I territori della memoria – Laura Tussi

L’educazione interculturale trova senso nei territori con le memorie di cui sono portatori, come luoghi dell’esistenza e spazi dove gli uomini vivono e hanno vissuto, dove si sviluppano i loro progetti, le loro idee, le loro spiritualità.

I territori sono punti di partenza visibili, tangibili, metaforici, spazi aperti della memoria individuale e collettiva, luoghi del dialogo e della comunicazione tra generazioni, nella ricchezza di molteplici simboli che rimandano alla presenza di popolazioni diverse, in scontri e incontri tra genti, popoli, gruppi, singoli uomini e donne.

I territori abitati sono come labirinti che condensano spazi, tracce, temi, manufatti di una collettività.

Il territorio racchiude in sé simbologie archetipiche di spazi labirintici e inconsueti, dove la molteplicità identitaria si disperde in una pluralità di emozioni, sensazioni, percezioni.

L’archetipo del labirinto viene rielaborato dalle narrazioni dei migranti che vivono in nuovi territori d’accoglienza come spazi complessi, metaforicamente contorti e difficili da comprendere, dove l’altro appare sempre un’identità remota da recepire e capire, perché complessa risulta la conoscenza vicendevole e traumatica la necessità di riconoscersi nell’alterità, nella dinamicità interattiva delle varie identità che abitano i territori stessi.

La memoria dei luoghi diviene sempre più sfumata e remota per chi proviene, permane e riparte lontano, nel percepire l’altrove come uno spazio sconosciuto e difficile da comprendere, nell’entropatia delle differenze che scandiscono i luoghi simbolicamente rievocanti significati, segni, tracce, progetti di un passato che si riflette nel presente di idee e processi di cambiamento e progresso interculturale.

L’incontro dialogico e l’ascolto attento incentivano multilateralità di situazioni comunicative, dove l’altro sia percipiente e testimone di eventi, di esistenze prossime, remote e future, in continui flussi labirintici di conoscenze e memorie da tramandare al diverso per etnia, per età, per sesso, per tradizioni di costanti simboliche di senso e significato nella comunicazione tra differenti identità.

Il concetto di diversità implica un’entità incongrua, deviante la norma, divergente, mentre l’accezione di differenza comporta disseminazione di distanze discrepanti, molteplicità multilaterali di identità inconsuete, racchiuse nel significato di pedagogia dialogica ed interculturale, dove il differente è portatore di molteplici identità diversificate, incongrue, di interpretazioni di alterità che si incontrano e si incrociano in plurali ibridazioni semantiche.

L’altro si moltiplica in istanze soggettive che costituiscono l’identità e la memoria personali, di ciascun individuo che entra in relazione nella poliedricità di incontri, scontri, conoscenze e memorie dei territori e delle individualità.

Il soggetto si declina in poliedriche sfaccettature della personalità identitaria, entrando in relazione con la diversità, in quanto entità altra e con le differenze, in quanto proliferazioni di istanze soggettive della persona umana.

La pluralità costituisce l’essenza dell’umano, portatore di alterità da remoti altrove, nel qui ed ora dell’imminenza dell’interscambio plurale tra teorie, esperienze e narrazioni.

Il confronto con l’altro, l’incontro, la relazione conducono a reciproche comprensioni e alla valorizzazione degli scarti emotivi, dei fraintendimenti, degli errori cognitivi, impliciti nel rapporto e soprattutto nella relazione interculturale, dove l’altro si manifesta nella sostanziale fragilità, nell’assunto emozionale del proprio aspetto interattivo, che provoca conoscenza vicendevole e memoria della storia personale passata, verso progettualità costruttive future, in dimensioni autoeducative tra le differenze.

Le istituzioni scolastiche e formative hanno il compito e la missione imprescindibile di far coesistere identità plurime, organizzando spazi aggregativi e ambiti aperti all’incontro, all’educazione comunitaria, in un clima di reciproca comprensione e condivisione di difficoltà, problematiche esistenziali, sofferenze emotive, ma anche gioie, speranze, idee e progetti rivolti al futuro, dove l’incontro può risultare proficuo di consigli e suggerimenti in merito al vivere quotidiano, per affrontare le vicissitudini dell’esistenza all’interno del gruppo, nell’ambito della classe scolastica, dove maturano esperienze, argomenti, discorsi nell’approccio multietnico tra i vari idiomi, linguaggi ed espressioni, nell’approssimarsi all’altro per conoscerlo meglio in un rapporto empatico, al fine di superare l’egoicità autoreferenziale.

Nell’ambito del territorio d’appartenenza e d’accoglienza risulta necessaria la costituzione di strutture sociali che favoriscano gli approcci intracomunitari di incontro, al fine di far fronte ai preconcetti, agli stereotipi dilaganti, forieri di discriminazioni e razzismi di ogni sorta, alimentati dal pregiudizio e da attitudini autodifensive e arroccate nella protervia dell’appartenenza ad un luogo ben definito e ad una comunità specifica.

I territori vedono l’avvicendarsi di genti, etnie, popoli e minoranze in incontri e scontri che si susseguono nel corso della storia e che è doveroso ricordare e rievocare nella memoria e nelle programmazioni didattiche che educhino alla valorizzazione delle differenze, proprio all’interno di contesti comunitari e sociali dove le diversità entrano in relazione in rapporto al tempo dell’educazione, al momento della festa, all’ambito dell’incontro e nelle occasioni di studio individuale e collettivo, dove tenere sotto controllo i propri personali preconcetti, la sfera egocentrica degli impulsi e degli interessi privati, in modo che l’altro non diventi invisibile e straniero.

 

 

 

 

 

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