obama ha già confiscato i 30 miliardi di dollari della Libia depositati in USA a tali scopi). E – se lo scopo era di impedire che la Libia emergesse come il paese africano in grado di raggiungere gli Scopi di Sviluppo del Millennio – si può celebrare.

Nel frattempo, la primavera araba matura, e si è diffusa in Israele con massicce proteste contro l’ineguaglianza. Razzi e attacchi da Gaza sotto occupazione de facto sono deplorevoli, ma da aspettarsi. Ecco il raccolto di tarda estate: un Egitto mutato reagisce, 30 anni di tregua stanno svanendo. Ci sarà dell’altro.

Ma ci saranno anche altri imperi che succedono a quello di USA-Israele. Il mio libro su “The European Community” del 1973 aveva il sottotitolo “A Superpower in the Making” (Una superpotenza in costruzione); nel mio libro “The Fall of the US Empire” (La caduta dell’Impero USA) del 2009 [i], considero gli Europei e la NATO come probabili successori USA. Perfino la piccola Norvegia, non un membro UE ma con il più alto surplus di tutti i paesi AAA (Der Spiegel, 15.08.11 p. 65) c’è dentro. A fare il lavoro finché gli USA si riprendano e possano tornare a sceriffi mondiali, catturando i Cattivi, vivi o morti? O, riconquistando l’Africa?

Probabilmente nessuna di tali ipotesi. Questo quarto flagello imperiale su Medio Oriente e Nord-Africa, dopo l’Impero Ottomano, poi l’Occidente (Italia-Inghilterra-Francia), poi USA-Israele, sarà probabilmente breve. Adesso dicono “la Libia non è l’Iraq” come dicevano “l’Iraq non è il Vietnam”. Sì, ci sono differenze, ma anche somiglianze impressionanti. Si sveglieranno. Forse una Libia più decentrata, e poi l’emergere di un’Africa nel suo insieme, che riduca il ruolo dei 54 stati e accentui quello dei 500 sub-stati è una soluzione molto migliore – con un governo basato sul consenso delle numerose parti anziché l’occidentale “chi vince si prende tutto”.

 

Note

[i] Johan Galtung, The Fall of the US Empire – And Then What?, TRANSCEND University Press, 2009 http://www.transcend.org/tup/. (Testo fondamentale, in attesa di un editore italiano, che prevede il crollo dell’impero USA entro il 2020, sulla base di 14 contraddizioni. Per una sintesi, si veda “La fine dell’impero americano Le alternative per un nuovo ordine mondiale”, http://www.peacelink.it/pace/a/15600.html . Per un contributo più ampio, con le 14 contraddizioni, si veda: “Sulla prossima decadenza e caduta dell’impero USA”, http://serenoregis.org/2008/11/sulla-prossima-decadenza-e-caduta-dell%E2%80%99impero-usa-johan-galtung/ . NdT)

 

29 Aug 2011 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: We Have Been Here Beforehttp://www.transcend.org/tms/2011/08/we-have-been-here-before/

 

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