Appello per il sì al referendum contro il nucleare

Il Movimento per l’Alternativa al Nucleare si è costituito a Torino nel novembre del 2008 a seguito di alcuni seminari di approfondimento e di studio sui temi dell’energia e del nucleare.

Il primo nostro obiettivo era di riprendere a fare informazione, meglio controinformazione, sul tema del nucleare che si è riproposto in questi ultimi tre anni in maniera importante. Non ci aspettavamo un altro referendum, non avremmo voluto trovarci di fronte ad un “Sì” e ad un “No”.

Il referendum contro il nucleare non lo abbiamo voluto, non è stato voluto come quelli sull’acqua, da un vastissimo Movimento, da percorsi condivisi, ma adesso il referendum c’è e si andrà a votare (probabilmente il 12 giugno 2011), insieme ai due referendum sull’acqua e a quello sul legittimo impedimento.

Pur comprendendo le motivazioni che sottostanno alla decisione di non accorpare le campagne referendarie acqua e nucleare, penso che non si possa ora, considerare il referendum contro il nucleare come il referendum di chi ne ha promosso la raccolta di firme per richiederlo.

Abbiamo pensato di scrivere l’appello che trovate in allegato, che riprende parte della carta di intenti costitutiva del MANu e chiediamo di sottoscriverlo e di farlo sottoscrivere, per dire che c’è anche il referendum contro il nucleare, perché se ne parli e se ne discuta, per dire quali sono le motivazioni di contrarietà al nucleare.

Movimento per l’Alternativa al nucleare

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Il Prossimo appuntamento è MARTEDì 15 MARZO 2011 ore 21 presso il Centro Studi Sereno Regis, Via Garibaldi 13 – Torino

FIRMA L’APPELLO PER IL SÌ AL REFERENDUM CONTRO IL NUCLEARE

“Anche se la sicurezza delle centrali nucleari fosse ragionevolmente garantita – sul che vi sono seri dubbi –resterebbero sempre non risolti, in fatto di sicurezza, i problemi del trasporto dei materiali fissili e quelli della conservazione nei secoli delle scorie radioattive. In un Paese come il nostro, con un territorio in gran parte idrogeologicamente dissestato e congestionato di inquinamenti e per di più fitto di insediamenti urbani e costellato di tesori storici, artistici e paesistici, è il ciclo nucleare nel suo insieme che presenta rischi e pericoli inaccettabili e che deve quindi essere scartato, neppure come soluzione di emergenza l’alternativa nucleare ha titoli per essere considerata prioritaria”. Aurelio Peccei (Club di Roma)

Siamo persone impegnate in associazioni, gruppi, movimenti, sindacati,

partiti.

Ci occupiamo di ambiente, di lavoro, di diritti, di occupazione, di risorse,

di alimentazione, di nonviolenza, di pace, di sostenibilità.

Alcuni di noi sono stati attivi nel movimento contro il nucleare che ha

portato nel 1987 al referendum che decretò il NO al nucleare in Italia.

C’è nel nostro paese una forte pressione per l’avvio di un programma nucleare

che, oltre a non rispondere alle priorità energetiche, ambientali,

occupazionali, sociali, è una scelta distruttiva per l’ambiente e per le

persone.

Entro giugno 2011 saremo chiamati a votare per il referendum contro il ritorno

del nucleare in Italia (oltre ai due in difesa dell’acqua pubblica e uno contro

il legittimo impedimento).

Il quesito referendario sul tema del nucleare è molto articolato e complesso,

punta a cancellare circa 70 norme contenute nei provvedimenti che consentono la

riapertura delle centrali per la produzione di energia nucleare in Italia.

In particolare si tratta:

di parte della legge 6 agosto 2008 n. 133 che affida al Governo la definizione

della Strategia Energetica Nazionale comprendente il rilancio del nucleare; di

alcuni articoli della legge 99/2009 “Disposizioni per lo sviluppo e

l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”; del

conseguente decreto 31/2010 “Disciplina della localizzazione, della

realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di

produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del

combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e

dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al

pubblico, a norma dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99”. Siamo

contrari alla decisione di ritorno al nucleare

e voteremo Sì al referendum

contro il ritorno del nucleare perché:

L’energia elettrica ottenuta per via nucleare non è né economica, né pulita,

né sicura:

a) l’uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile, limitata nelle

quantità e nel tempo, molto costosa e delicata da un punto di vista geo-

politico;

b) non è vero che il nucleare non provoca emissioni di CO2, perché, in realtà,

si produce una quantità rilevante di CO2 per l’estrazione del combustibile, per

la costruzione della centrale e per il suo smantellamento;

c) malgrado i costi elevati, economici e ambientali, gli impianti nucleari di

tutto il mondo forniscono una minima parte dell’energia necessaria. Dopo 50

anni, tutte le centrali del mondo forniscono appena il 6,5% del fabbisogno

mondiale di energia primaria e ancor meno in Italia, il 2%.

– Le valutazioni della presunta convenienza economica sono state fatte sulla

base di costi degli impianti non aggiornati che non tengono conto delle spese

necessarie per lo smantellamento finale delle centrali e per la custodia e lo

smaltimento dei residui radioattivi derivanti dal loro funzionamento.

– La scelta nucleare proposta condanna ugualmente l’Italia ad una dipendenza,

inevitabile in ogni grande processo produttivo, da capitali stranieri e da

brevetti, forniture e tecnologia, detenuti da pochi gruppi monopolistici, con

tutte le conseguenze politiche che ne derivano.

– La scelta nucleare comporta la concentrazione della produzione elettrica in

pochi mega impianti che stravolgono pesantemente le aree interessate sia sotto

il profilo ambientale sia sotto il profilo della sicurezza, rendendone quasi

inevitabile, per questo ultimo aspetto, la militarizzazione.

Al contrario noi siamo per un modo di produzione dell’energia elettrica

decentrato e diffuso sul territorio, che sia consapevole e rispettoso delle

esigenze delle comunità e dell’ambiente in cui si sviluppa.

La scelta nucleare implica il rilascio abituale di inquinanti radioattivi

nella biosfera, nonché il rischio di incidenti catastrofici di portata e scala

imprevedibili, determinati da errori umani, anomalie o anche da sabotaggi e

atti terroristici. I rilasci degli effluenti di raffreddamento provocano poi

variazioni climatiche e alterazioni degli ecosistemi naturali, derivanti

dall’inquinamento termico.

Le centrali nucleari non sono sicure e fonte di pericolo per la salute degli

abitanti. Sulla sicurezza degli impianti nucleari spesso ci dicono rassicuranti

parole, ma non ci dicono per esempio, che in Germania i bambini che vivono in

un raggio di 5 km attorno alle centrali si ammalano di leucemia 2 volte in più

rispetto agli altri bambini..

La scelta del nucleare porta con sé la produzione di crescenti quantità di

sottoprodotti radioattivi pericolosi e difficilmente conservabili in maniera

sicura. Alcuni di questi sottoprodotti radioattivi costituiscono inoltre la

materia prima per la costruzione delle bombe atomiche, cosicché la scelta

nucleare contribuisce al rischio di proliferazione degli armamenti nucleari ed

alla instabilità internazionale contraria agli interessi della pace.

L’opzione nucleare è intrinsecamente rigida sia nella fase di programmazione

che di produzione: gli ingenti impegni finanziari ed i tempi di messa in opera

vincolano a proseguire il programma anche in caso di mutamenti del contesto

socio-economico, obbligano all’uso dell’elettricità, anche se non necessario

(le centrali nucleari non possono essere ‘rallentate’ o fermate per seguire la

curva dei consumi) e sottraggono risorse ad altre opzioni, quali

efficienza/risparmio energetico e fonti rinnovabili, più convenienti, diffuse,

modulari e disponibili in tempi brevi.

Le centrali nucleari necessitano per funzionare di notevoli e continue

quantità di acqua, bene sempre più prezioso e scarso che verrebbe sottratto a

bisogni primari ben più importanti, quali ad esempio quello agricolo. La

scarsità d’acqua rischierebbe inoltre di mettere in crisi il funzionamento

stesso delle centrali nei periodi estivi caratterizzati da scarsa fluenza,

elevate temperature ambientali e punte di consumo per la climatizzazione.

La scelta nucleare, contrariamente a quello che da molte parti si vuole far

intendere, contribuisce assai poco a risolvere i problemi occupazionali,

essendo la costruzione delle centrali elettronucleari il tipico investimento ad

alta intensità di capitale e bassa intensità di manodopera.

I problemi prioritari dell’occupazione non trovano alcuna soluzione con la

semplice moltiplicazione dei consumi e con la produzione di grandi quantità di

energia, che finirebbero invece per favorire solo lo spreco e lo sviluppo di

industrie ad alto impiego di capitale e di energia per addetto.

La scelta nucleare impedisce inoltre il pieno sviluppo delle fonti

rinnovabili (in particolare eolico e solare fotovoltaico) che, al contrario di

qualche decennio fa, sono già oggi competitive sul piano dei costi e ancora di

più lo saranno fra 10 anni quando si presume che gli impianti nucleari siano

disponibili. I tentativi in corso di contenere lo sviluppo degli impianti da

rinnovabili, riducendo gli incentivi e mettendo un limite di potenza istallata

si traduce nel soffocamento dell’occupazione nel settore, che è in pieno

sviluppo, con la perdita di molte migliaia di posti di lavoro. Il settore delle

rinnovabili è fra i pochi comparti produttivi che non hanno subito i

rallentamenti dovuti alla crisi economica e finanziaria internazionale e la

scelta nucleare ne fermerebbe l’espansione.

Marzo 2011

Movimento per l’Alternativa al Nucleare

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