Fukushima 11 marzo – Punto di svolta? – Johan Galtung

Abbiamo avuto l’11 settembre; adesso abbiamo anche l’11 marzo, 2011 (ora giapponese 14.46), il disastro triplo maremoto-tsunami-radiazioni.  Ground zero era un oceano zero, e il paese che ha dato al mondo la parola “tsunami” fu colpito da uno alto fino a 41 metri. E c’è stata Fukushima Dai-ichi, una delle 54 centrali elettronucleari del Giappone, con le sue sei unità; sulla spiaggia, a offrirsi alla furia primordiale dello tsunami.

Un terribile disastro di proporzioni storiche che faceva appello alla solidarietà locale, nazionale e globale, giunta copiosa da ovunque, dal mondo al suo meglio. Perfino 260 carcerati di una prigione giapponese raccolsero 3 milioni di yen per aiutare le vittime; un caso fra milioni.

La gestione del disastro è in corso e lo rimarrà per mesi, anni a venire, in Giappone, ma in modo frammentato, per parti selezionate della crisi. Il danno da radiazioni è e sarà sottovalutato per i lavoratori – di ceto molto basso, in quell’area depressa – colpiti, morenti, morti – ma ne sentiremo parlare poco, e mancheranno pure le compensazioni. Magari riferiranno del livello di radiazioni esterno, della pelle, ma non quello fisico interno, relativo ai danni da ingestione. Le élite dello Stato-Capitale-Intelligentsia che identificano quasi il mantra “sicuro-pulito-economico” con il “nucleare” difficilmente cambieranno il proprio discorso. Evidentemente né sicuro né pulito; e in quanto all’economico?

Vediamo un po’ in dettaglio. Shukan Kinyobi, (La Settimana al Venerdì) – non un cocco dell’élite di Stato-Capitale-Intelligentsia – riferisce che l’energia nucleare aggiunge un 28-29% superfluo all’offerta energetica potenziale data l’effettiva richiesta del Giappone. Che può essere soddisfatta dalle centrali a carbone-petrolio e idroelettriche, senza contare le fonti rinnovabili (moltissime case utilizzano l’energia solare); la curva della domanda – addirittura in appiattimento negli ultimi anni – sta ben dentro tale tipo d’offerta. Eppure le hanno costruite, a partire dal 1964, e molte sulla spiaggia. Stupidi? No, peggio: probabilmente per un’analisi razionale costi-benefici e la relativa accettazione di alti rischi a bassa probabilità, contro grossi benefici ad alta probabilità.

Quali erano questi benefici in un paese noto per l’ “allergia nucleare” dopo Hiroshima-Nagasaki, e ora preda di una Fukushima anche peggiore di Hiroshima?  Hiroshima faceva parte di uno scenario di guerra – superfluo data la capitolazione de facto del Giappone – dove si può incolpare l’altro versante e il Giappone diventa vittima, sviando l’attenzione ogni 6 agosto dal Giappone carnefice, particolarmente in Corea-Cina. Ma Fukushima con le sue conseguenze è per lo più opera dei giapponesi.

Cominciò con il discorso di Eisenhower del 1953 sugli Atomi per la Pace, e il massiccio programma omonimo varato nel 1955. La “conversione” del Giappone al nuclearismo nel 1964 creò una valanga di critiche, alcune delle quali molto ben informate, che mettevano in guardia sui rischi.

Allora, quali furono i benefici, per il Giappone, e/o per gli USA?

Un beneficio è sociale: a causa della segretezza che circonda il nuclearismo e il pericolo che possa cadere nelle mani sbagliate, non solo esso si basa su una stretta cooperazione di Stato-Capitale-Intelligentsia, ma innalza tale triangolo ferreo a trinità analoga a Corona-Signori-Clero innanzi ai cittadini, legittimando la loro esenzione dal controllo democratico in quanto latori del potere ultimo.  Il che è particolarmente adatto alle élite giapponesi data la loro storia recente.

Un beneficio è la “cooperazione economica“ USA-Giappone – virgolettata perché i vantaggi non sono equivalenti ai rischi – con General Electric-Westinghouse tra i principali costruttori dei reattori (come per quattro dei sei alla Fukushima Dai-ichi). Dopo il disastro di Three Mile Island nel 1979 tali aziende persero il mercato USA, ma Fukushima fu costruita nel periodo 1974-78. General Electric si offre di ricostruire Fukushima.

Un beneficio può essere la “cooperazione militare”: l’eventuale “Programma di armi segrete nell’ambito della centrale di Fukushima?” secondo Yoichi Shimatsu di New America Media (http://tinyurl.com/3c9tw7z).  L’unità # 3 funzionava a base di plutonio, “il materiale per le testate nucleari più piccole e più facili da mandare a destinazione”, e l’unità # 4 era forse usata per arricchire l’uranio.

“Nel 2009, l’International Atomic Energy Agency (IAEA) emise un timido ammonimento sulla spinta accentuata del Giappone a una bomba nucleare – e prontamente non ne fece nulla”. Al vice-ministro per gli affari esteri del ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria (METI), professor Hideichi Okada, è stato chiesto al convegno di St. Gallen il 13 maggio u.s. se avrebbe preso in considerazione di invitare la IAEA per un’ispezione al sito al fine di sgombrare il Giappone da ogni sospetto del genere, ma non c’è stata risposta.

E un beneficio è certamente la “cooperazione politica”. L’Asahi Shimbun riferiva il 21.04.11 che dopo l’11 marzo il governo USA ha richiesto lo stazionamento di un loro funzionario nell’ufficio del primo ministro, che alla fine ha accettato. Questo ovviamente per la gestione della crisi, e più specificamente per la gestione della comunicazione, dati tutti i temi critici di cui sopra. Il che sa di occupazione de facto del Giappone.

Una fonte superflua d’energia fatta passare mediante i “Sussidi in Giappone per zittire i nemici nucleari” – Int’l Herald Tribune 31.05.11, “Lo stato atomico”, Der Spiegel #21/2011 – sotto nubi di radioattività e di densi sospetti serve come campanello d’allarme a quello del riscaldamento globale.  Dalla Germania viene non solo un NO all’energia nucleare, da terminare nel 2022 – con un ripensamento della Cina, probabilmente anche del n° 1 USA, il n° 2 Francia e il n° 3 Giappone negli impianti nucleari – ma un SI’ all’Energia Verde, con la Cina come n° 1, la Germania n° 2 e gli USA n° 3 nei relativi investimenti, ma il Giappone solo all’11° posto.

Ma un più profondo campanello d’allarme si sentirà sempre più nella vibrante società civile giapponese, che gradualmente comporterà un mutamento nelle relazioni USA-Giappone. La penetrazione economico-militare-politica, e l’umiliazione non passeranno inosservate. Il corpo politico giapponese potrà anche essere lento a percepire le forze autonome oltre il controllo di Tokyo – del primo ministro, del METI e della TEPCO, l’azienda energetica. Ma ci arriverà; quando qualcuno supererà la polarizzazione guidando il Giappone sia verso una comunità est-asiatica, sia mantenendo buone relazioni con gli USA mentre il Sistema di Sicurezza USA-Giappone sta gradualmente diventando marginale.

 

06.06.11 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Fukushima 3/11 – A Turning Point?http://www.transcend.org/tms/2011/06/fukushima-311-a-turning-point/

Una replica a “Fukushima 11 marzo – Punto di svolta? – Johan Galtung”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *