Racconto di una guerra a millanta mila miglia – Recensione di Sebastiano Velio Picchioni

Simone Cristicchi, Li Romani in Russia, Rizzoli, Milano 2010, pp. 94, € 17,00, interamente illustrato a colori

Racconto di una guerra a millanta mila miglia…

questo il sottotitolo (nonché ultimo ricordo di un soldato morente) del graphic poem presentato da Simone Cristicchi, di cui esiste anche un adattamento teatrale firmato da Alessandro Benvenuti.

Se ci fosse un momento nella nostra giornata, magari particolarmente freddo, in cui viene voglia di ridere amaro, con un retrogusto di sdegno storico, allora questo crudo fumetto farebbe al caso nostro.

La scelta del «romanaccio» in rima cala immediatamente chi legge nella dimensione reale di quella guerra fatta di giovani partecipanti e donne che rincorrono treni in partenza.

Il protagonista, ormai anziano, tiene infatti a precisare la sua tendenza culturale, informando i figli dell’importanza del contenuto sulla forma: «…perché lui [gioacchino belli] te ritratta ar naturale la vera storia de la pora gente».

La storia è cadenzata da un «fumettato» Cristicchi che ascolta sconsolato Radio Balilla, ricordandoci che nessuno in Italia era a conoscenza di quanto stesse accadendo ai soldati in Russia.

Due episodi in particolare danno tono (tono tagliente e sottilmente politically scorrect dato a monte da Elia Marcelli) a tutto il fumetto: la visita alle truppe da parte di «er principe umbertino», in cui con l’ironia tipica dei romani, i soldati, che dovrebbero chiamarlo altezza, fanno notare al caporale che dovrebbero chiamarlo «sua bassezza»; l’altro è a mio parere il momento più triste di tutto il racconto, proprio per l’innata innocenza degli animali coinvolti nelle guerre: la progressiva morte dei muli da trasporto che si lasciano cadere stremati e si chiedono perché nessuno li aiuti dopo tutto quello che hanno sopportato.

Forse il protagonista (nonché autore del romanzo di partenza) ha veramente ragione quando si riferisce a «..l’antri poeti, nun je frega gnente […] e lèccheno er gregorio a chi è potente» perché io personalmente nei miei anni di scuola alcuni fatti non li ho mai sentiti, perché come allora non facevano comodo, così è tuttora.

Quindi il racconto diventa anche una scheda storica da far leggere agli studenti (e relativi insegnanti) su come non tutta la storia sia storica, sia verità stabilita.

La quasi assenza di sfondi e la lieve deformazione di volti e proporzioni dei personaggi, danno risalto ai sentimenti e alle splendide rime di Marcelli, il tutto accompagnato da colori pastello che già da soli scrivono versi. L’introduzione di Marcello Teodonio, può diventare anche una post-fazione per i velocisti, è scritta talmente bene… Per chi è «de roma» sentirà ancora più suoi i personaggi, nel momento della partenza da Roma, quando si lasciano andare a malinconiche descrizioni della loro città che si allontana.

Da non far leggere ai bambini, ma agli adolescenti subito, senza nemmeno leggerlo prima, assicurato.

«quanno la mano je cascò sur ghiaccio,
”a’ gì, me senti?! – urlavo disperato –
assassini!! ma pe’ cristaccio,
sei nato ieri, e già t’hanno ammazzato!…”»

Recensione di Sebastiano Velio Picchioni

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