Cibo, sovranità, cambiamento, lotta – Giorgio Barazza

Appunti dall’intervento di Carlo Petrini al convegno c/o la fondazione Einaudi a Torino del 23/3/2011 su:

DIRITTO ALL’ALIMENTAZIONE, COME POSSIAMO CONTRIBUIRE ALLA LOTTA ALLA MISERIA E AL SOTTOSVILUPPO

Le derrate alimentari tra il marzo del 2010 e il 2011 hanno avuto aumenti dal 20% al 113%: zucchero (113%), mais (104%), ….. (75%), ….. (50%), …. (20%)

Questa situazione ha spinto le popolazioni coinvolte alla rivolta che a loro volta ha scoperchiato situazioni di sfruttamento nascoste.

Il problema che si e ci pongono queste rivolte è la RICONQUISTA DELLA SOVRANITÀ ALIMENTARE.

QUAL È LA SITUAZIONE OGGI

Siamo immersi in un sistema agro-alimentare industrializzato che ha precise caratteristiche

1) La FAO ci dice che produciamo cibo per 12 miliardi di persone e visto che siamo 6,9 miliardi di abitanti significa che il 50% del prodotto non è utilizzato (sprecato)
2)  Il sistema alimentare a livello mondiale ha 1 miliardo di malnutriti e contemporaneamente 1,7 miliardi di obesi, diabetici, cardiovascolari malattie tipiche da alimentazione
3) Il sistema agro-industriale che controlla il cibo ha responsabilità immense circa la distruzione dell’ambiente:

a) la fertilità del suolo è fortemente diminuita, dopo 150 anni di utilizzo di prodotti chimici abbiamo una situazione per cui negli ultimi 20 anni abbiamo perso in fertilità come negli ultimi 100 anni. La fertilità del nostro suolo è diventato quella di una “scarpa”.
b) il 72% dell’acqua consumata è a carico dell’agricoltura e per di più è inquinata. Nel cuneese c’è un maiale per ogni persona. Un maiale inquina come 6 umani. Gli allevamenti industriali di maiali hanno inquinato le falde di 1° e 2° livello, queste sono utilizzate per irrigare i campi di mais e così entrano nel ciclo alimentare.
c) la biodiversità è diminuita del 70% negli ultimi 110 anni (inizio del 1900), abbiamo perso varietà immense di vegetali, animali. In Piemonte sono rimaste solo 5 razze di mucche da latte e 6 razze di pecore.
d) non ci sono più contadini, la popolazione attiva in agricoltura era del 50% negli anni ’50 ed è scesa al 3-4% oggi, per di più l’età media è superiore ai 65 anni.

Il sistema agro-industriale che controlla il cibo ha responsabilità immense circa la distruzione dell’ambiente:

QUALI SONO I MOTIVI DI QUESTA SITUAZIONE

1) il produttivismo in agricoltura (aumento della produzione per ettaro), logiche di scala dimenticando che l’agricoltura è comunità, ruralità, convivialità, valore del cibo.
2) la perdita di valore del cibo: il prezzo ha un significato diverso dal valore. In Italia 4.000 tonnellate al giorno sono buttate via come cibo edibile. Negli USA lo stesso spreco ha le dimensioni di 22.000 ton./giorno. Il cibo è sacro (Enzo Bianchi), il rispetto del cibo va coltivato.
3) la politica europea per cui le pesche (per esempio) sono lasciate marcire sulle piante piuttosto che raccoglierle.
4) la memoria gastronomica per quelli della mia età ha un nome “fame”. Abbiamo perso il senso delle cose. Negli anni ’70 la spesa per famiglia dedicata all’alimentazione era del 32% oggi siamo al 14%. Mentre quella per la comunicazione è salita al 13% (cellulari).
5) il latte viene pagato al contadino, alla produzione 0,25 € al litro. Poi viene scremato e da li si fanno i biscotti. Alla fine, il latte rimasto è povero di valore nutritivo, costa 1 €/litro e forse è più nutritivo il cartone che lo contiene. Vengono in seguito aggiunti omega3 e altri prodotti integratori che portano il latte a 1,6 €/litro.

CHI È RESPONSABILE DI QUESTA SITUAZIONE?

Coloro che controllano dall’alto il sistema agricolo industriale e noi che siamo complici, che possiamo controllarlo dal basso.

Con i nostri atteggiamenti, comportamenti, SIAMO NOI CHE DOBBIAMO CAMBIARE.

Si stanno chiudendo stalle di mucche da latte, e imprese agricole familiari.

I giovani non vogliono più lavorare la terra.

Abbiamo questa difficoltà anche in Africa dove l’obiettivo di Terra madre – Slow Food è costruire 1000 orti comunitari. Ma ci dicono che nelle scuole i ragazzi quando si comportano male li mandano a lavorare nell’orto come punizione.

Negli USA c’è un significativo movimento di giovani che vogliono andare a vivere/lavorare nell’ agricoltura e questo sembra promettente. Gli USA hanno toccato il fondo. Sono all’1% di popolazione attiva nell’agricoltura e inoltre la situazione sanitaria dovuta all’alimentazione (fast food) è disastrosa. Positivamente hanno però in atto diverse migliaia di esperienze di comunità che supportano l’agricoltura dove le comunità e i consumatori sono diventati protagonisti.

Alcuni giovani incominciano ad avere nella testa un progetto di vita in agricoltura.

UN PARADIGMA VA CAMBIATO.

Il valore del prodotto, del lavoro agricolo va contabilizzato a costo pieno.

Cosa fa un contadino?

Non solo produce alimenti ma quando è virtuoso

* tutela la biodiversità,

* garantisce stabilità all’assetto agrobiologico,

* mantiene alta la fertilità del suolo.

Chi deve pagare questo lavoro?

Ecco che qui interviene, ha un ruolo la comunità.

L’OBIETTIVO STRATEGICO È MANTENERE I CONTADINI SULLA TERRA.

Scheda a cura di Giorgio Barazza – Centro Studi Sereno Regis

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