L’impero colpisce ancora – Johan Galtung

Da Washington

L’attacco alla Libia fu programmato mesi fa, e Alfred Ross (cell +1(917)848-3473) ne riassume la storia in 5 punti:

[1] Sin dal 1969, allorché Gheddafi costrinse i militari USA a uscire dalla Libia, il Dipartimento di Stato ha programmato di ritornare e rovesciarlo.

[2] Nel 1981 la CIA creò il NFSL, National front for the Liberation of Libya (Fronte Nazionale per la Liberazione della Libia), con un suo Libyan National Army (Esercito Nazionale Libico) LNA, ben equipaggiato militarmente, che negli anni successivi lanciò una serie di attacchi. Fu la CIA ad armare il NFSL, e fu il suo portavoce Ibrahim Sahad (candidato al premio Nobel per la Pace?) a lanciare le dimostrazioni nel febbraio scorso che condussero alla crisi umanitaria. A differenza della Tunisia e dell’ Egitto, le dimostrazioni vennero rapidamente militarizzate.

[3] I britannici e i francesi firmarono un accordo il 2 novembre 2010 cominciando a programmare l’attacco alla Libia non oltre il 30 gennaio 2011, come documentato da una serie di siti web militari.

[4] Il piano militare prevedeva di attaccare una “Dittatura Meridionale”, “il Mezzogiorno”, il 21-25 marzo 2011; indicando che il figlio del dittatore potesse rilevare il potere dal padre. Non c’è dubbio che il bersaglio premeditato fosse la Libia (il figlio di Gheddafi amava Chicago).

[5] USA-Gran Bretagna e Francia assicurarono all’opposizione creata dalla CIA che, se attaccavano l’esercito libico, dal canto loro avevano un piano d’intervento ben sviluppato (vari siti web militari specificano il tipo di aerei da caccia da impiegare).

Questo è, ovviamente, quello ci aspetteremmo, ad esempio sulla base di quanto avvenne in Tibet poco più di 50 anni fa:

“Nel 2002 The CIA’s Secret War in Tibet [La guerra segreta della CIA in Tibet] fu pubblicato dal centro stampa universitario del Kansas dove i due autori, Kenneth Conboy della Heritage Foundation e James Morrison, un addestratore veterano dell’esercito per la CIA, descrivono come la CIA istituì e gestì il cosiddetto movimento di resistenza del Tibet. Il Dalai Lama stesso era a libro paga CIA, e approvò i piani CIA per la rivolta armata” (editoriale TMS Tibet, 14 aprile 2008).

Sulla base di tale informazione, il deputato Dennis Kucinich (democratico dell’Ohio), due volte candidato alla presidenza, inviò ai colleghi deputati una lettera il 29 marzo 2011 (http://kucinich.house.gov/News/DocumentPrint.aspx?DocumentID=231106) facendo notare che Obama si era preso tempo per tutte le consultazioni con i 28 membri NATO, 22 membri della Lega Araba, 15 membri del Consiglio di Sicurezza ONU, e per un ampio coordinamento con Francia e Gran Bretagna, ma “non aveva tempo per venire al Parlamento USA”, “secondo l’Art.1-Sezione 8 della costituzione?. Nella lettera egli chiedeva di non concedere i fondi per la guerra in Libia. Ma c’è dell’altro: dalla passata programmazione all’attuale azione.

Pepe Escobar in Asia Times (www.atimes.com/atimes/Middle East/MD020Ak01.html) delinea l’essenza dell’ ”Accordo USA-ArabiaSaudita sulla Libia: voi invadete il Bahrain e noi togliamo di mezzo Gheddafi”, siglato fra l’amministrazione Obama e la casa reale saudita.

“Due fonti diplomatiche all’ONU – un europeo e un membro del gruppo BRIC – hanno confermato indipendentemente che Washington, tramite il Segretario di Stato Hillary Clinton, diede il via all’invasione saudita del Bahrain per sgominare il suo movimento pro-democrazia – l’opposizione vuole una monarchia costituzionale, un parlamento legittimo, elezioni eque, niente corruzione – in cambio di un voto affermativo della Lega Araba per una zona di non sorvolo sulla Libia. I diplomatici hanno detto che questa era la ragione per non aver votato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU 1973, sostenendo che Libia-Bahrain-Yemen fossero simili.

Dei 22 membri della Lega Araba solo 11 erano presenti all’incontro. Sei di essi erano membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo – il circolo sostenuto dagli USA di regni/sceiccati ricchi di petrolio. Siria e Algeria erano contrarie. L’Arabia Saudita doveva solo “sedurre” tre altri membri per ottenere il voto d’approvazione. C’è stata la grande rivolta araba del 2011. Poi, inesorabilmente, è arrivata la contro-rivoluzione USA-Arabia Saudita: la prima guerra africana della NATO, le basi AFRICOM USA-NATO in Libia, l’accesso al petrolio in Libia orientale, un’economia neo-liberista, e così via.

Nulla di nuovo. La politica estera USA-Occidentale si basa su interessi + pretesti, questi per gli ingenui. E hanno aggiunto alla bugia sull’attentato dell’11 settembre che sarebbe stato preparato in Afghanistan e la presenza di armi di distruzione di massa in Iraq, la crisi umanitaria in Libia fatta da loro stessi, sapendo bene di poter contare su un forsennato come Gheddafi almeno per la parte retorica. E poi?

Primo scenario: Opposizione + NATO vincono la partita militare ora in gioco: vedi sopra. Ma non così facilmente: questo è un paese tribale, i ribelli sono, come il re Idris di cui usano la bandiera, col clan Senoussi, contro quello di Gheddafi. La logica beduina attribuisce un premio al coraggio e all’onore anche in caso di sconfitta militare. Un Gheddafi sconfitto può essere molto pericoloso alla lunga, visto quanto le sue predizioni sull’Impero si sono avverate (e quelle di Fidel Castro del 21 febbraio 2011: occupazione NATO!).  Iraq+10 anni?

Secondo scenario: A: una situazione di stallo, che divide il paese fra un Est ricco di petrolio e un Ovest con Gheddafi.  Molto meglio B: mediazione, Gheddafi si ritira da dittatore ma con onore; democrazia; la Libia per i libici, non per l’Impero. Un assetto raggiungibile dalla Turchia, se le si dà un’opportunità, con il sostegno dei paesi BRIC+Germania.

Terzo scenario, quello che sarebbe accaduto senza la NATO: Gheddafi vince. Completamente inaccettabile per l’Impero. Un bel guaio non vincere essendo intervenuti in favore di una parte in una guerra civile, ma addirittura venire sconfitti da un fuori-casta: MAI. Allora piuttosto trattare Gheddafi nel modo in cui trattarono Milosevic: se non cedi alle nostre ingiunzioni, Belgrado – leggasi Tripoli – sarà spianata da bombardamenti a tappeto. Il finlandese che trasmise tale messaggio ebbe un premio Nobel per la Pace; potrebbe forse venire richiamato in causa?

Un risultato razionale e tre irrazionali. Nella loro scia la splendida rivolta araba contro l’autocrazia, la cleptocrazia, l’impero, per i giovani e le donne, viene risucchiata in basso, affogata. Fino alla prossima volta.

 

04. 04.11 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: The Empire Hits Back

http://www.transcend.org/tms/2011/04/the-empire-hits-back/

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