Perché nessun clamore per questi tiranni torturatori? – Robert Fisk

Christopher Hill, ex-segretario di stato USA per l’Asia orientale ed ex-ambasciatore in Iraq – e di solito un diplomatico americano molto ossequioso e non eloquente – ha scritto l’altro giorno che “la nozione che un dittatore possa pretendere diritto di sovranità per abusare della propria gente è divenuta inaccettabile”.

A meno che, ovviamente – Hill non ne ha fatto menzione – non capiti di vivere in Bahrain. Su questa minuscola isola, una monarchia sunnita, gli al-Khalifa, domina una maggioranza sciita e ha reagito a proteste democratiche con sentenze di morte, arresti di massa, incarcerazione dei medici per far morire pazienti feriti durante le proteste, e con un “invito” alle forze saudite di entrare nel paese. Hanno inoltre distrutto decine di moschee sciite con la scrupolosità di un pilota dell’11 settembre. Peraltro, quasi tutti i perpetratori dell’11 settembre erano appunto sauditi, ricordiamoci.

E che cosa ne vien fuori? Silenzio. Silenzio nei media USA, grande silenzio nella stampa europea, silenzio del nostro amato CamerClegg e naturalmente della Casa Bianca. E – onta delle onte – silenzio degli arabi che sanno dove s’imburra il loro pane. Il che vuol dire ovviamente silenzio anche di al-Jazeera. Io vengo spesso ospitato nelle loro altrimenti eccellenti edizioni in arabo e in inglese, ma la loro mancata menzione del Bahrain è vergognosa, uno sbaffo di merda sulla dignità da essa recata ai reportage del Medio Oriente. L’emiro del Qatar – lo conosco e mi piace molto – non ha bisogno di sminuire il suo impero televisivo in tal modo.

CamerClegg sta zitto, ovviamente, perché il Bahrain è uno dei nostri “amici” nel Golfo, voglioso compratore di armi, residenza di migliaia di espatriati britannici che – durante la mini-rivoluzione degli sciiti del Bahrain – hanno passato il tempo a scrivere malevole lettere di denuncia di giornalisti occidentali alla stampa pro-Khalifa. E in quanto ai dimostranti, ricordo una giovane sciita che mi disse che se solo il principe della corona si fosse degnato di venire alla “Rotatoria delle Perle” a parlare con i manifestanti, l’avrebbero portato a spalle per la piazza. Le credetti. Ma lui non venne. Anzi, distrusse le loro moschee e asserì che le proteste erano un complotto iraniano – che non è mai stato vero – e distrusse la statua della perla alla rotatoria, deformando così la storia stessa del proprio paese.

Obama, manco a dirlo, ha le sue ragioni per il silenzio. Il Bahrain ospita la 5^ flotta USA e gli americani non vogliono venir sospinti fuori del loro felice porticciolo (benché possano prender su e trasferirsi negli Emirati Arabi Uniti o in Qatar in qualunque momento gli vada) e vogliono difendere il Bahrain dalla mitica aggressione iraniana. Altresì non si troverà la Clinton, così insistente nell’ ingiuria alla famiglia Assad, a dire nulla di male sugli al-Khalifas. Perché mai no? Siamo tutti in debito verso gli arabi del Golfo? Sono persone onorevoli e capiscono quando la critica vien fatta in buona fede. Ma no invece, restiamo zitti. Anche quando gli studenti bahraini in Gran Bretagna vengono privati dei loro sussidi per aver protestato davanti alla propria ambasciata a Londra, taciamo. CamerClegg, vergognati.

Il Bahrain non ha mai avuto fama di “amico” dell’Occidente, benché così gli piaccia venir rappresentato. Più di vent’anni fa, chiunque avesse da ridire sul dominio della famiglia regale rischiava di venir torturato nella sede della polizia di sicurezza, con a capo un ex-ufficiale del Reparto Speciale della polizia britannica il cui torturatore anziano era un funesto maggiore dell’esercito giordano. Quando ne pubblicai i nomi, fui ricompensato con un fumetto sul giornale governativo Al-Khaleej che mi raffigurava come un cane rabbioso. I cani rabbiosi devono ovviamente venir sterminati: non si trattava di uno scherzo, era una minaccia.

Gli al-Khalifa non hanno comunque problemi col giornale d’opposizione, Al-Wasat. Hanno arrestato uno dei fondatori, Karim Fakhrawi, il 5 aprile, morto sotto custodia della polizia una settimana dopo. Dieci giorni dopo, hanno arrestato l’editorialista, Haidar Mohamed al-Naimi, non più rivisto da allora. Di nuovo, silenzio di CamerClegg, Obama, Clinton e compagnia. L’arresto e l’incriminazione dei medici sciiti con l’accusa di aver lasciato morire i propri pazienti – ovviamente uccisi invece dalle “forze di sicurezza” – è ancor più nefando. Ero all’ospedale quando hanno portato quei pazienti: la reazione dei medici fu d’orrore misto a paura – semplicemente, non avevano mai visto quelle ferite d’arma da fuoco a bruciapelo prima. Ora i medici sono stati arrestati e i pazienti tirati via dai loro letti d’ospedale. Se questo fosse successo a Damasco, Homs o Hama o Aleppo, ci strepiterebbero nelle orecchie le voci di CamerClegg, e Obama e Clinton. Invece no. Silenzio. Quattro uomini sono stati condannati a morte per l’uccisione di due poliziotti bahraini. In una corte marziale a porte chiuse. Ne hanno trasmesso in TV le “confessioni”, in stile sovietico. Non una parola da CamerClegg o Obama o la Clinton.

Che cos’è quest’assurdità? Beh, ve lo dico io. Non ha nulla a che fare con i bahraini o gli al-Khalifa. Ma solo con la nostra paura dell’Arabia Saudita; che vuol dire anche che riguarda il petrolio. E il nostro rifiuto assoluto di ricordare che l’11 settembre fu opera ampiamente di sauditi. E il nostro rifiuto di ricordare che l’Arabia Saudita ha sostenuto i taliban, che Bin Laden era un saudita, che la versione più crudele dell’Islam proviene dall’Arabia Saudita, terra di decapitatori e mozzatori di mani. E riguarda la risposta che ho avuto durante una conversazione con un funzionario bahraini – un brav’uomo decente e onesto – quando gli chiesi perché il primo ministro bahraini non potesse essere eletto da una popolazione a maggioranza sciita. “I sauditi non lo permetterebbero mai” disse. Sì, gli altri nostri amici: i sauditi.

14.05.11
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis
Titolo originale:
Robert Fisk: Why no outcry over these torturing tyrants?
http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/fisk/robert-fisk-why-no-outcry-over-these-torturing-tyrants-2283907.html?service=Print

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *