Energia: prima e dopo Fukushima – Recensione di Nanni Salio

Renato Riva, 2025 Blackout, Edizioni della Sera!, Roma 2010
Marzio Bellacci, Italia a lume di candela, L’asino d’oro edizioni, Roma 2010

Per un fisico, la questione energetica è alla base di tutti i principali problemi dell’umanità. Portata agli estremi, questa posizione può sembrare riduzionista, ma sicuramente contiene molto di vero. Non stupisce allora la grande quantità di pubblicazioni, assai diverse tra loro, sul tema dell’energia. Due di queste sono state pubblicate poco prima del referndum sul nucleare e della catastrofe di Fukushima.

Marzio Bellacci ricostruisce, con stile giornalistico, la storia dell’energia in Italia. Molti particolari e aneddoti interessanti, sebbene con una manifesta propensione filonucleare, che sarebbe bene verificare dopo lo tsunami che ha colpito il Giappone e messo fuori uso, sino alla fusione del nocciolo, i reattori nucleari di uno dei paesi che più aveva fatto affidamento su questa tecnologia ed era considerato particolarmente affidabile.

Il commento che Margherita Hack ha rilasciato dopo l’incidente, ambiguo ma di sostanziale fiducia nel nucleare, non si può certo considerare esauriente. E’ una posizione che è espressa anche nella sua prefazione a questo libro. La storia del nucleare, in Italia e più in generale nel mondo, dovrebbe essere affidata a un team di storici, fisici e giornalisti, per avere un quadro più esaustivo e possibilmente veritiero. Sarebbe interessante, per esempio, una storia degli “errori” commessi nella pianificazione energetica, dal punto di vista dei principi fondamentali della fisica, largamente e bellamente ignorati da politici, industriali e persino dagli addetti ai lavori, tecnici e scienziati. La termodinamica avrebbe potuto essere una buona guida per non trovarci oggi nell’impasse planetaria, foriera di gravi pericoli, come profetizza, tra gli altri, Michael Klare (“La nuova guerra dei trent’anni”http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.phpname=News&file=print&sid=8678 ).

Anche il tanto bistrattato studio del Club di Roma (“I limiti della crescita”, Mondadori, Milano 1972, tradotto malamente come “I limiti dello sviluppo”) ci avrebbe permesso di pianificare per tempo una società sostenibile e ben più equilibrata e felice di quella odierna. Ma tant’é, dobbiamo correggere oggi i tanti errori del passato. A cominciare dall’enorme errore di impostare la questione energetica guardando solo alle fonti energetiche invece che agli usi finali, come ci insegnano i più autorevoli studi in materia. E’ la storia, non scritta, della società e dell’economia dello “spreco”, dell’ “usa e getta”, giunta al capolinea.

Non avrei mai pensato, invece, che fosse interessante scrivere dell’energia in termini romanzati, con una vicenda che sconfina nel thriller. E’ ciò che ha fatto Renato Riva, che lascia la sua impronta di imprenditore visionario oltre che di arguto romanziere. La vicenda prende l’avvio dalla Corsica, che, come altre isole felici, si immagina che stia optando per il tutto rinnovabile, contro la politica nucleare francese. Ma ben presto entra in gioco la vicenda dell’Italia, descritta in toni più grevi del reale, ma non molto lontani da quanto è avvenuto e continua ad avvenire nel nostro belpaese.

Un giovane scienziato ha inventato una vernice trasparente ad alta efficienza che si presta a rivoluzionare il campo del fotovoltaico. L’autore immagina una vicenda non molto lontana da quanto paventato da Michael Klare, di intrighi internazionali per impossessarsi di questa tecnologia. Il tutto finisce quando il giovane si sveglia dal brutto sogno, e si ritrova su una delle belle spiagge della Corsica. Ma la vicenda, che lascia col fiato sospeso sino all’ultimo non è poi così lontana dalla verità.

Che cosa scriverebbero entrambi gli autori dopo Fukushima? Mentre il pensiero di Renato Riva è evidentemente orientato verso una alternativa energetica fondata totalmente sulle rinnovabili, più difficile rispondere per quanto riguarda l’altro autore.

Ma le risposte dovrebbero cercarsi, come accennato più sopra, negli studi di quei fisici, come Luigi Sertorio, e di quegli economisti, come Georgescu Roegen, che hanno saputo utilizzare la termodinamica per analizzare con rigore il problema energetico e i suoi risvolti economici. Purtroppo, in questo campo siamo ancora in una fase in cui prevale l’analfabetismo energetico.

 

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