Le suore e la Resistenza – Recensione di Nanni Salio

Giorgio Vecchio, a cura di, Le suore e la Resistenza, Ambrosianeum, Milano 2010

La figura e l’opera delle religiose è poco conosciuta e poco esplorata anche da parte chi svolge ricerca storica. Merito di questo lavoro coordinato da Giorgio Vecchio, ordinario di storia contemporanea all’Università di Parma, è quello di aver portato a conoscenza episodi poco noti, ma di grande importanza che permettono di arricchire le ricerche che da tempo conduciamo presso il Centro Sereno Regis sulla Resistenza Civile durante il fascismo.

Tra i fautori della cultura della nonviolenza si sostiene la possibilità, oltre che la necessità, di forme di lotta e di resistenza civile, non armata, nonviolenta, durante situazioni di conflitto sia all’interno di un paese, sia tra stati.

Aggiungere nuovi lavori a questa impresa è particolarmente importante. Si viene allora a sapere che in varie località del Piemonte, a Milano, Brescia, Vicenza, in Toscana, ad Assisi, a Roma, ci sono state attività di resistenza, in larga misura rivolte al salvataggio di ebrei fuggiaschi, salvati dallo sterminio, ma non solo.

Le suore si prodigarono in modi diversi, sia nei conventi sia negli ospedali, per nascondere gli ebrei, curare i detenuti politici, spesso feriti e con gravi conseguenze dovute alle torture subite, e per favorirne la fuga quando possibile. Non senza incorrere in pericoli. Alcune di loro furono interrogate dalla polizia politica fascista e nazista e in qualche caso arrestate e tenute in prigione per più giorni, come accadde a Milano il 17 luglio 1944, quando la madre superiora delle Suore della Carità venne portata nelle carceri di San Vittore per un interrogatorio e condotta in cella, dove la raggiunsero pochi giorni dopo altre due consorelle. Le tre suore furono liberate solo dopo l’intervento del cardinale Schuster (p.107).

Già si avevano notizie di forme di resistenza compiute da parte di esponenti del mondo religioso, ma molti episodi, come quelli raccolti in questo volume, erano rimasti inesplorati. Ogni anno, all’avvicinarsi della “giornata della memoria”, qualcuno supera la propria riservatezza personale e racconta storie inedite che permettono di ricostruire man mano pagine che altrimenti andrebbero smarrite.

E’ questo l’insegnamento che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni: se è stato possibile resistere in modo nonviolento allora, in condizioni di enorme difficoltà e pericolo, lo è a maggior ragione oggi in un periodo in cui godiamo di una relativa libertà di azione.

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