Lettera aperta ai popoli del Medio Oriente e Nord Africa – S. P. Udayakumar

Care Sorelle e cari Fratelli del Medio Oriente e del NordAfrica,

Sono uno studioso di rivoluzioni violente e nonviolente e assisto alle vostre “Rivoluzioni del gelsomino” con grande agitazione e preoccupazione. Come milioni di persone al mondo, sono pieno d’ammirazione per la vostra coraggiosa lotta contro il totalitarismo, il nepotismo, e la corruzione. La spontaneità delle vostre rivoluzioni, l’adesione concreta ai principi della non-violenza, il vostro coraggio civico pur dopo decenni di repressione, e la vostra richiesta di democrazia e di elezioni libere e oneste ci fanno guardare tutti quanti a voi con ammirazione e rispetto. Condanniamo la violenza e lo spargimento di sangue delle istituzioni al potere e chiediamo loro di deporre le armi ed entrare in serio dialogo con voi.

Come cittadino della democrazia più grande (India) e studioso della democrazia più longeva (Stati Uniti), mi sento in qualche modo obbligato a condividere con voi alcuni miei pensieri e riflessioni sulla democrazia e le elezioni perché le prendiate seriamente in considerazione. Non intendo gettare acqua fredda sulla vostra ricerca di democrazia ma chiedervi di dare uno sguardo attento all’effettiva pratica democratica ed elettorale negli USA e in India per trovare modi e mezzi di superarne le carenze.

[1] Voi siete naturalmente stufi marci di 30 – 42 anni di governo autocratico dei Mubarak e dei Gheddafi, e di emiri e re di poca trasparenza, responsabilità e partecipazione popolare. Lo capiamo e lo appoggiamo. Se osservate la carriera politica di alcuni senatori e deputati USA, vedrete che sono al potere da più tempo che i Mubarak e i Gheddafi. Per esempio,  Robert C. Byrd è rimasto al potere come senatore e deputato per oltre 57 anni. Carl Hayden, John Dinge II, e Jamie Whitlen sono rimasti sulla loro sedia per rispettivamente più di 56, 55, e 53 anni. Il senatore Daniel K. Inouye delle Hawaii è in parlamento da oltre 47 anni. Circa 94 persone sono al potere da 36 fino a 57 anni negli USA. Analogamente in India ci sono centinaia di deputati (della camera alta e di quella bassa), come Basudeb Acharia, Manikrao Hodlya Gavit, e Somnath Chatterji che vengono chiamati membri “in servizio da più tempo”. Mi chiedo se non dovrebbero essere definiti piuttosto “appiccicati da più tempo”. E c’è un’analoga tendenza nelle assemblee legislative di tutti gli stati federati dell’India. Per esempio, M. Karunanidhi, l’attuale Capo Ministro (equivalente a un Governatore di Stato USA) del Tamil Nadu fa parte della camera di quello stato da oltre 40 anni.

[2] Voi giustamente problematizzate il nepotismo dei vostri governanti pensando che con la democrazia si possa farla finita con tutto ciò. Le dinastie dei Kennedy, dei Bush e dei Clinton negli USA e la dinastia dei Gandhi e parecchie altre minori in India starebbero a provare che la democrazia e le elezioni non sanno debellare il servilismo, il nepotismo e la successione famigliare. Proprio come i governanti del Medio Oriente e del Nord Africa hanno passato la cappa del potere ai loro figli (in Giordania, in Siria) o volevano passare lo scettro (in Egitto, in Libia, ecc.), i nostri leader democraticamente eletti hanno reso i propri figli/e a loro volta governanti o capi-partito. L’elenco, specialmente per l’India, sarebbe troppo lungo.

[3] Sembrate credere che un sistema politico democratico impedirebbe ai governanti e alle loro famiglie di predare le casse pubbliche. Considerate il caso dell’Illinois in USA e dei suoi ex-governatori. Nel dicembre 2008, denunciando accuse di corruzione federale contro il governatore dell’Illinois Rod Blagojevich, l’agente speciale FBI Robert Grant disse che “se [l’Illinois] non è lo stato più corrotto in USA, è un concorrente di punta”. Blagojevich è finito in prigione. Il repubblicano George Ryan sta facendosi 6 anni e mezzo in una prigione federale per racket e frode. Otto Kerner, un democratico, fu condannato nel 1973 per 17 capi d’imputazione – corruzione, cospirazione, spergiuro e altri – a una pena di tre anni di carcere. Nel 1987 Dan Walker fu incarcerato per frode bancaria anni dopo aver cessato la funzione. Lennington Small, un repubblicano in carica dal 1921 al 1929, fu accusato di peculato mentre era in carica. La gran parte dei politici indiani non hanno rimorsi a rubare denaro pubblico e si dice che siano la clientela più nutrita delle banche svizzere. Rudolf Elmer, un dirigente bancario svizzero, ha detto che “la Svizzera è il paradiso fiscale preferito dagli indiani” per accumulare le loro ricchezze illecite (NDTV, 19 gennaio 2011).

[4] Sembrate credere che la democrazia e libere e corrette elezioni elimineranno la povertà, la miseria, la vulnerabilità e l’ineguaglianza che prevalgono nelle vostre società, e faranno rendere conto ai governanti delle proprie omissioni e commissioni. È noto che i vostri leader, re ed emiri usano le risorse nazionali per arricchire se stessi e le loro famiglie. Ma le nostre democrazie non sono poi così diverse. Un articolo su opensecrets.org fa notare: “Mentre gli americani si preoccupano delle proprie finanze, i loro rappresentanti eletti a Washington — con un valore netto collettivo di 3.6 miliardi di dollari  — sono per lo più in buona forma per resistere a una recessione”. Prima che li investisse lo squagliamento generale, i parlamentari “hanno visto aumentare le loro attività nette di ben 84% dal 2004 al 2006, in media”. L’articolo indica che mentre i senatori USA hanno avuto “un valore netto medio di circa $1.7 milioni nel 2006”, solo circa “1% degli americani adulti ne avevano uno maggiore di $1 milione nello stesso periodo”. L’apprezzato giornalista indiano P.Sainath indica nel suo editoriale sul giornale The Hindu (del 20 giugno 2009) che il numero di ‘crorepatis’ (milionari) nell’ attuale camera bassa del parlamento indiano (Lok Sabha) è aumentato del 98% rispetto al 2004. Allora ce n’erano 154 mentre ora sono 306 — quasi il doppio. Sia negli USA che in India, i soldi delle grandi multinazionali e dei centri d’affari servono a far vincere le elezioni ai politici e infine a “condizionarli”.

[5] Sembrate credere che eliminare le dittature e introdurre la democrazia porterà una nuova era di leader con visioni ampie e con sogni e idee creative. Sembrate fantasticare che tali nuovi leader possano candidarsi, assumere il potere e attuare i propri programmi politici recando giustizia sociale ai vostri popoli. Negli USA e in India, battersi alle elezioni costa denaro, molto denaro. Nel suo articolo citato più sopra, P.Sainath fa notare gli stretti legami fra la ricchezza e la vittoria elettorale in India: “Se si vale oltre 50 milioni di rupie, si ha una probabilità 75 volte più alta di essere eletti alla Lok Sabha che se si vale meno di 1 milione. Almeno, nel caso delle elezioni del 2009”. Si tratta di un paese che ha 836 milioni di persone che arrancano con meno di 20 rupie (50 centesimi di $ USA) al giorno. Pensate che i poveri avranno mai una possibilità di farsi sentire nei circoli dei decisori politici?

Vi prego di capire che non sostengo che la democrazia e le elezioni non funzionino ma che dovete prendere delle belle misure per farle funzionare esercitando nel frattempo una estrema vigilanza.

La democrazia rappresentativa è certamente il migliore strumento di governo di cui disponiamo attualmente. Ma quando i rappresentanti smettono di rappresentare il popolo e cominciano a lavorare per le grosse concentrazioni di denaro e di potere, dovrebbero esserci clausole costituzionali per revocarli e anche perseguirli penalmente. Quando un rappresentante eletto muore, viene ucciso o si dimette, il suo partito o l’elettorato dei candidati (nel caso di indipendenti) dovrebbero nominarne uno nuovo per il resto della legislatura. Non si dovrebbero sprecare denaro, tempo e risorse pubbliche per una campagna e un’elezione supplementare. A tutti i rappresentanti pubblici si dovrebbe richiedere di dichiarare regolarmente le proprie ricchezze e quelle della propria parentela vicina e lontana e di impegnarsi a non intraprendere attività in conflitto d’interessi. La corruzione dei rappresentanti pubblici dovrebbe essere considerata un reato ‘grave come un omicidio’, passibile delle pene più severe, e da trattarsi in tribunali speciali con procedimenti veloci e adeguati. Il governo dovrebbe finanziare le campagne elettorali e chiunque venisse trovato a utilizzare un potere finanziario o muscolare per acquisire voti dovrebbe venire squalificato in permanenza come eventuale candidato.

La democrazia oggi vuol dire governo dei ricchi, da parte dei ricchi e per i ricchi. Per favore, aiutateci a renderla governo di tutti, da parte di tutti e per tutti. Dal canto mio, faccio i miei migliori e sinceri auguri a voi tutti.

Vostro nella democrazia, S. P. Udayakumar, dalla Florida, USA.

S.P. Udayakumar, Ph.D. – Tamil Nadu, India:

* South Asian Community Center for Education and Research (SACCER)

* TRANSCEND Network, South Asia Convener (TSA) (For Rethinking South Asia)

* People’s Movement Against Nuclear Energy (PMANE)

* National Alliance of Anti-nuclear Movements (NAAM) (per un’India libera da armi nucleari, senza trattati speciali, senza mine, senza reattori nucleari, senza discariche e senza bombe)


S. P. Udayakumar, Ph.D. – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: An Open Letter to the Peoples of Middle East and North Africa

http://www.transcend.org/tms/2011/03/an-open-letter-to-the-people-of-middle-east-and-north-africa/

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