Ecoprofughi. Migrazioni forzate di ieri, di oggi, di domani – Recensione di Nanni Salio

Valerio Calzolaio, Ecoprofughi. Migrazioni forzate di ieri, di oggi, di domani, NdA Press, Cerasolo Ausa di Coriano (Rimini) 2010, pp. 288, euro 18

Bene ha fatto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a richiamare il governo dal creare un allarmismo infondato sui pericoli di un incontrollato esodo migratorio dalla Libia che, semmai, come vedremo più avanti, dovrebbe essere lanciato per tempo a proposito delle migrazioni prossime future degli “ecoprofughi” climatici. Il monito del Presidente si basava solo sull’elementare buon senso. E’ infatti improbabile che egli avesse avuto modo di leggere il libro scritto pochi mesi prima da Valerio Calzolaio sulle migrazioni. Certamente ne avrebbe tratto ulteriori argomenti a sostegno del suo intervento.

La tesi di fondo di Calzolaio è che le migrazioni ci sono sempre state in passato e molto probabilmente ci saranno anche in futuro. L’autore esplora con ricchezza di dati lo spazio-tempo globale, dall’antichità ai giorni nostri, spingendosi sino a un futuro talmente lontano da porre come necessità una eventuale migrazione fuori dal nostro pianeta.

Nella prima parte del libro, il fenomeno delle migrazioni è inquadrato nel più ampio contesto dell’ecosistema terrestre e della comparsa della vita sul pianeta: una piccola guida di studio a problemi di ordine generale, arricchita da un’ampia bibliografia.

Nella seconda parte, anch’essa integrata da una ricca bibliografia, il fenomeno delle migrazioni viene analizzato esplicitamente in tutte le sue diverse manifestazioni: migrazioni forzate dovute ai cambiamenti climatici; ecoprofughi, ruolo delle Nazioni Unite e come argomenta l’autore ampliando il concetto di unità e superando quello di nazione: “popoli uniti, per gli umani uniti”. Si potrebbe andare oltre e unire tutti gli esseri viventi, in particolare quelli senzienti (anch’esse migranti), superando le barriere dello specismo.

Gli effetti del global change sono già evidenti e, sommati all’enorme impatto che la specie umana ha sulla vita del pianeta Terra, stanno accelerando la “sesta estinzione” che minaccia la sopravvivenza stessa del genere umano. Se mai questo dovesse avvenire, e potrebbe verificarsi in tempi relativamente brevi, non ci saranno luoghi sicuri in cui migrare. Ma una cosa è certa, come documentano tra gli altri gli autori dell’articolo “I rifugiati del clima” (Le Scienze, marzo 2011, pp. 82-89):

“le variazioni nell’intensità delle piogge e nel livello dei mari causeranno migrazioni di massa senza precedenti nella storia dell’umanità”, avvalorando purtroppo le peggiori prospettive evidenziate nel lavoro di Valerio Calzolaio.

Intanto, le ribellioni che percorrono ogni angolo del mondo, dal Maghreb all’Asia, dall’America Latina all’Africa all’ Europa sino agli Stati Uniti, sono una manifestazione della insostenibilità globale e locale dell’attuale sistema economico-politico-sociale-ambientale-alimentare.

Il tempo stringe, le alternative esistono, ma richiedono interventi tempestivi, prima che sia troppo tardi.

2 marzo 2011

Pubblicata sulla Newsletter del Centro Studi Sereno Regis, N. 2011/08 – venerdì 4 marzo 2011


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