Mandiamoli a casa – Recensione di Laura Operti

La problematica relativa alla società interetnica continua in Italia a essere oggetto di riflessioni, studi e iniziative di accoglienza/integrazione da una parte, e polemiche, scontri, azioni di contrasto dall’altra: successi e tragedie. Le cronache si occupano più delle seconde.

Il breve documentario Mandiamoli a casa, i luoghi comuni,  nato da un’idea di Sara Marconi  e Francesco Mele, con la fotografia e il montaggio di Federico “testardo” Tonozzi,  vuole essere  uno strumento di lavoro per affrontare il tema del pregiudizio, dei luoghi comuni che come macigni cadono sulla testa delle persone e in certi casi pare non ci sia verso di smuoverli. Ma è anche l’ occasione per una descrizione della vita di tre donne egiziane Eman, Mona, Asmaa,  in un quartiere di Torino,  come se ne trovano tanti, in tante città, dove vivono insieme cittadini italiani e cittadini provenienti da altri paesi del mondo, pacificamente, con gusto della vita, con prospettive per il futuro attraverso i bambini e non solo .

Quali sono i luoghi comuni più diffusi?

“Vengono tutti qui “

“Quelli che vengono sono i peggiori”

“Vengono qua e ci rubano il posto di lavoro “

“Non facciamogli costruire le moschee, perché ai loro paesi non ci fanno costruire le chiese”

“Ci portano via le nostre donne“

Nel documentario vengono date risposte con schede  statistiche a queste affermazioni che sono  patrimonio “culturale” (sic!)  di coloro “sempre”ostili a qualunque” ibridazione “ possa avvenire nel corso  della storia.

Tra un quadro e l’altro, l’azione scenica del Coro Cantabile zero 18 diretto da Giorgio Guiot .

Questi intermezzi  quasi teatrali e anche il tema stesso del lavoro, mi hanno fatto pensare al film Je n’ai jamais vu de marocaines a vélo di Leila Hourai e Mourad Hallouche, girato in Belgio, che avevo  visto al Festival Image du Monde Arabe organizzato dall’Institut de Monde Arabe, IMA,  di Parigi nel 1992. Anche qui sono donne  giovani,  che  parlano di sé in un ambiente insolito, quello di un atelier teatrale che le vede protagoniste di uno spettacolo realizzato in uno sforzo di emancipazione, rispetto agli stereotipi semplicistici sulla donna di origine araba diffusi anche in Belgio, paese pieno di contraddizioni, ma indiscutibilmente di più  lunga stagione d’ immigrazione rispetto all’Italia.

Passano i decenni, alcune cose si muovono, altre fanno passi indietro, ma circa i luoghi comuni, i pregiudizi  si è sempre fermi lì. Ben venga dunque Mandiamoli a casa, girato nel quartiere di San Salvario, che potete trovare in rete: mandiamoliacasa-torino.blogspot.com. Diffondetelo!

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