Islanda, un paese che vuole punire i banchieri responsabili della crisi – Pressenza


Dal 2008 la gran maggioranza della popolazione occidentale sogna di dire “no” alle banche, ma nessuno ha osato farlo. Nessuno eccetto gli islandesi, che hanno fatto una rivoluzione pacifica che non solo è riuscita a rovesciare un governo e abbozzare una nuova costituzione, ma cerca anche di incarcerare i responsabili della débacle economica del paese.

La scorsa settimana a Londra e Reykjavik sono state arrestate 9 persone per la loro presunta responsabilità nel crollo finanziario dell’Islanda del 2008, una crisi profonda che si è sviluppata in una reazione pubblica senza precedenti che sta cambiando la direzione del paese.

È stata una rivoluzione senz’armi in Islanda, paese che ospita la più antica democrazia al mondo (dal 930), e i cui cittadini sono riusciti a effettuare il cambiamento solo facendo dimostrazioni e sbattendo pentole e tegami. Perché gli altri paesi d’Occidente non ne hanno neppur sentito parlare?

La pressione dei cittadini islandesi è riuscita non solo a far cadere un governo, ma anche a iniziare la stesura di una nuova costituzione (in corso), e sta cercando di incarcerare i banchieri responsabili della crisi finanziaria del paese. Come dice il proverbio, chiedendo le cose con garbo, è molto più facile ottenerle.

Questo tranquillo processo rivoluzionario ha le sue origini nel 2008 quando il governo islandese decise di nazionalizzare le tre maggiori banche, Landsbanki, Kaupthing e Glitnir, i cui clienti erano principalmente britannici, e nord- e sud-americani.

Dopo la presa in carico da parte statale, la moneta ufficiale (krona) precipitò e la borsa valori sospese l’ attività dopo un crollo del 76%. L’Islanda stava andando in bancarotta e per salvare la situazione, il Fondo Monetario Internazionale iniettò 2.100 milioni di dollari USA e i paesi Nordici contribuirono con altri 2.500 milioni.

Grandi piccole vittorie di gente comune

Mentre le banche e le autorità locali ed estere stavano disperatamente cercando soluzioni economiche, gli islandesi si sono riversati in strada e le loro persistenti dimostrazioni quotidiane davanti al parlamento a Reykjavik hanno provocato le dimissioni del primo ministro conservatore Geir H. Haarde e del suo intero gabinetto.

I cittadini esigevano inoltre di convocare elezioni anticipate, e ci sono riusciti: in aprile è stato eletto un governo di coalizione formato dall’Alleanza Social-democratica e dal Movimento Verde di Sinistra, capeggiato dalla nuova prima ministra Jóhanna Sigurðardóttir.

Jóhanna Sigurðardóttir

Per tutto il 2009 l’economia islandese continuò a essere in situazione precaria (alla fine dell’anno il PIL era calato del 7%) ma ciononostante il parlamento propose di rifondere il debito alla Gran Bretagna e ai Paesi Bassi con un esborso di 3.500 milioni di euro, somma da pagarsi ogni mese da parte delle famiglie islandesi per 15 anni all’interesse del 5.5%.

La decisione riaccese la rabbia negli islandesi, che tornarono in strada esigendo che, almeno, tale scelta fosse sottoposta a referendum. Altra piccola vittoria per i dimostranti: nel marzo 2010 si tenne appunto tale consultazione elettorale e uno schiacciante 93% della popolazione rifiutò di rifondere il debito, almeno a quelle condizioni.

Ciò costrinse i creditori a ripensare l’operazione migliorandola con l’offerta di un tasso del 3% protratto per 37 anni. Ma anche questo non bastava. L’attuale presidente, al vedere il parlamento approvare l’accordo con un margine esiguo, ha deciso il mese scorso di non ratificarlo e di chiamare il popolo islandese alle urne per un referendum in cui avrà l’ultima parola.

I banchieri scappano per la paura

Tornando alla situazione tesa del 2010, quando gli islandesi si rifiutavano di pagare un debito contratto da squali finanziari senza consultazione, il governo di coalizione aveva promosso un’indagine per stabilire le responsabilità legali della fatale crisi economica arrestando già parecchi banchieri e alti dirigenti strettamente collegati alle operazioni arrischiate.

L’Interpol frattanto aveva emesso mandato di cattura internazionale contro Sigurdur Einarsson, ex-presidente di una delle banche coinvolte. Questa situazione ha spaventato banchieri e dirigenti inducendoli a lasciare il paese in massa.

In questo contesto di crisi, si è eletta un’assemblea per redigere una nuova costituzione che rifletta le lezioni apprese nel frattempo sostituendo quella attuale, ispirata alla costituzione danese.

Per far ciò, anziché chiamare esperti e politici, gli islandesi hanno deciso di rivolgersi direttamente alla gente, che dopo tutto detiene il potere sovrano sulla legge. Più di 500 islandesi si sono presentati come candidati a partecipare a tale esercizio di democrazia diretta e a scrivere una nuova costituzione. Ne sono stati eletti 25, senza affiliazioni partitiche, compresi avvocati, studenti, giornalisti, agricoltori e sindacalisti.

Fra l’altro, questa costituzione richiederà come nessun’altra la protezione della libertà d’informazione e d’ espressione nella cosiddetta Iniziativa per i Media Moderni Islandesi, in un progetto di legge che mira a rendere il paese un porto sicuro per il giornalismo d’indagine e per la libertà d’informazione, dove si proteggano fonti, giornalisti e provider d’Internet che ospitino reportage di notizie.

La gente, per una volta, deciderà il futuro del paese mentre banchieri e politici assistono alla trasformazione di una nazione dai margini.

by Pressenza Editorial Team in Chile –

Fonte: www.elconfidencial.com

TRANSCEND Media Service. Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis
Titolo originale:
Iceland, a Country That Wants to Punish the Bankers Responsible for the Crisis
http://www.transcend.org/tms/2011/04/iceland-a-country-that-wants-to-punish-the-bankers-responsible-for-the-crisis/

29 Risposte a “Islanda, un paese che vuole punire i banchieri responsabili della crisi – Pressenza”

  1. grazie dell'articolo. molto interessante e ben spiegato.

    Sono arrivata sulla vostra pagina perchè qualcuno

    ha condiviso l'articolo su facebook,. Io farò altrettanto.

  2. Bravi Islandesi, bellissima lezione, c'è da imparare e perchè no muoversi a farlo anche noi!

    Anch' io sono arrivata alla Vs. pagina tramite facebook e lo condividero'. Grazie

  3. complimenti agli islandesi !!! è ovvio che nessuno ne parli …temono il contagio ma oramai è difficile nascondere le notizie ed anche greci e spagnoli si stanno ribellando …magari in modo meno pacifico. Credo sia impossibile rimettere il coperchio sulla pentola anche se provano a distrarci-spaventarci in tutti i modi …anche i batteri E. Coli modificati in laboratorio!

  4. Ma perchè dire bravi agli islandesi?

    Allora bravissima Malta, Cipro, Principato di Monaco, Andorra, Liechtstein, isole Cahyman ecc ecc

    l'islanda è stato il paradiso fiscale di anglo-americani-olandesi e dei norvegesi.

    La vita vissuta dagli islandesi durante la crisi è paragonabile ad una vita da alta borghesia in Italia-Francia-Inghilterra-Germania-Spagna ecc

    l'Islanda conta 300.000 abitanti, può permettersi qualche esperimento costituzionale, che a noi appare pura utopia, proprio perchè ci sono pochi abitanti (la maggior parte dei quali sono concentrati nella greater Reykjavik area, ossia la zona intorno alla capitale).

    E poi il grado di istruzione e di coscienza di se stessi è molto diversa da quella italiana.

    Quindi non brava Islanda, ma fortunata Islanda che può permettersi una politica di questo tipo e prendersi dei rischi molto minori dei nostri.

  5. Sono d'accordo con te Cesco. Certo è da ammirare il coraggio della popolazione… ma sono stati anche stupidi prima… insomma hanno avuto la capacità di risvegliarsi certo… però i debiti con gli altro stati vanno pagati!

  6. impossibile che ciò avvenga in Italia, il popolo italiano ha una cultura diversa un diverso senso della vita , un diverso senso del rispetto delle regole e del rispetto verso il prossimo……..come spiegarlo??!! un esempio ci sarebbe, guardatevi un paio di film dove Alberto Sordi rappresenta il personaggio del classico "Italiano".

    Siamo in pochi contro troppi

  7. Grandiosi islandesi: ci hanno dato una lezione di storia! E' questo ciò che dovremo fare anche noi italiani, non sono per questioni economiche e finanziarie, ma anche per la politica e per tutto ciò che c'impedisce di vivere come in gran parte vorremmo: non dobbiamo dormire, dobbiamo reagire, con correttezza, ma intransigenza, prima che la reazione sia troppo esagerata… e la nostra storia ce lo insegna.

    Grazie Islanda, per aver detto al mondo basta! , per averci insegnato che si puo' cambiare una situazione nella quale noi viviamo oppressi senza accorgercene, ma ben peggio vivono centinaia di milioni di persone soggiogati al volere dei potenti degli stati (ex) colonizzatori, in mezzo a guerre, fame, malattie.

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