Vincitori e perdenti nella futura lotta globale per l’energia. La nuova guerra dei trent’anni – Michael T. Klare

Ci sarà una guerra di trent’anni per il predominio energetico ? Una prospettiva devastante per il nostro pianeta, ma purtroppo sembra inevitabile.

Fra il 1618 e il 1648, l’Europa fu dilaniata da una serie di violenti conflitti noti nel loro insieme come la Guerra dei Trent’Anni. Si trattò in gran parte del sanguinoso confronto fra un sistema imperialista e i nuovi stati-nazione che si andavano formando. Secondo gli storici, il moderno sistema internazionale di stati-nazione nacque proprio con il Trattato di Westfalia firmato nel 1648 a conclusione della guerra.

Qualcosa di simile potrebbe avvenire oggi. Una guerra forse meno sanguinosa di quella (anche se lo spargimento di sangue non si potrà evitare) ma altrettanto decisiva per il futuro del pianeta. I prossimi decenni ci preparano un conflitto senza esclusione di colpi fra le diverse forme di energia, le multinazionali che le producono e i paesi che dall’energia dipendono per continuare a funzionare. La questione è semplice: chi controllerà le risorse energetiche nella seconda metà del ventunesimo secolo? I vincitori decideranno come vivremo e lavoreremo in questi anni non più molto lontani, e trarranno da ciò immensi profitti. I perdenti saranno marginalizzati o scompariranno.

Perché trent’anni? Perché questo è il tempo di sperimentazione necessario perché le nuove energie passino dal laboratorio al pieno sviluppo industriale: pensiamo a fonti come l’idrogeno, l’etanolo da cellulosa, l’energia delle onde marine, il carburante dalle alghe e la nuova generazione di reattori nucleari. Alcuni di questi sistemi si affermeranno, altri ora inimmaginabili saranno sviluppati, altri ancora saranno scartati. Difficile al momento predire quali. Nel contempo, il ricorso alle fonti tradizionali come petrolio e carbone che scaricano CO2 nell’atmosfera si andrà riducendo, in parte perché le riserve diminuiscono e in parte a causa di preoccupazioni ambientali.

Il confronto che si prepara sarà una guerra perché i profitti o addirittura la sopravvivenza delle più potenti multinazionali del pianeta saranno in gioco, e perché per ciascun paese sarà questione di vita o di morte. Per i giganti del petrolio come BP, Chevron, ExxonMobil e Shell, il declino del petrolio avrà un impatto enorme. Tutti dovranno adottare nuovi modelli economici e garantirsi nuovi mercati sulla base delle nuove produzioni energetiche, se vogliono evitare il collasso o la sparizione a favore di rivali più potenti. In questi futuri decenni nasceranno nuove industrie, alcune delle quali sfideranno il potere degli attuali giganti del petrolio.

Anche la sorte delle varie nazioni sarà in gioco, sia che scommettano su nuove tecnologie, che mantengano le attuali scelte energetiche o che competano per le fonti globali d’energia, per i mercati o per le risorse. Poiché l’accesso alle materie prime diventerà un problema di sicurezza nazionale, la lotta per assicurarsele sfocerà inevitabilmente nel confronto armato: oggi avviene per il petrolio e il gas naturale, domani potrebbe essere per il litio o il nickel necessari alle auto elettriche.

Al termine di questi tre decenni, come avvenne con il Trattato di Westfalia, il nostro pianeta avrà subìto un completo riassetto dei poteri, basato sui bisogni energetici. Ma fino ad allora la lotta per le risorse non potrà che divampare sempre più violenta per una ragione semplice: l’attuale sistema internazionale non può rispondere ai bisogni futuri del pianeta. Dovrà quindi essere sostituito o affiancato massicciamente dall’apporto di un sistema alternativo di energie rinnovabili. O si correrà al disastro.

LA SITUAZIONE DELLE RISORSE ENERGETICHE OGGI

Per meglio capire la situazione difficile in cui oggi ci troviamo, diamo uno sguardo alle risorse disponibili. Secondo la BP, il mondo ha bruciato nel 2010 l’equivalente di 13,2 miliardi di tonnellate di petrolio: di queste, il 33,6% veniva appunto dal petrolio, il 29,6% dal carbone, il 23,8% dal gas naturale, 6,5% dalle risorse idroelettriche, 5,2% dal nucleare e solo 1,3% da tutte le fonti rinnovabili. Se ne deduce che i combustibili fossili (petrolio, carbone e gas) hanno fornito da soli l’87% del totale.

Cercare anche solo di mantenere per altri trent’anni questo livello di produzione sarebbe impresa quasi disperata . Se poi si tratta di aumentare del 40% questa produzione per rispondere alle esigenze dei vecchi paesi industrializzati e alla crescente domanda della Cina e delle altre economie emergenti, ciò sarà semplicemente impossibile.

Due sono i principali ostacoli al mantenimento dell’attuale panorama energetico: la riduzione delle riserve di petrolio e il problema dei mutamenti climatici. Secondo i maggiori esperti in materia di energia, l’estrazione di petrolio di tipo convenzionale (cioè petrolio liquido estratto dal terreno o da piattaforme nelle acque costiere) raggiungerà un picco produttivo fra qualche anno appena e comincerà poi a declinare irreversibilmente. Altro combustibile potrà essere prodotto in forme innovative ma costose ed ecologicamente rischiose, sfruttando sabbie petrolifere, scisti oleosi e le trivellazioni nei mari profondi. Ma anche così non si rinvierebbe che di poco la fine delle riserve. Nel 2041 il petrolio sarà molto più scarso di oggi e potrà soddisfare solo un terzo circa della crescente domanda mondiale di energia.

D’altra parte i mutamenti climatici si intensificheranno provocando danni crescenti: cicloni, innalzamento dei mari, lunghe siccità, terribili ondate di calore, grandi incendi di foreste, che indurranno presto o tardi i dirigenti politici più riluttanti a prendere provvedimenti drastici. Ad esempio, la riduzione forzata di emissioni di CO2 e altri gas a effetto serra tramite l’imposizione di tasse sulle emissioni nocive o di nuove misure restrittive finora inimmaginabili. Nel 2041, sarà diventato totalmente impossibile contare sui combustibili fossili per garantirsi l’87% dell’energia mondiale, come avviene oggi.

LE PRINCIPALI ALTERNATIVE

Se petrolio e carbone sono destinati a perdere il ruolo di principale fonte energetica, cosa potrà sostituirli ? Ecco alcune scelte possibili.

Gas naturale:
numerosi esperti lo vedono come un combustibile fossile “di transizione”, perché produce meno emissioni di CO2 e altri gas a effetto serra di quanto facciano petrolio e carbone. Inoltre, le riserve di gas naturale sono molto più vaste di quanto si pensasse, perché sono sfruttabili con nuovi metodi come le trivellazioni orizzontali e il controverso fracking, cioè la fratturazione idraulica degli scisti che erano considerati in passato riserve inaccessibili. Nel 2011 il Dipartimento USA dell’Energia ha annunciato che nel 2035 gli Stati Uniti useranno molto più gas naturale che carbone, anche se il petrolio manterrà il primo posto. Alcuni parlano addirittura di una “rivoluzione del gas naturale” che porterà questo combustibile a diventare il numero uno mondiale, almeno per un certo tempo. Tuttavia, la tecnica del fracking potrebbe nuocere alla qualità dell’acqua potabile e ciò non mancherà di suscitare opposizione, senza dimenticare che lo sfruttamento degli scisti gassosi potrebbe risultare meno economicamente vantaggioso di quanto si pensi. Parecchi esperti affermano già che le prospettive in questo campo sono state artificialmente gonfiate e che ai maggiori investimenti potrebbe non corrispondere il rendimento sperato.

Energia nucleare:
Prima dell’11 marzo scorso, con il terremoto e il conseguente tsunami che hanno devastato il Giappone e provocato una serie di fusioni del nucleo nelle centrali di Fukushima Daiichi, molti analisti annunciavano un glorioso rilancio del nucleare, con la costruzione di centinaia di nuove centrali nei prossimi decenni. Oggi si ritiene che alcuni di questi progetti saranno mantenuti , in paesi come la Cina, in altri invece come l’Italia, la Svizzera e la Germania l’opzione nucleare sarà abbandonata. A dispetto delle rassicuranti voci ufficiali secondo cui le centrali USA sono totalmente prive di rischi, sempre nuovi fatti vengono a provare il contrario. L’opinione pubblica è sempre più riluttante, e questo fa ritenere poco probabile che l’opzione nucleare sia uno dei grandi successi del 2041. Tuttavia, gli entusiasti dell’atomo, fra cui il presidente Obama, sostengono il progetto di costruire piccoli reattori “modulari”, che costerebbero molto meno degli attuali e produrrebbero poche scorie radioattive. La tecnologia e le misure di sicurezza necessarie per questi piccoli reattori richiedono ancora molti collaudi, ma i loro sostenitori affermano che rappresenterebbero un’ottima alternativa tanto ai grandi reattori tradizionali , che producono montagne di scorie radioattive, quanto alle centrali termoelettriche a carbone con le loro massicce emissioni di CO2.

Vento e sole:
Una cosa è certa, fra trent’anni il mondo conterà su queste fonti energetiche assai più di quanto avvenga oggi. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), vento e sole che oggi producono circa l’un per cento del consumo energetico mondiale rappresenteranno nel 2035 il 4%. Ma data la crisi incombente e le molte speranze che circondano queste due fonti energetiche, queste previsioni saranno largamente superate. Tuttavia occorrono in questo campo grandi avanzate tecnologiche che aumentino non solo il rendimento delle pale eoliche e dei pannelli solari, ma anche lo stoccaggio dell’energia, per poterla usare anche di notte o quando non c’è vento. Importante anche migliorare la rete di distribuzione dell’energia elettrica così prodotta. Cina, Germania e Spagna hanno fatto investimenti significativi nel solare e nell’eolico il che potrebbe garantire loro un vantaggio importante in questa nuova Guerra dei Trent’Anni. A condizione però che gli auspicati miglioramenti tecnologici prendano corpo.

Biocarburanti e alghe:
Secondo gli esperti, un radioso futuro attende i biocarburanti, soprattutto ora che l’etanolo di prima generazione (derivato dalla fermentazione di cereali e canna da zucchero) viene sostituito dai prodotti della seconda e terza, tratti dalla cellulosa vegetale e da alcune alghe geneticamente modificate. Certo, la fermentazione richiede calore e quindi consuma energia, inoltre molti sono contrari all’uso di piante alimentari per produrre carburanti proprio quando i prezzi del cibo stanno aumentando drammaticamente. Tuttavia si stanno collaudando nuove tecniche promettenti per produrre etanolo partendo dalla cellulosa di piante non commestibili. Dal canto loro, alcune industrie fra cui la ExxonMobil stanno conducendo esperimenti con nuovi tipi di alghe a rapida crescita utilizzabili come biocarburanti. Anche il Dipartimento della Difesa USA investe in questo tipo di ricerche che mirano a trasformare l’esercito americano, grande divoratore di energia da petrolio, in un‘entità molto più ecologicamente orientata. Ma anche qui è troppo presto per dire se e quanto i biocarburanti potranno rispondere alle attese.

Idrogeno:
Una decina di anni or sono, gli esperti affermavano che l’idrogeno era una fonte d’energia fra le più promettenti. L’idrogeno esiste in abbondanza in natura (anche nell’acqua e nel gas naturale) e non produce emissioni nocive quando lo si usa. Ma in natura non esiste come elemento isolato e deve perciò essere estratto da altre sostanze – un procedimento che richiede molta energia e non è per ora particolarmente efficiente. Altri problemi pongono il trasporto, l’immagazzinamento e il consumo di idrogeno su larga scala. Ricerche sono in corso per affinare la tecnologia correlata e certamente vi saranno successi in questo campo. Ma tutto sommato non pare che l’idrogeno possa rappresentare nel 2041 una fondamentale fonte di energia.

Energia X – l’ignoto:
Molte altre fonti sono attualmente esplorate da scienziati e tecnici nelle università e nei laboratori delle grandi industrie. Per alcune si è già arrivati alla fase di progetti-pilota di vasta dimensione. Fra le più promettenti citiamo la geotermia, l’energia delle onde marine e delle maree. Tutte attingono a forze naturali immense e se si troveranno le opportune soluzioni tecnologiche avrebbero il grande pregio di essere sfruttabili all’infinito senza produzione di scorie significative. Ma queste tecnologie sono ancora tutte da sviluppare, ad eccezione della geotermia. Quanto si potrà avanzare e in quali tempi non possiamo ancora dire. Anche l’energia geotermica, in sé assai promettente, ha qualche difficoltà perché la sua estrazione richiede trivellazioni profonde che possono a volte provocare piccoli movimenti tellurici.

Ho anche sentito parlare di altre fonti d’energia, meno note e forse promettenti. Per il momento nessuna appare in grado di rispondere alle esigenze del 2041. Ma non bisogna mai sottovalutare le capacità inventive degli esseri umani. La storia ha spesso sorpreso, e la storia dell’energia potrebbe fare la stessa cosa.

L’efficienza energetica:
Accertato ormai che manca per ora un vincitore assoluto fra le fonti alternative o transitorie, un approccio indispensabile ai problemi dei prossimi decenni sarà una efficienza energetica portata a livelli oggi inimmaginabili, con un massimo di produzione per un minimo di consumo. Nei prossimi tre decenni, i vincitori potrebbero essere quei paesi e quelle industrie che saranno riusciti a produrre molto usando poco. Innovazioni nel campo dei trasporti, delle tecniche di costruzione o della progettazione di prodotti, in quelle di riscaldamento o di raffreddamento, saranno sviluppate e avranno un ruolo fondamentale.

DOPO LA GUERRA

Fra trent’anni il mondo sarà in bene o in male molto diverso da quello che conosciamo: intanto, sarà più caldo, più tempestoso e con meno terra disponibile a causa dell’innalzamento degli oceani. Severi limiti alle emissioni di CO2 saranno diffusi ovunque e il consumo di carburanti fossili sarà attivamente scoraggiato. Il petrolio sarà riservato a chi potrà ancora permetterselo, ma non sarà più la sorgente principale d’energia. Nuovi poteri, politici ed economici, agiranno in questo nuovo universo energetico. Non possiamo certo sapere quale sarà la nostra versione del Trattato di Westfalia, né chi saranno i vincitori egli sconfitti. Possiamo però esser certi che quei trent’anni avranno visto molta violenza e molto dolore. Nessuno sa ancora tuttavia quali delle possibili forme di energia sarà diventata dominante nel 2041 e oltre.

Se posso permettermi una previsione, direi che vale la pena scommettere su sistemi energetici decentralizzati, facili da produrre e da istallare, che richiedano investimenti modesti. Per capirci, pensiamo ai piccoli laptop del 2011 confrontati ai grossi computer degli anni 1960 o 1970. Chi più si avvicinerà al modello laptop nella produzione energetica sarà il vincitore.

Da questo punto di vista, i grandi reattori nucleari e le centrali a carbone tenderanno a scomparire, tranne forse in posti come la Cina dove un governo autoritario può ancora permettersi di imporre le sue scelte. Molto più promettenti sono le energie rinnovabili e i biocarburanti di nuovo tipo che possono essere prodotti su piccola scala con investimenti ridotti, e perciò inseriti addirittura nella vita quotidiana a livello di piccole comunità o di quartiere.

I paesi che più rapidamente sapranno fare scelte di questo tipo saranno i probabili vincitori della corsa alle soluzioni per il 2041. Considerate le condizioni drammatiche del pianeta, sarà una vittoria in extremis.

Titolo originale: “Energy: the new thirty years’ war”

Fonte: http://www.tomdispatch.com/
Link
29.06.2011

TomDispatch, 25 luglio 2011. Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANITA BATTAGLINO
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=8678

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