Il declino della Repubblica degli Stati Uniti – Johan Galtung

Che l’Impero USA stia crollando insieme alla struttura così laboriosamente costruita in Medio Oriente è chiaro, sebbene possano esserci soluzioni di ripiego. Ma la stessa Repubblica è malmessa, con la minaccia di chiusura del governo il 5 marzo p.v., come nel 1995 (crisi innescata dal governo repubblicano, che aprì le possibilità del ritorno dei democratici con Bill Clinton, ndt). Perché? Perché la comunità politica USA è inadeguata alla sfida.

E la sfida è formidabile, con un debito di 14.1 trilioni di dollari, 94% del PIL nazionale e 7% di quello mondiale che è circa 200 trilioni di $. Magra consolazione che fosse 122% dopo la seconda guerra mondiale: come fa notare Kenneth Rogoff (Washington Post, 23.02.11) allora la forza lavorativa era giovane, gli USA la maggiore potenza manifatturiera al mondo, i risparmi personali consistenti, la domanda dopo la depressione e la guerra alta. Risultato: 57% di crescita economica in sei anni. E c’erano grossi tagli alla spesa militare, avendo vinto la guerra.

Il profilo oggi è l’opposto: la forza lavoro è di età avanzata, Asia ed Europa superano gli USA nell’ industria manifatturiera salvo che per gli armamenti, i bilanci famigliari sono pesantemente indebitati, l’appetito dei consumatori è modesto, l’inflazione è bassa. E non si è vinta alcuna guerra, anzi gli USA stanno perdendo ovunque. Con il Dow Jones a quota 12.000 e la crescita stentata, un piccolo incidente può far scoppiare le bolle della finanza e del dollaro. Si profila una vendita allo scoperto di obbligazioni USA?

Con un bilancio militare oltre la metà di quello federale, la proposta guerra o welfare di Ron Paul potrebbe aggregare 100 deputati in parlamento per la riduzione della spesa militare di un terzo, di metà. Ma il complesso militare-industriale, CMI, attraverso le lobby (e le psy-op = operazioni di geurra psicologica?) è diventato un complesso militare-industriale-parlamentare, CMIP. Per i Repubblicani niente tagli al militare, forza=potere=rispetto; per i Democratici vale inoltre il forte legame con Israele. Né gli uni né gli altri sono all’altezza di una soluzione nonviolenta dei conflitti USA. La vittoria è ancora la massima priorità in agenda; e sempre più elusiva.

La soluzione Paul è vicina, ma irraggiungibile. E allora? Dei due approcci, diminuire le spese e aumentare le entrate, il primo, quello Repubblicano, è vicino e raggiungibile, ma non una soluzione.

Tagliare i bilanci pubblici federale-statali-locali vuol dire eliminare posti di lavoro proprio quando sono quanto mai necessari. Eppure la maggioranza Repubblicana alla Camera, per via dell’incompetenza di Obama nel trattare il suo capitale politico, ha null’altro che le solite vecchie risposte: meno governo, minori tasse, apparato militare sacrosanto; nonostante la privatizzazione, i tagli alle tasse e le rovinose guerre di Bush jr., che hanno portato gli USA vicino al fallimento economico. Vi si aggiunga il blocco all’assicurazione sanitaria per la copertura dell’aborto, quando invece dovrebbero concentrarsi a rendere più efficace la spesa sanitaria di 2.5 trilioni di dollari – 1/6 del PIL. Hanno perfino tagliato l’Istituto USA per la Pace, un braccio moderato della politica estera USA, risparmiando 42 milioni di dollari, ossia tre ore di guerra afghana.

Se gli USA disponessero di un sistema multipartitico con social-democratici e verdi e non due reliquie del XIX secolo, si proporrebbe facilmente l’idea dello stimolo ai più bisognosi. Sollevarli dalla miseria a una qualche capacità di generare reddito – che moltiplicata per milioni quanti sono vorrebbe dire crescita generale – servirebbe sì alla crescita. Ma quest’opzione si perde nel dibattito su chi ne ha diritto, espressione USA per solidarietà social-democratica, e ha comunque pochi portavoce. Come la produzione verde di tecnologia verde, per gli USA e per l’esportazione. La Cina fa l’una e l’altra; un sistema monopartitico basato su intellettuali più aggiornato di un sistema bipartitico che non vive nel XXI secolo.

Il sistema, rivolto ai ricchi e non ai poveri, è inadeguato alla sfida, e la democrazia locale USA a favore dell’auto-sufficienza (self-reliance) non è decollato. Da parte dei Democratici c’è stato un segno di vita: la rivolta del Midwest – prevista due settimane fa in questi editoriali – ha colpito attraverso il rifiuto di garantire il quorum alle assemblee legislative statali rifugiandosi in un altro stato. Si tratta di una strategia difficilmente sostenibile, ma sono in ballo il diritto di contrattazione collettiva e 12.000 posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Possono anche avere approfittato di tale diritto in modo sproporzionato, ma quello è un argomento per riaprire i negoziati, appellandosi al comune interesse nel mantenere a galla la propria repubblica.

Frattanto, l’Impero affonda, aggravando i problemi.

Un impero puntella le élite locali per fornire risorse a buon mercato e agevolare gli investimenti, come Gamal, figlio di Mubarak, al lavoro per Bank of America, come le autarchie arabe che forniscono benzina a prezzi bassi, pre-1973, sotto i 100 $ al barile. Non avverrà più. Prezzi degli idrocarburi in aumento, nessun trasporto pubblico, investimenti per una crescita effettiva in calo. Una nuova guerra per il petrolio?

Un impero puntella le élite locali perché controllino con la repressione e l’uccisione. Non avverrà più. Nessuno in Somalia e Yemen svolgerà più quel lavoro per gli USA, né in Tunisia, né in Egitto. I nazisti si basarono su Mussolini per tale funzione in Italia; fu deposto da un apparato militare alienato, lasciando i combattimenti ai tedeschi. Gli USA possono permettersi una cosa del genere?

Un impero puntella le élite locali perché diffondano la propria visione sugli affari e sull’economia, su chi sia amico o nemico; come quando la CIA usò un ambasciatore tunisino in Polonia – Ben Ali – come intermediario con Walesa-Solidarnosc. Non avverrà più.  E’ in arrivo una nuova partita con nuove carte.

Puntellare? – non facendo nulla quando tali élite derubano e torturano la loro stessa gente. Gli USA non protestarono quando il regime post-scià di Khomeini uccideva i loro comuni nemici, i comunisti, né quando, per dire, gli autocrati dell’OLP attaccarono i “fondamentalisti”. Nuovi regimi attaccheranno i loro sfruttatori, repressori, alienatori.  L’Islam sarà in; ma non così drammaticamente come dopo l’occidentalizzazione-zoroastrismo dello scià.

C’è Islam e Islam. Forse in Iran importa una fede corretta; in Arabia Saudita, la stabilità – gli USA sono obbligati a difendere la casa reale contro il suo popolo – in Egitto, più un comportamento moralmente corretto; in Turchia, è essenziale la compatibilità dell’Islam con democrazia-parlamentarismo.

Gli USA sanno gestire tutta questa varietà? Non c’è ritorno al passato. I successori possono alzare la posta, i Khomeini non sono in vendita. Emergeranno nuovi Iran, ma anche nuove Turchie, e USA-Israele farebbero bene a non rifiutare le seconde. E avere MexUSCan (Messico-USA-Canada) come posizione di ripiego per gli USA, sollevando il livello sociale di coloro che stanno più in basso.

Washington, DC 28.02.11

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: The Decline of the US Republic?

http://www.transcend.org/tms/2011/02/the-decline-of-the-us-republic/

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