La vita che va, la vita che viene: un ricordo di Elisabetta Gambino

Cara Elisabetta,

non avevamo ancora superato lo sgomento per la morte di Luca Magosso, che ci è giunta, poco prima del ferragosto, la notizia della tua morte, nel pieno dei tuoi progetti di vita, a soli trent’anni.

Avevi fatto il servizio civile qui da noi, cinque anni fa, con il gruppo di ragazzi e ragazze che seguivano il progetto dell’Assefa. Insieme, siamo stati in India, nel 2006, dove avevi avuto modo di conoscere direttamente l’Assefa-India e immergerti nella cultura, nella spiritualità e nella natura di questo grandioso paese, che ha dato vita ai più importanti movimenti nonviolenti del Novecento. La figura di Gandhi campeggia ovunque nelle scuole e nei centri dell’Assefa e anche tu eri stata colpita dal fascino che ispirava, tanto che, ritornata in Italia, ti sei recata nei “villaggi gandhiani” fondati da Lanza del Vasto, per iniziare un percorso che si è interrotto prematuramente.

Ci hai lasciato, dopo aver affrontato con coraggio la implacabile malattia che ti ha colpito, e hai donato a noi tutti, ma soprattutto ai tuoi familiari, la bella e ancor piccola Beatrice, come segno di continuità e fiducia nella vita, nonostante tutto.

Ti ricorderemo nelle immagini che abbiamo di te, nella tua ansia e ricerca di significato da dare alla nostra esistenza, e sei entrata anche tu a far parte del grande oceano della compresenza capitiniana.

Nanni Salio e gli amici e le amiche del Centro Sereno Regis e dell’Assefa

1 settembre 2011

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