Premiata «ditta» Chiesa – Recensione di Cinzia Picchioni

Frediano Sessi, Il segreto di Barbiana, Marsilio, Venezia 2008, pp. 192, € 14,00

Così chiamava la Chiesa (come gerarchia e come comunità) don Lorenzo Milani. L’ho scoperto leggendo il risguardo di copertina del libro segnalato questa settimana.

Molte altre cose ho scoperto sul «prete di Barbiana», e anche leggendone l’interno: il libro è scritto come un epistolario fra l’autore e i suoi due nipoti – oggi, nel 2007, ma raccontando degli anni di don Milani.

Ma andiamo con ordine. Partiamo dalla copertina. C’è una foto commovente, in bianco e nero, con don Milani dietro a un piccolo gruppo di bambini di età diverse, due sono voltati indietro a guardare il parroco che – si capisce nonostante il fermo-immagine – sta parlando. Chissà dove stavano andando? Erano in cammino su una strada sterrata, con alti cespugli tutti intorno… considerando che don Milani è morto nel 1967 (a soli quarantaquattro anni: una vita vissuta evidentemente «al massimo», senza risparmiarsi) i bambini immortalati con lui sono oggi uomini maturi, e magari si riconoscono nella foto.

A me piace riflettere sugli aspetti quotidiani della vita di grandi uomini e donne della storia, per questo il libro che ho letto mi è piaciuto tanto. Nei racconti di «nonno» Frediano Sessi (curatore del Diario di Anne Frank, Einaudi e autore, fra gli altri, di Auschwitz 1940-1945) ho scoperto per esempio che don Milani:

«A scuola andava piuttosto male: cinque in storia, greco e latino scritto, quattro in filosofia e scarso in religione. In casa continuava a ripetere che voleva smettere di perdere tempo e annoiarsi in una classe dove, tra l’altro, durante le interrogazioni si stava immersi “nell’ozio e nel terrore”» (p. 13).

Ma che, nonostante questo, trovava la Bibbia «più avvincente e interessante di un’opera di Pirandello, Sei personaggi in cerca di autore».

Pagina dopo pagina conosciamo i problemi affrontati da don Milani nella gestione della casa di Barbiana; e conosciamo anche le soluzioni, alcune ideate da don Lorenzo e narrate entusiasticamente da Gosto (uno dei primi sei ragazzi di don Lorenzo) che ha accompagnato l’autore del libro in un «viaggio della memoria» a Barbiana. Leggendo il libro sembra davvero di camminare nella casa dove «tutto ebbe inizio»:

«[…] pendevamo dalla bocca di Gosto, da quel che ci raccontava, ricostruendo in loco molti episodi e fatti, mostrandoci i luoghi e gli oggetti, i fogli e le scritte, i disegni e i lavori della loro attività quotidiana alla scuola di don Lorenzo» (p. 32).

Se conosciamo minimamente la storia di don Lorenzo Milani, sappiamo della grande scritta rossa, che a volte si trova ancora riprodotta sui manifesti, appesi negli oratori e in luoghi dove si riuniscono gli scout. È una scritta molto efficace, come a volte sono le espressioni inglesi, più di quelle italiane: I care. Significa «me ne importa, mi sta a cuore», motto «dei giovani americani migliori» che don Milani volle far suo, per contrapporlo al «me ne frego» dei tempi fascisti. Beh, nel pellegrinaggio a Barbina raccontato nelle pagine del libro sembra di vederla davvero, la scritta sui muri…

Si legge velocemente e piacevolmente questo libro – ed è già un pregio – e intanto si aggiungono scene di vita quotidiana alle vicende più famose della vita e delle opere del «prete di Barbiana»; per esempio sappiamo quali sono le opere di don Milani, ma è bello scoprire quando, come, dove e in che stato d’animo ha scritto, per esempio, Esperienze pastorali o che Lettera a una professoressa fu nelle librerie appena trenta giorni prima della morte del priore.

Dunque, se non conoscete bene don LorenzoMilani, e soprattutto se intendete farlo conoscere a dei ragazzi, questo è il libro da cui cominciare. Come scrive l’autore:

«n.b. Non pensate comunque che la storia di don Lorenzo Milani, tra il 1939-40 e la fine del 1954, si possa considerare esaurita in queste mie otto lettere di così poche righe […] ha espresso nei suoi scritti e nelle azioni di vita una sorta di “genialità” pur umana […]. Non che questo mio racconto sia allora inutile: vi valga da introduzione. A ciascuno di voi (di noi tutti) mettere in gioco, con don Lorenzo Milani, il cuore e la ragione!» (p. 93).

Vorrei segnalare ancora due passi: l’interessante lettera scritta da Sessi ai nipoti in occasione della Giornata della memoria del 2008 (p. 163), perché associa la figura di Primo Levi a don Lorenzo Milani («una vicinanza» la chiama) e la parte che riguarda la storia dei cappellani militari, degli obiettori di coscienza e del fatto che «l’obbedienza non è più una virtù» (tutto fra le pp. 163 e 172).

Mi piace terminare questo «invito alla lettura» ancora con le parole che l’autore, nella sua veste di nonno, rivolge ai suoi due nipoti (ma anche a immaginari lettori giovani, giacché sono molti gli scritti sul priore di Barbiana ma nessuno è rivolto ai ragazzi):

«[…]le mie lettere non vogliono esaurire il vostro “sapere” su di lui, ma solo spingervi a conoscerlo meglio, leggendo i suoi scritti (per lo più lettere a diversi e molti amici e corrispondenti, non ancora pubblicate con metodo storico […]; scritti che spero siano presto disponibili in una edizione completa e critica. Perché don Lorenzo Milani è […] un testimone irrinunciabile del nostro tempo. Certo, in vita fu soprattutto sacerdote di Cristo e della Chiesa cattolica. Ma oggi noi lo possiamo “leggere” con una visione più ampia che lascia spazio anche a chi non è cattolico ma è, prima di tutto, un uomo pensante, che ha accesso alla parola e sa usarla per vivere in comunità d’affetti con gli altri uomini […]» (pp. 109-10).

In fondo al libro c’è naturalmente una Bibliografia per approfondire, nonché l’indicazione del sito della Fondazione don Lorenzo Milani: www.donlorenzomilani.it

Ah già! Il libro è disponibile (in due copie!) presso la Biblioteca del Centro Studi Sereno Regis.

(Recensione pubblicata sulla Newsletter n. 2011/11 di giovedì 24 marzo 2011)

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