La fame nel mondo: un problema locale e globale – Giorgio Cingolani

Non possiamo continuare a ignorare che:

le crisi alimentari, delle risorse energetiche ed economico-finanziarie sono collegate e strettamente in relazione con una crisi ecologica del pianeta senza precedenti

* Non possiamo continuare nell’azione di sfruttamento e distruzione delle risorse naturali;
* La nostra impronta ecologica supera già ora la capacità biologica del pianeta di oltre il 40%.

La fame è inaccettabile

* Oltre un miliardo di persone soffrono la fame, in numero più alto di quanto non sia stato prima ma allo stesso tempo cibo in quantità adeguate per sfamare tutti è prodotto nel pianeta;

* Produttori agricoli agroecologici di limitate dimensioni possono far aumentare la produzione fino a sfamare una popolazione mondiale di oltre 9 milairdi o più.

Pratiche insostenibili di produzione-distribuzione del cibo non sono più una possibilità

* I sistemi agroalimentari industriali attuali contaminano i suoli, l’acqua e l’aria e contribuiscono al cambiamento climatico;
* I sistemi agroalimentari industriali riducono in povertà milioni di piccoli produttori creando sempre più grandi ondate di povertà, fame e migrazioni.

Il sistema agroalimentare attuale contribuisce a danneggiare la salute delle persone

* Cibo e diete alimentari non sane causano obesità, malattie di cuore e dibete del 2° tipo, coinvolgendo oltre 2 miliardi di persone con rischio di pandemie nel prossimo futuro.

    Si è giunti a un crocevia: abbiamo la possibilità di adottare un diverso sistema

    * Sono possibili sistemi agroalimentari alternativi che possono dare cibo sano e sufficiente per tutta la popolazione del pianeta, comunità attive ed economie valide, che riducono il cambiamento climatico e preservano il pianeta;
    * Occorre cambiare il nostro modo di pensare e di agire nella direzione di appoggiare pratiche agricole che mantengono e rafforzano gli ecosistemi e le risorse naturali, producendo allo stesso tempo sufficiente cibo nutriente.

    Esiste una grande ricchezza di conoscenze e pratiche agricole che sono state sottostimate e addirittura marginalizzate e ignorate

    * Esistono modelli di produzione alimentare più sostenibili . Si sono evoluti e adattati nel corso di migliaia di anni nelle forme tradizionali dell’agricoltura e ora sono più importanti che nel passato come strumenti per abbattere la fame e sostenere l’occupazione nel mondo. Questi sistemi si possono facilmente rafforzare con le conoscenze scientifiche recenti in tema di forme di produzione sostenibili;
    * Ricerche empiriche hanno dimostrato che si possono ottenere incrementi di produzione sostanziali nei paesi in via di sviluppo senza l’uso di prodotti chimici come fertilizzanti sintetici e pesticidi basandosi su processi agroecologici.

    L’agroecologia, un neologismo introdotto una trentina di anni fa, è allo stesso tempo una scienza e un insieme di pratiche che sono derivate dalla convergenza fra diverse discipline: agronomia, ecologia e scienze sociali. Come disciplina scientifica è l’applicazione di principi socio-economici e ecologici per lo studio, la progettazione e gestione di agroecosistemi sostenibili per la produzione di alimenti. Come insieme di pratiche l’agroecologia permette di garantire il superamento di tutti i limiti che si sono evidenziati nel sistema agroalimentare moderno attualmente applicato nell’agricoltura industriale.

    L’agroecologia è stata identificata dal Relatore speciale sul diritto al cibo delle Nazioni Unite, Olivier de Schutter (Rapporto al Consiglio dei Diritti Umani, 20 dicembre 2010), come la modalità migliore per sviluppare sistemi agroalimentari che permettono di garantire il diritto al cibo a tutti quelli cha attualmente non sono garantiti ma anche ai miliardi di persone che si aggiungeranno alla popolazione attuale.

    Le conoscenze teoriche e pratiche di molti piccoli gruppi di produttori e cittadini a livello locale e l’azione congiunta di più grandi organizzazioni che lavorano a livello di politica globale fanno prevedere la possibilità di un cambiamento radicale ma manca ancora una strategia congiunta che realizzi la sinergia fra essi.

    In tutto il mondo attivisti per il diritto al cibo hanno ripreso in mano alcuni aspetti del sistema agroalimentare attraverso la coltivazione di orti, agricoltura biologica, iniziative di supporto comunitario dell’agricoltura (Community supported agricolture), mercati contadini, e attività di trasformazione e distribuzione di piccole dimensioni e locali.

    Attivisti per la sovranità alimentare hanno organizzato localmente e internazionalmente azioni per la riforma agraria, per porre fine a accordi distruttivi di libero commercio, ed appoggio alle aziende familiari, alle donne rurali, ai contadini e ai braccianti. Azioni di protesta contro, e proposte di alternative a, l’espansione delle colture transgeniche, gli agrocarburanti e il controllo monopolistico del cibo, si moltiplicano ogni giorno in forme che lasciano intravedere la realistica possibilità di un cambiamento radicale del sistema agroalimentare.

    Eric Holt-Gimenez, direttore esecutivo di Food First, coautore di Food Rebellions, La crisi e la fame di giustizia, Slow Food Editore, coordinatore di un nuovo volume di prossima pubblicazione Food Movements Unite sarà a Torino il 18 giugno prossimo. Food Movements Unite è una collezione di saggi scritti dai principali leaders dei movimenti per il diritto al cibo di tutto il mondo per cercare di rispondere alla ricorrente domanda politica “Che fare?” Sarà organizzato un incontro a livello cittadino per discutere con l’autore le varie proposte per un cambiamento equo, sostenibile e democratico dell’attuale sistema agroalimentare.

    Una replica a “La fame nel mondo: un problema locale e globale – Giorgio Cingolani”

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